Giocattoli per anziani, le versioni per combattere isolamento e demenza

Allenare la mente e combattere la solitudine. Negli Usa è boom di giocattoli per anziani, novità oppure versioni aggiornate di quelli già diffusi per bambini. Nonostante un calo nelle vendite dell’8 per cento, l’industria del settore ha registrato importanti valori negli acquisti dei nonni non soltanto per i nipoti, ma anche per sé stessi. Il 5 per cento dei prodotti è finito nelle mani degli adulti, in crescita rispetto al 2022. Per questo, le grandi aziende come Hasbro e Relish, hanno lanciato nuovi giocattoli pensati per chi ha più di 65 anni, molti dei quali acquistabili anche in Italia. Numerosi anche gli sconti durante la settimana del Black Friday.

Alleviando la solitudine e stimolando la memoria, alcuni giocattoli aiutano gli anziani a combattere l'età. I migliori prodotti.
La collezione Joy for All per anziani (Ageless Innovation, Instagram).

Da Scarabeo a Life, Hasbro reinventa i giocattoli con versioni per gli anziani

Fra le più attive nel settore dei giocattoli c’è Hasbro, che ha annunciato una partnership con Ageless Innovation, una global company che punta sul potere del gioco per invecchiare positivamente. Dalla loro collaborazione sono arrivate nuove versioni di tre classici giochi da tavolo, ossia Scarabeo, Trivial Pursuit e The Game of Life. Con l’intento di favorire l’utilizzo per gli Over 65, sono disponibili da giugno 2023 anche prodotti con pezzi da gioco più grandi e facili da afferrare, dimensioni dei caratteri maggiori nonché vari riferimenti che si rivolgono a tutte le età. Per esempio, come ricorda Associated Press, in base all’età del giocatore le risposte di Trivial Pursuit possono indicare la danza zumba o l’allenatore Jack LaLanne, il guru del fitness statunitense scomparso nel 2015.

I prodotti di Hasbro hanno così arricchito la collezione Joy for All di Ageless Innovation che comprende una serie di giochi di carte simili a Memory. Richiede infatti di trovare il collegamento fra due oggetti relativi a differenti epoche del passato e del presente, tra cui per esempio un telefono fisso e uno smartphone. Sugli scudi anche gli animali robot, disponibili anche per l’Italia sul sito ufficiale e su Amazon. Si possono comprare un gatto o un cane, che replicanno fedelmente movimenti e comportamento di un esemplare reale, regalando un po’ di compagnia e affetto al proprietario. Il felino robotico, per esempio, miagola, fa le fusa e risponde alle coccole dell’utente avvicinandosi alle mani o alle gambe. Il prezzo per l’acquisto online è di 160 euro. Ne bastano invece 61 per un uccellino animatronic che cinguetta e rompe il silenzio in casa.

Giochi di carte, scacchi e cruciverba: come stimolare la mente divertendosi

Su Amazon è disponibile un vasto assortimento di giocattoli e giochi da tavolo adatti anche agli anziani. Un esempio è l’All About Us di Relish. Si tratta di una versione progettata per chi soffre di demenza, che però può riunire tutta la famiglia. Per partecipare è sufficiente lanciare un paio di dadi e scegliere una carta, che indica un decennio della storia recente. Tramite alcuni spunti, bisogna porre una domanda agli avversari e chiedere loro di raccontare un ricordo della loro esperienza. In Rete è possibile acquistare anche gli scacchi per allenare la memoria di Eachhaha in legno, disponibili in più versioni. Seppur pensati per i bambini, sono utilissimi anche per gli anziani aiutandoli a rallentare l’invecchiamento e a mantenere alta la coordinazione occhio-mano, divertendosi assieme ai nipoti. Online ci sono poi anche diversi cruciverba e puzzle di forme e contenuto differente.

La temperatura media globale ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali

La temperatura media globale sta crescendo a ritmi sostenuti. Venerdì 17 novembre, per la prima volta, ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali, risalenti al periodo fra il 1850 e l’inizio del XX secolo. Ad affermarlo è il nuovo rapporto del Copernicus Climate Change Service con sede in Europa, condiviso sulla piattaforma X dalla vicedirettrice Samantha Burgess. «Non significa aver violato l’Accordo di Parigi», ha poi aggiunto la dottoressa alla Cnn. «Evidenzia però che ci stiamo avvicinando ai limiti massimi con frequenza costante». L’allarme arriva a due settimane dall’inizio della Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre. Urge un intervento immediato al fine di evitare ripercussioni forti e irreversibili sulla Terra. Occorre sottolineare però come i dati siano ancora preliminari e necessitino di altre conferme con studi e misurazioni previsti per il prossimo futuro.

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Temperatura globale, l’Accordo di Parigi è ancora possibile

Nel suo post su X, Burgess ha confermato che la temperatura registrata venerdì 17 novembre è la più alta della storia. Un’analisi che conferma il precedente report di Copernicus che, a inizio novembre, aveva già identificato il 2023 come l’anno più caldo di sempre. «I valori sono stati, in media, 1,17 gradi superiori al periodo fra il 1990 e il 2020», ha sottolineato la vicepresidente Burgess. «Rispetto all’era preindustriale, prima che l’uomo iniziasse a bruciare combustibili fossili e alterare il clima naturale, parliamo di 2,06 gradi in più». Gli esperti hanno sottolineato come si tratti di un superamento temporaneo e non implica che si assisterà a un riscaldamento permanente dell’atmosfera. È tuttavia un indizio allarmante che conferma gli effetti della crisi climatica in corso sul pianeta.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Una ragazza in Brasile cerca ristoro dal caldo torrido (Getty Images).

Il superamento di 2 gradi della temperatura rispetto all’epoca preindustriale mette dunque a repentaglio il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima stipulato nel 2015. Allora, le superpotenze del mondo si imposero di limitare le emissioni di gas serra al fine di contenere il surriscaldamento globale sotto 1,5 gradi rispetto al periodo 1850-1900. «I nuovi dati non indicano una violazione», ha spiegato Burgess alla Cnn. «Tuttavia evidenziano un peggioramento. Possiamo infatti aspettarci una frequenza crescente di giorni con una simile temperatura media globale nei prossimi anni». Un timore condiviso anche dall’Organizzazione climatica mondiale, secondo cui il pianeta potrebbe superare costantemente la soglia massima già entro il 2027 per via di una combinazione fra il fenomeno del Niño e l’inquinamento. «C’è ancora tempo per intervenire, ma bisogna farlo al più presto».

Incendi e inondazioni, gli effetti del surriscaldamento nel 2023

L’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali sta causando una lunga serie di eventi meteorologici estremi. Gli incendi alle Hawaii e le tempeste sul Mediterraneo, senza dimenticare le inondazioni in Nord America, sono però solo la punta dell’iceberg. In aumento le possibilità di un collasso delle calotte polari, con relativo innalzamento dei livelli del mare ed estinzione di massa di tutte le barriere coralline. Difficile, in tal caso, anche l’adattamento per umani ed ecosistemi. «Il superamento dei 2 gradi era prevedibile», ha detto Richard Allan dell’Università di Reading. «Dobbiamo limitare i gas serra». Stando all’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, però, l’attuale impegno non è sufficiente. Per sperare di contenere il surriscaldamento globale, tutti gli Stati dovrebbero dimezzare le emissioni entro il 2030. Al ritmo attuale, però, anche se tutti rispettassero i propri impegni, l’inquinamento sarà il 9 per cento superiore al 2010.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Un termometro segna 40 gradi a Roma a giugno (Getty Images).

Everton penalizzato in Premier: City e Chelsea rischiano la retrocessione?

Pugno duro della Premier League nei confronti dell’Everton. Il club di Liverpool è infatti stato penalizzato di 10 punti in classifica per aver violato il fair play finanziario, sforando i parametri imposti dal regolamento di circa 20 milioni di sterline (23 milioni di euro). È la prima volta che nel massimo campionato di calcio inglese si va incontro a una punizione simile per tali irregolarità. Con la nuova classifica, con appena quattro punti l’Everton è sprofondato dal 14esimo all’ultimo posto alla pari del Burnley. La sentenza storica tuttavia fa aleggiare lo spettro di una pesante penalizzazione anche per il Manchester City e il Chelsea. I vincitori della Champions League 2022, come emerse a febbraio 2023, avrebbero violato le regole finanziarie per nove anni di fila dal 2009 al 2018. Per i Blues si parla di pagamenti irregolari durante la presidenza di Roman Abramovich.

L'Everton è stato penalizzato di 10 punti in classifica per violazione del fair play finanziario. Spettro retrocessione per Chelsea e City.
Roman Abramovich nel 2021 con la Champions League (Getty Images).

Everton, il comunicato della Premier League e la reazione del club

«Il club ha ammesso di aver violato il PSR (regole di redditività e sostenibilità della Premier, ndr.) durante la stagione 2021-22», si legge nel comunicato ufficiale della Lega. «La Commissione ha determinato che le perdite nel periodo ammontavano a 124,5 milioni di sterline (142 milioni di euro), che superano la soglia consentita pari a 105 milioni. Imposta pertanto una sanzione sportiva sotto forma di una penalizzazione di 10 punti, che avrà effetto immediato». Non si è fatta attendere la reazione dell’Everton che ha già annunciato di voler fare ricorso con un comunicato sul sito ufficiale e sulle pagine social. Rilasciato anche un video in cui Colin Chong, Ceo del club, sottolinea gli stessi concetti. «Siamo scioccati e delusi», recita la dichiarazione. «Si tratta di una pena del tutto sproporzionata e ingiusta. La durezza e la severità della Commissione non riflettono in modo ragionevole le prove presentate».

Manchester City e Chelsea, a rischio anche le big della Premier League?

La penalizzazione dell’Everton potrebbe far tremare anche i campioni in carica del City e il Chelsea. «Mi sembra una pena severa per l’Ffp», ha spiegato al Daily Mail Stefan Borson, ex avvocato della squadra di Manchester vincitrice del Treble. «Rafforza però il fatto che le sanzioni contro Citizens e Blues potrebbero indurre alla retrocessione in Championship». Il legale ha ipotizzato l’arrivo di novità per gennaio 2024, ma al momento è impossibile trarre conclusioni. Lo spettro di una clamorosa discesa nella Serie B britannica per i due club però potrebbe materializzarsi sempre più rapidamente. La società in mano allo sceicco Mansur infatti potrebbe aver commesso gli stessi illeciti dell’Everton addirittura per nove stagioni e per cifre molto più ampie. «Allarmante o meno, la portata delle accuse potrebbe indurre alla retrocessione», ha spiegato Borson.

Come ha riportato anche il Sun, il Manchester City avrebbe infatti sovrastimato le entrate dagli sponsor con denaro proveniente dai proprietari piuttosto che dalle partnership con aziende di Abu Dhabi. Sotto accusa anche lo stipendio di Roberto Mancini, sulla panchina dei Citizens dal 2009 al 2013, raddoppiato tramite un accordo segreto con un club degli Emirati Arabi. Per quanto riguarda invece il Chelsea, i media britannici hanno riportato le accuse di presunti pagamenti di Roman Abramovich tramite una serie di proprietà offshore. I nuovi proprietari sarebbero anche venuti a conoscenza di «vari report finanziari potenzialmente incompleti» legati all’era del magnate russo. Intanto però tutto tace, tanto che secondo alcuni tabloid il caso potrebbe richiedere anche diversi anni. Per l’Everton però sono bastati pochi mesi.

YouTube, nuove regole per le nudità in allattamento e danze sensuali

YouTube ha allentato le sue regole in merito alla monetizzazione dei video che contengono nudità. L’elenco dei filmati idonei per generare introiti pubblicitari infatti comprende anche quelli che mostrano i capezzoli del seno durante l’allattamento e le immagini che presentano danze sensuali come il twerking e il grinding. La piattaforma di proprietà di Google ha anche rilasciato una clip dove Conor Kavanagh, responsabile per le politiche di monetizzazione, spiega nel dettaglio i principali aggiornamenti relativi alle linee guida per tutta la community. Restano infatti importanti restrizioni, soprattutto per quanto riguarda i filmati che mirano a enfatizzare contenuti sessualmente espliciti e volgari.

Monetizzazione attiva per i video che mostrano nudità durante l'allattamento oppure per le danze twerking e grinding. Le regole di YouTube.
YouTube ha modificato le sue linee guida per la community (Getty Images).

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Dall’allattamento al twerking, le nuove linee guida di YouTube sulle nudità

Come si legge sul blog ufficiale della piattaforma, nonostante l’allentamento YouTube ha mantenuto alcune restrizioni importanti. Per quanto riguarda l’allattamento, infatti, è fondamentale che nel video sia presente un bambino. In tal caso, sarà possibile monetizzare anche se nell’inquadratura sono visibili i capezzoli, prima invece vietati. Passando invece ai filmati coreografici di danza, la piattaforma ha deciso di consentire anche il twerking e il grinding oltre a una serie di «balli sensuali». Resteranno però interdette inquadrature intenzionali e ricorrenti di seno, glutei e genitali, movimenti che imitano l’atto sessuale nonché un vestiario «estremamente minimal». YouTube non ha però specificato quali siano i limiti per definire l’abbigliamento consono o meno alla monetizzazione online. «Come sempre, tutti i contenuti dovranno rispettare le regole della community», ha concluso Kavanagh.

Per quanto riguarda la nudità in generale, invece, non ci sono limitazioni per quanto riguarda espressioni di stampo artistico come sculture, schizzi e bozzetti nonché immagini al computer che coinvolgono le intimità illustrate. Consentiti anche abiti traslucidi o trasparenti per seni e décolleté femminili, glutei e torsi maschili «a patto che siano in contesti appropriati come passerelle di moda, esami medici e spiagge». È possibile poi mostrare anche il fondoschiena con vestiti trasparenti purché non rappresentino «il punto focale del video» e non siano «indirizzati per un contenuto sessualmente esplicito». Esclusi dall’elenco filmati, documentari e reportage legati all’industria del sesso, alle sex worker o contenenti immagini pornografiche. Nella danza, si bandiscono infine twerking e grinding se uno dei partner mette le mani sotto i vestiti dell’altro oppure ci sia uno zoom deliberato sulle parti intime.

The Crown 6 stroncata dalla critica internazionale

È disponibile dal 16 novembre la prima parte di The Crown 6, ultima stagione della serie Netflix che segue gli eventi attorno alla famiglia reale britannica. Online le prime quattro puntate, mentre le restanti sei che condurranno all’atteso finale usciranno il 14 dicembre. In attesa di scoprire i dati degli ascolti in streaming, l’epilogo della storia scritta da Peter Morgan deve fare i conti con la spietata critica internazionale, che ne ha bocciato quasi in toto gli episodi inaugurali. Dura soprattutto la stampa britannica, che ha recensito The Crown 6 con votazioni pienamente insufficienti, parlando di «cattiva scrittura» e di «fallimenti formali». C’è però anche chi ha riservato parole al miele, ricordando «scene commoventi e indimenticabili».

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The Crown 6, la critica britannica ha stroncato la serie Netflix

Particolarmente duri il Telegraph e il Guardian, che hanno attribuito rispettivamente due e una stella su cinque a The Crown 6, «una serie ossessionata dal fantasma di Lady Diana». Le prime puntate della sesta stagione, infatti, raccontano gli eventi attorno alla morte della principessa del popolo, pur non mostrando mai l’incidente a Parigi. Tuttavia, l’ex moglie di Carlo appare continuamente sotto forma di spettro o visione alla Royal Family, confortando i figli e l’erede al trono nonché dando consigli persino alla regina Elisabetta II. «Il bizzarro fantasma di Diana rappresenta la disperazione dello sceneggiatore», ha scritto la stampa britannica. «La serie ha iniziato a vacillare già durante la terza stagione, per poi perdere l’equilibrio nelle due successive», ha ricordato il Telegraph. «Ora sta invece precipitando nell’abisso».

Troppe inesattezze storiche e una scrittura scadente. La stampa britannica ha stroncato la serie The Crown 6, dal 16 novembre su Netflix.
Il poster ufficiale della serie The Crown 6 (Netflix, Facebook).

Contrariamente alla narrazione, i media inglesi hanno però elogiato le performance degli attori. Sugli scudi per il Times, curiosamente, proprio la performance di Elizabeth Debicki, che veste i panni di Diana. «La sua empatia nel ritrarre le ultime otto settimane della principessa è straordinaria», si legge nella recensione. Le star della serie rappresentano il punto di forza anche per Empire che, assegnando quattro stelle su cinque a The Crown 6, ha descritto le quattro puntate iniziali come «un mix di lacrime, filmati realistici e fantasmi per piangere ancora una volta la principessa». Sulla produzione Netflix si è espresso anche il Financial Times che per un giorno ha abbandonato l’economia per raccontare lo show del momento, descritto però come «privo di ispirazione».

Non solo il fantasma di Lady D, sotto accusa anche inesattezze storiche

Non sono mancate anche alcune precisazioni circa importanti incongruenze con la realtà. «Come storica, a volte mi è venuto da piangere», ha raccontato Kelly Swaby, esperta della Royal Family, alla Bbc. «La gente si aspetta un elevato grado di precisione, data la qualità eccelsa della produzione. Qualche licenza artistica di troppo però c’è, scaturita dal fatto che nessuno sa come sono andati gli eventi a corte». Per esempio, non è noto come l’allora principe Carlo abbia comunicato ai figli la notizia del decesso di Lady D. Sotto accusa poi anche l’immagine di Mohamed Al-Fayed, padre di Dodi che intraprese una relazione con Diana. «The Crown sostiene che abbia organizzato lui la storia d’amore, ma è una totale assurdità», ha detto a Deadline Michael Cole, ex portavoce dell’imprenditore egiziano. «Era felice di quel rapporto, ma non ha imposto la loro unione».

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Le microplastiche possono influenzare il clima terrestre

Grandi quanto un chicco di sesamo, le microplastiche hanno invaso l’intero pianeta. Grazie a dimensioni non superiori ai cinque millimetri, si trovano in acqua, aria e cibo, persino nel sangue umano. Un team di scienziati dell’American Chemical Society ha scoperto che possono anche influenzare il clima terrestre. Analizzando una serie di campioni prelevati su una montagna della Cina, gli esperti hanno infatti ipotizzato che potrebbero giocare un ruolo cruciale nella formazione delle nubi. «Le particelle aerodisperse possono percorrere lunghe distanze e subire diversi processi», hanno scritto gli studiosi. «Sappiamo ancora molto poco sulle interazioni tra microplastiche e condizioni meteo».

Le microplastiche sono il collante per il vapore acqueo delle nuvole

La ricerca, disponibile integralmente sulla rivista Environmental Science & Technology Letters, ha analizzato i campioni di alcune nubi sulla cima del monte Tai, in Cina. Tracciando il percorso che le microplastiche hanno effettuato per raggiungere un’esatta posizione geografica, si è potuto scoprire un dettaglio finora sconosciuto sul loro possibile coinvolgimento nella meteorologia. Le nubi infatti, come ha spiegato la Cnn, si formano quando il vapore acqueo si tramuta in milioni di goccioline d’acqua che si aggregano fra loro. Per farlo, necessitano di un collante che di solito è rappresentato da polvere e cenere oppure dallo stesso sale marino che evapora dagli oceani. Gli scienziati hanno però intuito che le microplastiche si stanno aggiungendo all’elenco. Nello specifico, provengono dalle vicine metropoli cinesi dell’entroterra, vittima di un alto livello di inquinamento nell’aria e nel suolo. Sollevate dal vento, le particelle hanno potuto raggiungere anche le montagne.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Una tipica microplastica sul palmo di una mano (Getty Images).

Sfruttando la loro proprietà idrofila, tipica degli elementi attratti dall’acqua, le microplastiche si attaccano alle goccioline d’acqua, formando così una catena che poi forma le nubi. Il processo, come hanno spiegato gli scienziati, è simile alla propagazione di un incendio in un campo. Come una scintilla può far bruciare un’intera foresta, così le microplastiche impattano sull’atmosfera originando precipitazioni e fenomeni temporaleschi. Numerose però sono ancora le domande senza risposta. Non si è ancora capito se una maggiore concentrazione di microplastiche possa portare alla formazione di maggiori nubi nel cielo né se tale eventualità possa incentivare la crisi climatica già in corso. Ulteriori ricerche già in programma per il prossimo futuro aiuteranno gli scienziati a comprendere il fenomeno.

Dal cibo all’acqua, dove si trovano e come si formano le microparticelle di plastica

Le microplastiche hanno solitamente la dimensione di 100 micrometri, ossia 0,1 millimetri, ma possono anche raggiungere il mezzo centimetro. Si tratta di particelle minuscole, spesso impercettibili all’occhio umano, che si formano quando la plastica usata quotidianamente si decompone o si consuma in pezzi più piccoli. «Sono ovunque», ha spiegato la dottoressa Judith Enck del Beyond Plastics, progetto statunitense che lavora contro l’inquinamento. «Si trovano nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel cibo che consumiamo ogni giorno». Più le microplastiche sono piccole, più è facile che penetrino nei vari cicli ambientali e finiscano nel corpo umano. Sebbene i loro effetti sulla salute non siano ancora chiari, una ricerca su Publimed del marzo 2023 ha supposto che possono causare danni preoccupanti tra cui malattie polmonari e tumori del sangue.

Secondo uno studio americano, le microplastiche fungono da collante per il vapore acqueo nella formazione delle nubi. Influenzando il clima.
Le microplastiche viste al microscopio (Getty Images).

Jannik Sinner e il 2023 da record: trofei, patrimonio e stipendio del tennista

Il best ranking, quattro titoli Atp e la semifinale a Wimbledon. Il 2023 di Jannik Sinner è già indimenticabile, tanto da averlo reso non soltanto uno degli italiani più vincenti nella storia del tennis, ma anche uno dei più ricchi. Il successo alle Atp Finals di Torino contro Novak Djokovic, che lo ha lanciato verso la semifinale del prestigioso torneo dei maestri della racchetta, gli ha consentito di incassare altri 390 mila dollari (al cambio attuale, circa 360 mila euro), in palio per ogni successo nella competizione. A questi si aggiungono i 300 mila euro per la partecipazione, garantiti a ciascun giocatore a patto che prenda parte a tutti e tre gli incontri del suo girone. Ancora imbattuto, a 22 anni Sinner potrebbe aggiudicarsi – in caso di vittoria nella finale del 19 novembre – un montepremi di 4,4 milioni di euro. «Non mi interessano i soldi», ha detto però lui a Sette, settimanale del Corriere della Sera. «Voglio diventare la versione migliore possibile di me stesso».

Con la vittoria contro Djokovic, Sinner ha incassato altri 390 mila dollari. Coronando un 2023 da 25 milioni fra montepremi e sponsor.
Jannik Sinner dopo la vittoria contro Djokovic a Torino (Getty Images).

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Lo “stipendio” di Sinner nel 2023 fra montepremi e sponsor

Nel mondo del tennis, a differenza di altri sport come basket e calcio, non esiste uno stipendio annuale. Gli incassi di un giocatore infatti dipendono dai meriti sul campo, grazie ai ricchi montepremi dei vari tornei in giro per il mondo. Facendo i conti in tasca al classe 2001, grazie alle 58 vittorie su 72 incontri nel 2023 si è messo in tasca 5,2 milioni di euro, circa la metà degli 11,3 complessivi guadagnati in carriera. Più di lui negli ultimi 12 mesi hanno fatto solamente Novak Djokovic, il campione di Wimbledon Carlos Alcaraz (che sui campi di Londra ha intascato 2,7 milioni) e il russo Daniil Medvedev. Una crescita esponenziale, se si considera che la carriera di Sinner è iniziata nel 2018. Prima di allora, gli incassi delle vincite nei tornei non superavano i 20 mila dollari, ma al termine della stagione aveva già superato quota 600 mila. Attirando l’interesse degli sponsor.

Accanto ai montepremi per i tornei, i tennisti migliori al mondo possono far leva anche sui ricchi contratti con le aziende. Jannik Sinner vanta 12 accordi commerciali con altrettanti sponsor, il più remunerativo dei quali è quello con Nike, che frutta dal 2019 all’altoatesino 15 milioni di euro annui. Rinnovato nel 2022 per un decennio, porterà nelle tasche del tennista azzurro altri 150 milioni fino il 2032. A Wimbledon ha poi annunciato una collaborazione con Gucci, di cui non sono note le cifre, portando una borsa della maison sul Campo centrale dei Championships. A questi si aggiungono poi contratti con Fastweb, Alfa Romeo, Pigna, Panini, Parmigiano Reggiano, Lavazza, Technogym, Intesa Sanpaolo, Rolex e Head, fornitore di racchette. Un bottino totale da cinque milioni di euro l’anno che, se sommati a Nike e ai vari montepremi, portano l’azzurro a 25 milioni in 12 mesi. Uno “stipendio” mensile da 2,08 milioni.

Con la vittoria contro Djokovic, Sinner ha incassato altri 390 mila dollari. Coronando un 2023 da 25 milioni fra montepremi e sponsor.
Uno degli spot televisivi con protagonista Sinner (Screenshot YouTube).

In Alto Adige i bambini preferiscono la racchetta alla mazza da hockey

L’effetto Sinner si può notare anche sulle Atp Finals di Torino. Sfruttando anche la presenza dell’azzurro, l’edizione 2023 è prossima al sold out tanto da aver venduto il 97 per cento dei 166 mila biglietti disponibili. «Un incasso da 21 milioni, il 54 per cento in più del 2022», ha detto al Corriere della Sera Angelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis. Il 40 per cento è stato acquistato all’estero, aumentando così l’impatto economico sul territorio. Le stime di Ernst&Young parlano per il solo 2023 di 230 milioni di euro, con 50 milioni di gettito fiscale generato e 1.500 posti di lavoro a tempo pieno. Nel triennio 2021-23, le Finals varranno per Torino 450 milioni di euro. Con le sue vittorie di Sinner sta avvicinando molti ragazzini al tennis che, nell’Alto Adige patria degli sport invernali, scelgono una racchetta invece della mazza da hockey.

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Tennis, altro infortunio per Sinner: cosa succede a lui e Berrettini?

Tennis in ansia per le condizioni di Jannik Sinner. Il numero 1 del ranking italiano e dal 26 giugno pronto a tornare all’ottavo posto della classifica mondiale Atp ha abbandonato il torneo di Halle durante i quarti di finale contro Alexander Bublik. L’altoatesino ha alzato bandiera bianca sul 2-0 per l’avversario kazako nel secondo parziale, dopo aver perso il primo con il punteggio di 7-5. Proprio al termine del primo set, Sinner ha accusato un dolore alla coscia sinistra che lo ha costretto a chiamare il fisioterapista. Ripresentatosi in campo con ampie fasciature alla gamba, ha stretto i denti per due game prima di annunciare il ritiro. È già il terzo acciacco di Sinner dopo Adelaide a gennaio e Barcellona ad aprile che gli ha fatto saltare anche l’Open di Madrid. Ansia per Wimbledon, in programma a partire dal 3 luglio.

Jannik Sinner, da Adelaide ad Halle: i ritiri dell’altoatesino

Un 2022 tormentato dagli infortuni e un 2023 che, a metà stagione, si preannuncia altrettanto difficile. Pur restando sempre tra i migliori al mondo, Jannik Sinner deve combattere continuamente contro un fisico che non sembra accompagnarlo fino in fondo. Colpa, probabilmente, di un calendario eccessivamente ristretto che lo ha portato sui principali campi del mondo in pochissimi giorni. Il primo acciacco della stagione aveva fatto capolino già a gennaio, quando perse contro lo statunitense Sebastian Korda ai quarti di finale dell’Atp di Adelaide. Un risentimento muscolare alla coscia destra, la stessa che lo ha fermato più volte nel 2022, ne ha rallentato movimenti e prestazione, fino al 7-5, 6-1 finale. Immediato il ritiro dal doppio, dove avrebbe giocato in coppia con Lorenzo Sonego.

Nuovo acciacco soltanto il mese successivo, a febbraio, prima del torneo di Marsiglia. Stavolta solamente febbre per via di un malessere dopo la sconfitta contro Daniil Medvedev. «Non sono stato bene dopo Rotterdam, ma ho voluto attendere fino all’ultimo», aveva dichiarato Sinner all’annuncio del forfait. Ennesimo guaio ad aprile a Barcellona, poco prima del derby italiano con Lorenzo Musetti, sempre ai quarti di finale. «Da qualche giorno non stavo bene», aveva scritto poi su Instagram l’altoatesino, motivando la scelta di non scendere in campo. «Oggi le cose sono peggiorate e non ero in grado di giocare». Un infortunio che gli impedì di giocare a Madrid, cautelando così la sua presenza agli Internazionali di Roma e soprattutto al Roland Garros. I fan sperano che anche stavolta si tratti di un ritiro precauzionale in vista di Wimbledon, il torneo più prestigioso del circuito.

In crisi anche Matteo Berrettini fra infortuni e critiche social

Stagione decisamente negativa anche per Matteo Berrettini, oggi numero 35 del ranking in piena crisi di risultati. Il 27enne romano ha saltato una sfilza di tornei nel 2023 per via di fastidi agli addominali che lo hanno fermato già nella fase finale del 2022. L’ultimo preoccupante forfait al Queen’s, torneo che lo aveva visto sul gradino più alto del podio nelle ultime due edizioni consecutive. Appena una settimana dopo la brutta uscita al primo turno di Stoccarda contro Sonego per 6-1, 6-2 con lacrime finali. Prestazioni negative che gli hanno attirato le critiche di Nicola Pietrangeli, ex capitano di Coppa Davis, che già lo aveva bacchettato per le troppe pubblicità. «È bello, ricco e famoso», ha detto di lui a Notizie.com. «Sta dilapidando tutto e non si rende conto della fortuna che ha. Spero che la voce di un suo addio al tennis non sia vera».

Sinner alza bandiera bianca ad Halle per l'ennesimo infortunio. Con Berrettini spesso ai box, i talenti del tennis azzurro sono in crisi.
Matteo Berrettini durante gli allenamenti del Queen’s (Getty Images).

La situazione non migliora nemmeno sui social network, dove gli hater hanno attribuito le sconfitte alla sua relazione con Melissa Satta. Alcuni utenti sostengono infatti che il rapporto con la showgirl abbia distratto il tennista dall’allenamento e dallo sport, facendolo piombare in un baratro di sconfitte. «Sei la causa dei suoi problemi», ha twittato in particolare un utente. «È uno sportivo finito», ha commentato ancora un altro. «È stata lei a dargli il colpo di grazia», hanno scritto ancora. Proprio Wimbledon, dove nel 2021 ha raggiunto la storica finale poi persa contro Novak Djokovic, potrebbe essere l’ultima chance di riscatto.

La Russia addestrerebbe delfini, beluga e foche contro gli incursori nemici

Delfini nel porto di Sebastopoli, beluga e foche nell’Artico. Secondo l’intelligence britannica, la Russia utilizza mammiferi addestrati per difendersi dalle incursioni nemiche. Gli 007 di Londra hanno pubblicato sul profilo Twitter del ministero della Difesa una serie di immagini satellitari in cui si possono osservare numerosi recinti attorno alla base navale di Sebastopoli. «Mosca vi fa ricorso per differenti missioni», hanno scritto i britannici. «Quelli di stanza a Sebastopoli probabilmente servono per contrastare i sommozzatori nemici». Come riporta il Moscow Times, già dagli Anni 60 l’Unione Sovietica utilizzava la base per l’addestramento militare degli animali.

Secondo gli 007 britannici la Russia usa i delfini per difendere il porto di Sebastopoli. E nell’Artico ha schierato beluga e foche.
Un esemplare di delfino tursiope, la specie usata a Sebastopoli (Getty Images).

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La Russia ha raddoppiato i recinti a Sebastopoli nell’arco di tre mesi

Fra aprile e giugno, la Russia ha intensificato la costruzione di recinti galleggianti per mammiferi nel porto,. Gli 007 ritengono che ospitino principalmente delfini tursiopi, una specie nota per l’elevata capacità cognitiva e la curiosità nei confronti degli esseri umani. Le immagini satellitari mostrano quattro strati di reti e barriere nel porto sul Mar Nero assieme a una serie di fortificazioni. Difficile, come ha sottolineato anche il Moscow Times, stabilire con certezza quali compiti Mosca abbia affidato ai mammiferi marini, ma è probabile che siano stati addestrati ad attaccare i sommozzatori nemici. Già nel 2012 la Marina russa era stata accusata di sviluppare un programma per insegnare ai delfini a colpire con coltelli e pistole posizionati sul capo.

Quanto all’Artico, la Russia farebbe affidamento secondo i britannici su beluga e foche, più adatti al clima rigido della zona. Proprio a fine maggio, a largo delle coste svedesi era riapparso il beluga Hvaldimir, già avvistato in Norvegia nel 2019 e sospettato di essere una “spia” di Mosca per via di un’imbracatura per telecamera sul suo corpo. Secondo le autorità scandinave l’esemplare di età compresa fra 13 e 14 anni sarebbe scappato da un recinto e addestrato dalla Marina russa. Dal canto suo, il Cremlino non ha mai fornito una risposta ufficiale, alimentando così le speculazioni.

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Il sottomarino Titan è imploso: morti tutti i 5 passeggeri

Il sottomarino Titan della OceanGate, scomparso domenica 19 giugno nell’Oceano Atlantico, è imploso poche ore dopo l’immersione. La Guardia costiera americana ha confermato il tragico epilogo dopo aver ritrovato alcuni detriti e il cono di coda del sommergibile non lontano dal relitto del Titanic. Nessuna speranza di sopravvivenza per i cinque passeggeri a bordo, anche se le ricerche continueranno al fine di raccogliere ulteriori prove sull’accaduto. «Ci vorrà del tempo per determinare l’esatta sequenza temporale di questo caso incredibilmente complesso», ha spiegato il contrammiraglio Usa John Mauger ai media americani.

Il sottomarino della OceanGate non ha retto la pressione poche ore dopo l’immersione. Il regista del film su transatlantico James Cameron: «Tragedia analoga a quella del 1912».
John Mauger della Marina americana durante la conferenza (Getty Images).

Dove si trovava il sottomarino Titan e cosa ha provocato l’implosione

Il sottomarino Titan, al momento del disastro, si trovava a meno di 500 metri dal relitto del Titanic, che giace a quasi 4 mila di profondità sul fondale oceanico. Difficile al momento stabilire le cause che hanno portato all’implosione, ma gli esperti suggeriscono possa essersi trattato di un cedimento strutturale per via della pressione o di un malfunzionamento. Non si esclude che lo stesso sommergibile della OceanGate possa aver urtato i rottami del transatlantico affondato nel 1912. Secondo Associated Press, la Marina Usa avrebbe rilevato l’implosione già domenica 18 giugno, il giorno della scomparsa e dell’interruzione delle telecomunicazioni. «È stata riscontrata un’anomalia attraverso i dati acustici dopo che il sottomarino è stato dato per disperso», si legge in un comunicato riportato anche dal Wall Street Journal.

Nessuna speranza dunque di ritrovare in vita i cinque passeggeri che si trovavano a bordo del sottomarino Titan. «Questa missione sarà probabilmente la prima e l’unica con equipaggio nel 2023», aveva postato su Facebook Hamish Harding poco prima della partenza, riferendosi al meteo molto spesso avverso nella regione. Parole che, dopo la conferma della tragedia, assumono un altro tono. Con il miliardario britannico hanno perso la vita anche l’amministratore delegato della OceanGate Stockton Rush (la cui moglie è lontana parente di due vittime del Titanic), l’esploratore francese Paul-Henri Nargeolet, l’uomo d’affari di origine pakistana Shahzada Dawood e suo figlio 19enne Suleman. Improbabile, secondo la Guardia costiera, il recupero dei loro corpi, anche se verrà fatto tutto il possibile. Secondo gli esperti, difficilmente i cinque si sono resi conto di quanto stava accadendo. «Siamo vicini alle loro famiglie in questo momento di dolore», ha twittato la OceanGate, parlando di un periodo triste per l’esplorazione.

Il regista di Titanic James Cameron aveva già mostrato dubbi per un’immersione

Sulla vicenda è intervenuto anche James Cameron, regista vincitore di 11 premi Oscar per il suo Titanic sul naufragio del transatlantico. «Incredibile che si sia verificata una tragedia simile a quella del 1912», ha sottolineato ad Abc News. Ricordando la sua immersione in solitaria nel 2012 con un mezzo da lui stesso progettato, ha precisato come il rischio di implosione preoccupasse diversi ingegneri progettisti. «È un incubo con cui tutti abbiamo convissuto», ha concluso Cameron. «La compagnia ha ricevuto numerose lettere in cui si specificava che ciò che stavano facendo era sperimentale e non certificato».

Europeo Under 21, da Tonali a Scalvini: chi sono i talenti dell’Italia

Tanta Serie A e qualche talento del campionato di B fra i 23 convocati dell’Italia di Paolo Nicolato per l’Europeo Under 21, in programma in Romania e Georgia dal 21 giugno. Gli Azzurrini andranno a caccia di un titolo continentale che manca dal lontano 2004, l’ultimo dei cinque finora conquistati, record condiviso con la Spagna. Nel 4-3-3 tipo dell’Italia giocano diversi calciatori che da tempo calcano non solo i campi più importanti del nostro campionato, ma anche quelli internazionali. Basti pensare a Sandro Tonali, centrocampista del Milan e colonna dello scudetto vinto nel 2022. Con lui anche Wilfried Gnonto, esterno d’attacco del Leeds United appena rientrato dagli impegni di Nations League con la Nazionale maggiore di Roberto Mancini. In attesa della partita d’esordio, in programma giovedì 22 giugno alle 20.45 con la Francia, ecco i migliori talenti azzurri da tenere d’occhio all’Europeo Under 21.

Dall’attacco alla difesa, i talenti degli Azzurri all’Europeo Under 21

Portieri, oltre a Marco Carnesecchi arrivano due stelle della Serie B

Certezza della Cremonese nella stagione 2022-23, Marco Carnesecchi è ormai un pilastro della Nazionale Under 21. Classe 2000, vanta già 19 presenze con gli Azzurrini di Nicolato, con cui ha esordito il 6 settembre 2019 contro la Moldavia. Nella stagione 2023 tornerà all’Atalanta, che lo aveva già acquistato ma lasciato in prestito ai grigiorossi, dove potrebbe togliere il posto da titolare a Juan Musso. Fra i portieri dell’Europeo Under 21 anche Elia Caprile del Bari e Stefano Turati del Frosinone, neo campione in Serie B. Il primo ha portato i pugliesi alla finale playoff per la promozione in Serie A, persa nei minuti finali contro il Cagliari. Il secondo, classe 2001, ha tenuto la propria porta inviolata per 20 occasioni su 37 partite.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Il portiere titolare della Nazionale Under 21 Marco Carnesecchi (Getty Images).

Raoul Bellanova, Giorgio Scalvini e Destiny Udogie, i talenti azzurri della difesa

Pur avendo un parco difensori di classe ed esperienza, l’Italia può vantare nel reparto tre talenti non solo del futuro, ma anche del presente azzurro. Titolarissimi di Nicolato saranno quasi certamente l’interista Raoul Bellanova, l’atalantino Giorgio Scalvini e l’ormai ex laterale dell’Udinese Destiny Udogie. Il primo, dopo un difficile periodo di ambientamento a San Siro, ha trovato continuità con Simone Inzaghi, tanto da giocare uno spezzone nella finale di Champions league. Il secondo, grazie a un rendimento eccellente, è finito nelle mire dei maggiori club italiani ed europei. Valutato 30 milioni di euro, ha guadagnato l’interesse di Inter, Napoli e Juventus, ma anche Manchester City e Atletico Madrid. Infine, menzione speciale per Udogie, che dalla stagione 2023-24 giocherà in Premier league al Tottenham.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Giorgio Scalvini in campo con la maglia azzurra (Getty Images).

Non solo Sandro Tonali, nel centrocampo azzurro anche Edoardo Bove e Fabio Miretti

Il reparto di maggior talento della Nazionale Under 21 è però il centrocampo, dove giocano diversi calciatori che hanno fatto la fortuna in Europa delle loro squadre. Su tutti spicca Sandro Tonali. Acquistato dal Milan nel luglio 2021 per 27 milioni di euro, per Transfermarkt ne vale ora almeno 50. Con 48 presenze tra campionato e coppe, è fra i rossoneri con maggior minutaggio e forse potrebbe patire la stanchezza di fine stagione. Occhi puntati anche su Edoardo Bove e Fabio Miretti, rispettivamente centrocampisti di Roma e Juventus. Il primo ha deciso la semifinale di andata di Europa League contro il Bayer Leverkusen, segnando la rete del definitivo 1-0. Il secondo, pur non avendo ancora trovato la via del primo gol in bianconero, ha giocato 40 partite con Massimiliano Allegri, mettendo a referto tre assist.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Sandro Tonali sarà fra i titolari di Nicolato nell’Italia Under 21 (Getty Images).

Con Wilfried Gnonto all’Europeo Under 21 anche l’eterna promessa Pietro Pellegri

Quanto all’attacco, il nome più noto degli ultimi mesi è Wilfried Gnonto. Sbarcato fra i grandi per volere di Roberto Mancini, che lo convocò dopo averlo visto giocare nello Zurigo, milita ora in Premier league nel Leeds United. Ad appena 19 anni, vanta già 10 presenze con la Nazionale maggiore, con cui ha consegnato un assist all’esordio a Lorenzo Pellegrini contro la Germania. Per Gnonto anche una rete, proprio contro i tedeschi, nella partita di ritorno dei gironi di Nations League. Scuola Inter, con cui ha giocato fino all’Under 19, potrebbe rappresentare uno dei giocatori di maggior talento dell’Europeo Under 21. Fra i convocati di Paolo Nicolato infine anche Pietro Pellegri, astro nascente che ha sempre faticato a sbocciare. Dopo l’ottimo esordio con il Genoa nel 2018, ha trascorso brevi e negative parentesi fra Monaco e Milan prima di approdare nel luglio 2022 al Torino, spesso frenato dagli infortuni, come quando – sul campo del Bologna – si fece male alla caviglia dopo 3 secondi dal fischio d’inizio, dovendo subito uscire.

Da Tonali a Scalvini, passando per Gnonto e Bellanova. Numeri e profilo dei talenti dell'Italia da tenere d'occhio all'Europeo Under 21.
Wilfried Gnonto nella recente partita di Nations League contro l’Olanda (Getty Images).

Europeo Under 21, cinque giocatori da tenere d’occhio: da Mudryk a Openda

Fabian Ruiz, Klaas-Jan Huntelaar, Thiago Alcantara, Alberto Gilardino. Sono solo alcuni degli Mvp, i migliori giocatori, della storia dell’Europeo Under 21. L’edizione 2023, in programma dal 21 giugno in Romania e Georgia, si preannuncia come le precedenti ricca di stelle e astri nascenti del calcio continentale. Spiccano gli italiani Sandro Tonali e Giorgio Scalvini, ma anche alcuni gioielli della Premier League. Su tutti l’ucraino Mykhaylo Mudryk, acquistato a gennaio dal Chelsea per 70 milioni di euro dallo Shakhtar Donetsk. Con il Belgio giocherà invece Charles De Ketelaere, che spera di lasciarsi alle spalle la difficile stagione col Milan. Ecco i cinque giocatori più interessanti delle varie nazionali.

Europeo Under 21, da Mudryk a Openda: le 5 stelle del torneo

Ryan Gravenberch (Olanda), l’ex Ajax già al Bayern Monaco

Il più prezioso Under 21 dell’Olanda è, secondo i dati Transfermarkt, Ryan Gravenberch. Ex centrocampista dell’Ajax, dopo alcuni anni in patria nel luglio 2022 si è accasato al Bayern Monaco. Pur avendo collezionato solamente 33 presenze fra Bundesliga e coppe per appena 938 minuti complessivi, sta guadagnando man mano spazio nel centrocampo bavarese ma potrebbe andar via. «Voglio giocare», ha sottolineato al quotidiano olandese Telegraaf. «Se non al Bayern, in un club che me lo consenta al 100 per cento». Non a caso il Liverpool di Jürgen Klopp starebbe pensando a lui per rinfoltire la linea di metà campo dopo gli addii di Nabi Keita, James Milner e Alex Oxlade-Chamberlain.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Ryan Gravenberch con la maglia dell’Olanda durante il riscaldamento (Getty Images).

Cole Palmer (Inghilterra), uno dei talenti di Pep Guardiola al Manchester City

Classe 2002 e pupillo di Pep Guardiola, Cole Palmer rappresenta una delle maggiori promesse del Manchester City e della Nazionale inglese. Grazie alla sua duttilità, può giocare sia da mezzala sia da trequartista seguendo le orme dei suoi compagni di squadra Kevin De Bruyne e Phil Foden. Memorabile la sua settimana perfetta nella seconda metà di ottobre 2021. Convocato il 16 ottobre da Guardiola, ha giocato i minuti di recupero contro il Burnley e poche ore dopo era già in campo con l’Under 23 per la partita di Premier. In 90 minuti ha segnato una tripletta e portato a casa il pallone. Tre giorni dopo, il 19 ottobre, ha giocato ancora una volta con gli uomini di Guardiola in Champions contro il Bruges e, dopo tre minuti, è andato a segno.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Cole Palmer accanto al suo allenatore del City Pep Guardiola (Getty Images).

Mykhaylo Mudryk (Ucraina), l’Under 21 più costoso del torneo

Talento puro ma discontinuo dell’Ucraina, Mykhaylo Mudryk è l’Under 21 più costoso del pianeta. Secondo Transfermarkt, infatti, il suo valore attuale è di 50 milioni di euro, ma a marzo aveva toccato i 60 milioni. Passato al Chelsea nel gennaio 2023 nel mezzo della faraonica campagna acquisti dei Blues, ha faticato ad ambientarsi nel calcio inglese, ma ha numeri da campione. In Nazionale ha messo a segno tre reti in 16 presenze, mentre con la maglia dello Shakhtar ha collezionato nove centri in 26 partite. Dotato di rapidità e dribbling nello stretto, si diverte spesso sui social network (soprattutto su Instagram, dove conta 1,4 milioni di follower) mettendo in mostra le sue abilità in varie sfide di freestyle. Sarà probabilmente la sua ultima apparizione nella categoria, dato che a gennaio ha compiuto 22 anni ed è nel giro della nazionale maggiore.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Mykhaylo Mudryk contende il pallone ad Harry Kane (Getty Images).

Yann Aurel Bisseck (Germania), il difensore a un passo dall’Inter

Sirene di mercato italiane per Yann Aurel Bisseck, difensore centrale che sarà in campo con la Germania Under 21. Classe 2000 di origini camerunensi, è infatti nel mirino dell’Inter per la stagione 2023-24, dove arriverebbe per sostituire Milan Skriniar volato al Psg e far rifiatare Francesco Acerbi. Solitamente schierato al centro della difesa, può anche giocare da mediano, data la sua statura di 196 centimetri. In carriera ha debuttato ad appena 16 anni e 11 mesi in Bundesliga, diventando il più giovane a giocare nel massimo campionato tedesco con la maglia del Colonia. La stagione precedente ha invece militato nell’Aarhus, club della prima divisione danese.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
Yann Aurel Bisseck con la maglia della Germania (Getty Images).

Lois Openda (Belgio), la stella del Lens che potrebbe andare al Milan

I tifosi del Milan avranno due motivi per guardare le partite del Belgio all’Europeo Under 21. Con i Diavoli rossi infatti ci saranno Charles De Ketelaere e Lois Openda. Il primo ha giocato una stagione opaca con la maglia rossonera, conclusa senza riuscire a segnare e con un solo assist all’esordio. Una manifestazione continentale potrebbe aiutarlo a ritrovare freschezza e brillantezza per il futuro, convincendo i dirigenti del Milan a dargli una seconda chance. Lois Openda è invece attualmente nelle mire dei rossoneri grazie alla sua brillante stagione con il Lens, culminata al secondo posto per una storica qualificazione in Champions Laegue. Su di lui però anche il Lipsia, forte della vendita di Christopher Nkunku al Chelsea. Grazie alle 21 reti in 38 presenze, il suo valore di mercato è schizzato a 20 milioni di euro.

Dal belga Openda, nelle mire del Milan, al tedesco Bisseck, vicino all'Inter, passando per l'ucraino Mudryk. Le stelle dell'Europeo Under 21.
L’attaccante belga Lois Openda con la maglia del Lens in Ligue 1 (Getty Images).

Sottomarino scomparso in visita al Titanic: chi è a bordo e cosa è successo

Proseguono le ricerche del Titan, il sottomarino scomparso mentre si avvicinava al relitto del Titanic sul fondo dell’Oceano Atlantico. A bordo cinque persone che, come hanno confermato gli esperti, avrebbero al massimo 96 ore di ossigeno. Confermata la presenza di Hamish Harding, 58enne imprenditore britannico a capo della Action Aviation, società legata all’aviazione negli Emirati Arabi. Poche ore prima di iniziare il viaggio, aveva condiviso il suo entusiasmo sui social. Assieme a lui Paul-Henri Nargeolet, 76enne fra i più esperti del Titanic che nel 1987 guidò il Nautilus, sommergibile che certificò la presenza della nave sul fondale oceanico. Probabile, anche se non vi sono conferme, che a bordo del Titan ci sia anche Stockton Rush, ingegnere aerospaziale nonché ceo e fondatore della OceanGate Expeditions che ha organizzato la visita.

Proseguono le ricerche del Titan, il sottomarino scomparso mentre si avvicinava al relitto del Titanic sul fondo dell’Oceano Atlantico. A bordo cinque persone che, come hanno confermato gli esperti, avrebbero al massimo 96 ore di ossigeno. Confermata la presenza di Hamish Harding, 58enne imprenditore britannico a capo della Action Aviation, società legata all’aviazione negli Emirati Arabi. Egli stesso, poche ore prima di iniziare il viaggio, aveva condiviso il suo entusiasmo sui social. Assieme a lui Paul-Henri Nargeolet, 76enne fra i più esperti del Titanic che nel 1987 guidò il Nautilus, sommergibile che certificò la presenza della nave sul fondale oceanico. Probabile, anche se non vi sono conferme, che a bordo del Titan ci sia anche Stockton Rush, ingegnere aerospaziale nonché ceo e fondatore della Ocean Gate Expedition che ha organizzato la visita. Cos’è il sottomarino Titan e cosa potrebbe essere andato storto Sottomarino di ricerca e rilevamento, il Titan è uno dei più avanzati mezzi in grado di operare immersioni ad elevate profondità. Lungo appena 6,7 metri, grazie allo scafo in titanio e fibra di carbonio secondo Ocean Gate può raggiungere il transatlantico con un comodo margine di sicurezza. Per muoversi, come riporta il Guardian, utilizza quattro propulsori elettrici che alimentano anche telecamere, luci e scanner. Quanto alle comunicazioni, non potendo fare affidamento su torri radio e cellulari, si appoggia alla tecnologia satellitare di StarLink di Elon Musk. La riserva di ossigeno al suo interno è di 96 ore, ma la missione è partita alle ore 6 del mattino di domenica 18 giugno. Pertanto, con un rapido calcolo, dovrebbe esaurirsi completamente nella mattinata di giovedì 22 giugno. Il limite è però indicativo, in quanto potrebbe assottigliarsi a seconda della frequenza respiratoria degli occupanti. https://twitter.com/OceanGateExped/status/1670876600152526848 Al momento è difficile stabilire cosa sia andato storto, tanto che gli esperti hanno presentato più ipotesi. Si pensa infatti a un guasto elettrico oppure a un problema con il sistema di comunicazione. Non si esclude però che il sottomarino sia rimasto incastrato nel relitto del Titanic oppure nei detriti che lo circondano sul fondale oceanico. «È molto pericoloso, perché ci sono pezzi dappertutto», ha spiegato al Guardian Frank Owen, direttore del progetto di fuga e salvataggio del sommergibile. In tal caso, lo stesso Titan potrebbe utilizzare alcuni pesi di caduta in grado di riportarlo in superficie, dove attirare l’attenzione grazie a segnali luminosi e altre apparecchiature. Secondo le prime ricostruzioni di velocità e rotta, al momento della sua sparizione il sottomarino non era lontano dal Titanic. Veicoli telecomandati e perlustrazioni aeree, le opzioni per il recupero Al momento, aerei statunitensi e canadesi stanno perlustrando l’area in superficie, nell’eventualità che il sottomarino sia riuscito ad emergere. «La caccia è complessa», ha sottolineato John Mauger, primo comandante distrettuale della Guardia costiera americana. Ocean Gate è invece al lavoro per portare sul luogo un veicolo telecomandato in grado di raggiungere i 6 mila metri di profondità, ben oltre dunque quella stimata del Titan. Agganciandolo infatti allo scafo di una nave, è possibile mappare la zona con sonar e telecamere. Potrebbe però volerci molto tempo per distinguere i detriti e le rocce dal sottomarino. Inoltre, qualora fosse intatto ma incastrato nel relitto, sarebbe quasi impossibile raggiungerlo con i mezzi di soccorso. «C’è ancora tempo e a bordo hanno gli strumenti adatti», ha concluso l’ad di Ocean Gate, Mark Butler. «Preghiamo che tornino tutti sani e salvi».
Hamish Harding in uno scatto pubblicato poco prima della partenza (Harding, Facebook)

Cos’è il sottomarino Titan e cosa può essere andato storto

Sottomarino di ricerca e rilevamento, il Titan è uno dei più avanzati mezzi in grado di operare immersioni a grandi profondità. Lungo appena 6,7 metri, grazie allo scafo in titanio e fibra di carbonio secondo OceanGate può raggiungere il transatlantico con buoni margini di sicurezza. Per muoversi, come riporta il Guardian, utilizza quattro propulsori elettrici che alimentano anche telecamere, luci e scanner. Quanto alle comunicazioni, non potendo fare affidamento su torri radio e cellulari, si appoggia alla tecnologia satellitare di Starlink di Elon Musk. La riserva di ossigeno al suo interno è di 96 ore, ma la missione è partita alle 6 del mattino di domenica 18 giugno. Pertanto, con un rapido calcolo, dovrebbe esaurirsi completamente nella mattinata di giovedì 22 giugno. Il limite è però indicativo, in quanto potrebbe assottigliarsi a seconda della frequenza respiratoria degli occupanti.

Al momento è difficile stabilire cosa sia andato storto, tanto che gli esperti hanno presentato più ipotesi. Si pensa infatti a un guasto elettrico oppure a un problema con il sistema di comunicazione. Non si esclude però che il sottomarino sia rimasto incastrato nel relitto del Titanic oppure nei detriti che lo circondano. «È molto pericoloso, perché ci sono detriti ovunque», ha spiegato al Guardian Frank Owen, direttore del progetto di salvataggio del sommergibile. In tal caso, lo stesso Titan potrebbe utilizzare alcuni strumenti in grado di riportarlo in superficie, dove attirare l’attenzione grazie a segnali luminosi e altre apparecchiature. Secondo le prime ricostruzioni di velocità e rotta, al momento della sua sparizione il sottomarino non era lontano dal relitto.

Veicoli telecomandati e perlustrazioni aeree, le opzioni per il recupero

Al momento, aerei statunitensi e canadesi stanno perlustrando l’area nell’eventualità che il sottomarino sia riuscito ad emergere. «La ricerca è complessa», ha sottolineato John Mauger, primo comandante distrettuale della Guardia costiera americana. OceanGate è invece al lavoro per portare sul luogo un veicolo telecomandato in grado di raggiungere i 6 mila metri di profondità, ben oltre dunque quella stimata del Titan. Agganciandolo allo scafo di una nave, è possibile mappare la zona con sonar e telecamere. Potrebbe però servire molto tempo per distinguere i detriti e le rocce dal mezzo. Inoltre, qualora fosse intatto ma incastrato nel relitto, sarebbe quasi impossibile raggiungerlo con i mezzi di soccorso. «C’è ancora tempo e a bordo hanno gli strumenti adatti», ha concluso l’ad di OceanGate, Mark Butler. «Preghiamo che tornino tutti sani e salvi».

Proseguono le ricerche del Titan, il sottomarino scomparso mentre si avvicinava al relitto del Titanic sul fondo dell’Oceano Atlantico. A bordo cinque persone che, come hanno confermato gli esperti, avrebbero al massimo 96 ore di ossigeno. Confermata la presenza di Hamish Harding, 58enne imprenditore britannico a capo della Action Aviation, società legata all’aviazione negli Emirati Arabi. Egli stesso, poche ore prima di iniziare il viaggio, aveva condiviso il suo entusiasmo sui social. Assieme a lui Paul-Henri Nargeolet, 76enne fra i più esperti del Titanic che nel 1987 guidò il Nautilus, sommergibile che certificò la presenza della nave sul fondale oceanico. Probabile, anche se non vi sono conferme, che a bordo del Titan ci sia anche Stockton Rush, ingegnere aerospaziale nonché ceo e fondatore della Ocean Gate Expedition che ha organizzato la visita. Cos’è il sottomarino Titan e cosa potrebbe essere andato storto Sottomarino di ricerca e rilevamento, il Titan è uno dei più avanzati mezzi in grado di operare immersioni ad elevate profondità. Lungo appena 6,7 metri, grazie allo scafo in titanio e fibra di carbonio secondo Ocean Gate può raggiungere il transatlantico con un comodo margine di sicurezza. Per muoversi, come riporta il Guardian, utilizza quattro propulsori elettrici che alimentano anche telecamere, luci e scanner. Quanto alle comunicazioni, non potendo fare affidamento su torri radio e cellulari, si appoggia alla tecnologia satellitare di StarLink di Elon Musk. La riserva di ossigeno al suo interno è di 96 ore, ma la missione è partita alle ore 6 del mattino di domenica 18 giugno. Pertanto, con un rapido calcolo, dovrebbe esaurirsi completamente nella mattinata di giovedì 22 giugno. Il limite è però indicativo, in quanto potrebbe assottigliarsi a seconda della frequenza respiratoria degli occupanti. https://twitter.com/OceanGateExped/status/1670876600152526848 Al momento è difficile stabilire cosa sia andato storto, tanto che gli esperti hanno presentato più ipotesi. Si pensa infatti a un guasto elettrico oppure a un problema con il sistema di comunicazione. Non si esclude però che il sottomarino sia rimasto incastrato nel relitto del Titanic oppure nei detriti che lo circondano sul fondale oceanico. «È molto pericoloso, perché ci sono pezzi dappertutto», ha spiegato al Guardian Frank Owen, direttore del progetto di fuga e salvataggio del sommergibile. In tal caso, lo stesso Titan potrebbe utilizzare alcuni pesi di caduta in grado di riportarlo in superficie, dove attirare l’attenzione grazie a segnali luminosi e altre apparecchiature. Secondo le prime ricostruzioni di velocità e rotta, al momento della sua sparizione il sottomarino non era lontano dal Titanic. Veicoli telecomandati e perlustrazioni aeree, le opzioni per il recupero Al momento, aerei statunitensi e canadesi stanno perlustrando l’area in superficie, nell’eventualità che il sottomarino sia riuscito ad emergere. «La caccia è complessa», ha sottolineato John Mauger, primo comandante distrettuale della Guardia costiera americana. Ocean Gate è invece al lavoro per portare sul luogo un veicolo telecomandato in grado di raggiungere i 6 mila metri di profondità, ben oltre dunque quella stimata del Titan. Agganciandolo infatti allo scafo di una nave, è possibile mappare la zona con sonar e telecamere. Potrebbe però volerci molto tempo per distinguere i detriti e le rocce dal sottomarino. Inoltre, qualora fosse intatto ma incastrato nel relitto, sarebbe quasi impossibile raggiungerlo con i mezzi di soccorso. «C’è ancora tempo e a bordo hanno gli strumenti adatti», ha concluso l’ad di Ocean Gate, Mark Butler. «Preghiamo che tornino tutti sani e salvi».
Il sottomarino Titan usato per la visita (Harding, Facebook)

Il rapper americano Big Pokey muore sul palco durante un concerto

Lutto nel mondo della musica rap e hip hop. È morto a soli 45 anni Milton Powell, noto come Big Pokey. Fondatore del collettivo Screwed Up Click, è crollato durante un concerto a Beaumont, in Texas, nella serata del 17 giugno. Ancora ignote le cause del decesso. «Vi chiediamo di rispettare la sua famiglia e la loro privacy», si legge nel messaggio pubblicato sul canale Instagram del cantante. «Era molto amato dai suoi amici e da tutti i suoi fan».

Chi era Big Pokey, dal debutto alla collaborazione con Megan Thee Stallion

Fra le voci più promettenti della scena hip hop di Houston, Big Pokey ha collaborato con diversi artisti tra cui DJ Screw, con lui fondatore di Screwed Up Click. Ha debuttato come solista nel 1999 grazie a The Hardest Pit in the Litter, Lp ricordato anche nel messaggio di addio su Instagram. Appena un anno dopo, alla morte di DJ Screw, ha pubblicato il suo secondo lavoro D-Game, mentre nel 2002 ha rilasciato un terzo album dal titolo Da Sky’s Da Limit. Il suo ultimo disco, Sensei, risale invece al 2021, mentre lo scorso anno aveva collaborato con Megan Thee Stallion. Fra i suoi brani più ascoltati su YouTube Change Your Life e Who Dat Talking Down, che contano rispettivamente 2,1 e 1,3 milioni di visualizzazioni.

Fondatore di Screwed Up Click, Big Pokey è morto a 45 anni dopo essere crollato sul palco. Aveva collaborato con Megan Thee Stallion.
Big Pokey in uno dei suoi videoclip musicali (YouTube)

Numerosi i messaggi di cordoglio sui social network da parte di colleghi e amici. Particolarmente colpiti i rapper Juicy J, che lo ha definito una leggenda, e Bun B. «Era facile da amare e difficile da odiare», ha scritto su Instagram quest’ultimo, a lungo collaboratore di Big Pokey. Lo ha salutato anche Sylvester Turner, sindaco di Houston, con un tweet sul suo profilo personale. «Assieme alla città, estendo le mie preghiere e condoglianze alla famiglia e agli amici», ha scritto il primo cittadino. «La sua presenza ha catapultato la nostra scena hip hop su scala nazionale». In tanti lo hanno ricordato come un pioniere dello stile chopped-and-screwed, prodotto rallentando tono e tempo della traccia sottostante.

Rapper americano Big Pokey muore sul palco durante un concerto

Lutto nel mondo della musica rap e hip hop. È morto a soli 45 anni Milton Powell, noto come Big Pokey. Fondatore del collettivo Screwed Up Click, è crollato durante un concerto a Beaumont, in Texas, nella serata del 17 giugno. Ancora ignote le cause del decesso. «Vi chiediamo di rispettare la sua famiglia e la loro privacy», si legge nel messaggio pubblicato sul canale Instagram del cantante. «Era molto amato dai suoi amici e da tutti i suoi fan».

Chi era Big Pokey, dal debutto alla collaborazione con Megan Thee Stallion

Fra le voci più promettenti della scena hip hop di Houston, Big Pokey ha collaborato con diversi artisti tra cui DJ Screw, con lui fondatore di Screwed Up Click. Ha debuttato come solista nel 1999 grazie a The Hardest Pit in the Litter, Lp ricordato anche nel messaggio di addio su Instagram. Appena un anno dopo, alla morte di DJ Screw, ha pubblicato il suo secondo lavoro D-Game, mentre nel 2002 ha rilasciato un terzo album dal titolo Da Sky’s Da Limit. Il suo ultimo disco, Sensei, risale invece al 2021, mentre lo scorso anno aveva collaborato con Megan Thee Stallion. Fra i suoi brani più ascoltati su YouTube Change Your Life e Who Dat Talking Down, che contano rispettivamente 2,1 e 1,3 milioni di visualizzazioni.

Fondatore di Screwed Up Click, Big Pokey è morto a 45 anni dopo essere crollato sul palco. Aveva collaborato con Megan Thee Stallion.
Big Pokey in uno dei suoi videoclip musicali (YouTube)

Numerosi i messaggi di cordoglio sui social network da parte di colleghi e amici. Particolarmente colpiti i rapper Juicy J, che lo ha definito una leggenda, e Bun B. «Era facile da amare e difficile da odiare», ha scritto su Instagram quest’ultimo, a lungo collaboratore di Big Pokey. Lo ha salutato anche Sylvester Turner, sindaco di Houston, con un tweet sul suo profilo personale. «Assieme alla città, estendo le mie preghiere e condoglianze alla famiglia e agli amici», ha scritto il primo cittadino. «La sua presenza ha catapultato la nostra scena hip hop su scala nazionale». In tanti lo hanno ricordato come un pioniere dello stile chopped-and-screwed, prodotto rallentando tono e tempo della traccia sottostante.

Crimea, turismo in crisi per colpa della guerra in Ucraina

L’industria del turismo in Crimea si prepara a una nuova estate di crisi. Per il secondo anno consecutivo, la penisola sul Mar Nero assiste a una diminuzione dei flussi turistici, dato che i vacanzieri russi rivolgono la loro attenzione su mete più sicure e tranquille. Come riporta il Moscow Times, decine di strutture ricettive rischiano la chiusura, in quanto non sono più in grado di comprare l’occorrente per ospitare i viaggiatori. A nulla sono servite le promesse e le rassicurazioni di Vladimir Putin che, dopo l’annessione del 2014, aveva garantito prosperità e ricchezza grazie anche a investimenti di Mosca. Spaventati ristoratori e proprietari di alberghi: «Abbiamo abbassato i prezzi, ma con l’aumento dei costi non ce la facciamo».

La guerra in Ucraina spaventa i vacanzieri russi. In Crimea l’1 per cento delle prenotazioni, tanto che due aziende su tre sono in rosso.
Una veduta delle spiagge di Sebastopoli frequentate dai turisti (Getty Images)

In Crimea appena l’1 per cento delle prenotazioni alberghiere russe

I turisti provenienti dalla Russia sono in costante calo da tre anni. Come mostrano i dati del governo di Mosca, nel 2022 in Crimea si è registrato appena il 3 per cento delle prenotazioni a fronte del 19 per cento di 12 mesi prima. Un dato che, secondo le previsioni, è destinato a scendere quasi allo zero quest’anno, assestandosi attorno all’1 per cento. Non sorprende dunque che il 60 per cento delle strutture turistiche siano in rosso, con perdite complessive di 709 milioni di rubli (circa 7,7 milioni di euro). Nel mezzo, la breve ripresa dovuta alla chiusura dei confini per la pandemia, che aveva spinto oltre 9 milioni di cittadini russi a trascorrere l’estate 2021 in Crimea. Il «gioiello della Corona», come lo ha definito Putin nel 2014, non può nulla però contro la guerra in Ucraina.

La guerra in Ucraina spaventa i vacanzieri russi. In Crimea l’1 per cento delle prenotazioni, tanto che due aziende su tre sono in rosso.
Gli elicotteri russi sul suolo della Crimea (Getty Images)

Cresce intanto la tensione di ristoratori e proprietari di alberghi, che temono di non superare l’anno. «Metà delle strutture potrebbe non aprire più», ha dichiarato al Moscow Times il gestore di un hotel. Ha preferito però mantenere l’anonimato, temendo che i suoi commenti negativi possano fargli perdere i sostegni finanziari di Mosca. Come ha sottolineato nell’intervista, prima della guerra la struttura era perennemente sold out durante l’estate, mentre quest’anno difficilmente riempirà metà camere. Se a luglio e agosto le perdite potrebbero essere contenute, per giugno le prenotazioni coprono appena il 30 per cento della capienza. «I costi sono cresciuti fra il 30 e il 50 per cento», ha ricordato.

Mosca intanto rassicura: «La guerra non minaccia la Crimea»

La crisi del turismo ha spinto diversi funzionari a intervenire per calmare i viaggiatori, ricordando la sicurezza della penisola. «Molti hanno semplicemente paura», ha sottolineato all’agenzia Ria Novosti il governatore della Crimea Sergei Aksyonov. «Nulla minaccia i turisti». La realtà dei fatti però è ben diversa, visto che la penisola è stata oggetto di diversi attacchi. Lo scorso anno, per esempio, varie esplosioni hanno colpito la base aerea di Saki, uno dei tanti siti militari russi alla portata delle armi ucraine.