A Venezia è sempre acqua alta

Prevista una marea di 150 centimetri sul medio mare. In città è già a un metro e 15.

A Venezia l’acqua alta continua a salire. I rilevamenti alla Punta della Dogana davanti a San Marco registrati dal Centro maree del Comune hanno segnato alle 8.30 del 23 dicembre 135 centimetri. Lo stesso Centro conferma, al momento, la previsione di 150 centimetri di acqua alta sul medio mare per le ore 9.40. A favorire il fenomeno l’assenza del vento di bora e lo scirocco, invece, che persiste in centro Adriatico favorendo la cosiddetta onda di sessa, cioè il movimento oscillatorio del mare. Nelle stazioni di rilevamento in mare la marea tocca già in questi momenti i 147 cm in città sta salendo, ed è intorno ai 115 cm.

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Le notizie sul maltempo del 22 dicembre 2019

Il primo giorno d'inverno è accompagnato da bufere su tutta la Penisola. Un uomo schiacciato da un albero è morto a Napoli. Frane in Liguria, esondazioni in Toscana. Mareggiate sul Lazio e la Sardegna.

Il maltempo che imperversa su gran parte della Penisola in questi giorni che precedono il Natale sta facendo le sue vittime. A Napoli un uomo di 62 anni è morto schiacciato da un albero di grosse dimensioni, a Chiavari una persona è rimasta ferita da una frana. Disagi e pericoli anche nella Capitale, dove tre persone sono rimaste uccise in due incidenti mortali legati comunque alla forte pioggia che si è abbattuta sulla capitale, facendo cadere anche degli alberi.

UN MORTO A NAPOLI

Si chiamava Mohamed Boulhaziz e aveva 62 anni l’uomo rimasto ucciso schiacciato da un albero a Napoli. Il fatto è accaduto intorno alle 7 del mattino in via Nuova Agnano, alla periferia occidentale della città. L’uomo, di nazionalità marocchina, è stato soccorso dal 118 ma in ospedale i medici hanno potuto solo constatarne il decesso. Mohamed Boulhaziz risiedeva regolarmente a Maddaloni (Caserta) e lavorava come commerciante. Sul posto è intervenuta la polizia. La bufera di vento che ha colpito la Campania nelle prime ore del mattino ha provocato la caduta di numerosi altri alberi e cartelloni pubblicitari in tutta la città.

FRANA SULL’AURELIA, UNA FERITA A CHIAVARI

Una automobilista è rimasta lievemente ferita in un incidente stradale causato da una frana caduta all’alba sulla statale Aurelia nei pressi della galleria delle Grazie nel comune di Chiavari. L’utilitaria, proveniente da Rapallo, è transitata all’uscita della galleria proprio mentre scendeva la frana ed è andata a sbattere contro la massa di detriti e fango. La frana, staccatasi da una collina, ha invaso entrambe le corsie di transito. Il traffico è stato bloccato. I vigili del fuoco e gli uomini della polizia locale hanno controllato che sotto le macerie non vi fossero mezzi, ma l’ipotesi è stata scongiurata. La donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata al pronto soccorso di Lavagna in codice giallo. Uomini e mezzi dell’Anas stanno verificando le condizioni della collina per capire se la frana è ancora attiva o se possono cominciare la rimozione dei detriti. Unica alternativa al transito per raggiungere il Tigullio orientale da Zoagli a Rapallo è l’autostrada A12. Un’altra frana c’è stata nella notte sulla statale del Turchino, nel ponente genovese, vicino a Mele. Parte della carreggiata è stata ripulita ed è stato istituito il senso unico alternato.

MAREGGIATA SUL LITORALE ROMANO

Una forte mareggiata ha colpito il litorale romano. Particolarmente critica la situazione a Fregene Sud, dove l’acqua ha circondato le strutture balneari e sulle dune di Focene aggredite dalle onde. Il vento, che a tratti supera anche i 100 chilometri orari, sta provocando problemi anche agli alberi, alcuni caduti in giardini di abitazioni private a Fregene, a strutture e palizzate, oltre che a trascinare detriti sulle strade. Al Passo della Sentinella, nella zona abitata alla foce del Tevere, a Fiumicino, una persona è stata soccorsa a causa delle mareggiate che ne avevano allagato la casa. Il cimitero di via Portuense è stato chiuso a causa del crollo di un albero. Un altro albero è caduto in viale Traiano all’altezza del Ponte 2 Giugno; a Parco Leonardo sono volati calcinacci dal cantiere in corso; a Largo Formichi un albero caduto ha invaso la carreggiata; il semaforo all’incrocio tra viale di Porto e via della Veneziana è stata abbattuto e anche i semafori sul viadotto di via dell’aeroporto risultano danneggiati. Un grosso ramo ha invece invaso la carreggiata di via Casale Sant’Angelo. Un albero è caduto anche a Ladispoli. L’amministrazione comunale di Fiumicino «invita alla prudenza, poiché il vento di burrasca proseguirà anche nelle prossime ore». In azione, per interventi e monitoraggio, Protezione civile e polizia locale di Fiumicino.

UN AUTOMOBILISTA SALVATO NEL PISANO

Decine glil interventi dei vigili del fuoco in Toscana per allagamenti e rimozione di alberi e rami pericolanti a causa dal maltempo che continua a interessare la regione. Un automobilista è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco a San Miniato (Pisa) perché era rimasto intrappolato su un ponticello in località Serra in seguito allo straripamento di un corso d’acqua per le intense piogge delle scorse ore. L’allarme è scattato intorno alle 6: il conducente dell’auto non ha riportato danni. Il tratto stradale è stato chiuso al traffico. Disagi si sono verificati anche nel resto della provincia di Pisa, da Volterra al mare, per le forti raffiche di vento che hanno spezzato rami e portato detriti sulle sedi stradali. Sull’Aurelia, tra Pisa e Livorno, un grosso ramo si è spezzato e ha travolto un’auto in transito: miracolosamente illesa la conducente. Danni anche a Madonna dell’Acqua per una piccola tromba d’aria. Complessivamente su tutto il territorio sono una quarantina le richieste di intervento pervenute nel corso della notte alla sala operativa dei vigili del fuoco. A Livorno i pompieri hanno soccorso gli occupanti di un’auto rimasti bloccati, con l’auto in panne, in un sottopasso allagato di via Firenze. Per le forti raffiche di Ponente che stanno sferzando il canale di Piombino (Livorno) fermi poi i traghetti in arrivo e in partenza dall’isola d’Elba.

TORRENTE SOTTERRANEO SOLLEVA LE PIAZZE NELL’AVELLINESE

Evacuate 300 persone nel centro storico di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, dopo le abbondanti e violenti piogge delle ultime ore. La piazza principale del paese è in condizioni di dissesto a causa delle acque sotterranee di un torrente ‘tombato’ negli anni scorsi, il cui livello è cresciuto a dismisura sollevando il manto stradale. Bilancio pesante anche nel Vallo di Lauro. A Moschiano, nella frazione San Michele, è franato un costone collinare. Per precauzione alcune famiglie che abitano in zona sono state evacuate. A Forino una frana ha invaso le carreggiate di due strade provinciali mentre a Montoro uno smottamento con un fronte di 15 metri ha invaso la strada che collega a Contrada e Avellino.

MERCANTILE INCAGLIATO A SUD DELLA SARDEGNA

A causa delle cattive condizioni meteo-marine, una nave mercantile battente bandiera italiana si è incagliata a Sant’Antioco, nella Sardegna sud occidentale. L’imbarcazione, partita da Cagliari, dove aveva sbarcato un carico di caffè, era ripartita alla volta della Spagna. Il mare grosso e il forte vento hanno fatto propendere per un rientro in porto, ma il cargo ha urtato gli scogli rimanendo bloccato. La Capitaneria di Porto e della protezione civile hanno messo in salvo i 12 membri di equipaggio. Per il trasbordo sono stati messi a disposizione due mezzi navali della guardia costiera e un elicottero. Secondo le prime notizie nessuno è rimasto ferito. A Sant’Antioco sono intervenuti anche i sommozzatori e un equipaggio dei vigili del fuoco di Cagliari e un’ambulanza del 118, inviata in via precauzionale.

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Liguria in allerta rossa per il maltempo

Chiusi porti, scuole e la A6. Ma il codice è arancione anche per Piemonte, Emilia Romanga e Lombardia.

Allerta rossa per il maltempo il 20 dicembre in Liguria: chiusi porti e
scuole; chiusa la A6 tra Savona e Altare; è attesa una
perturbazione “molto violenta”, avverte l’assessore alla
Protezione civile Giampedrone.

ALLERTA ARANCIONE IN TRE REGIONI

Allerta arancione invece sempre in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna; gialla in Sardegna, Campania, Lazio, Toscana, Umbria e Friuli Venezia Giulia.

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L’allerta meteo per neve e pioggia del 13 dicembre

Un'onda artica è pronta a colpire l'Italia da Nord a Sud. Previsto vento forte e gelo. E a Roma la sindaca Raggi chiude le scuole per precauzione.

Fine settimana di dicembre come non si vedeva da tempo, all’insegna del freddo e della neve che ha già imbiancato il Nord, anche la pianura, arrivando fino alla Toscana. Per il momento non si segnalano grandi disagi ma secondo le previsioni dei meteorologi nelle prossime ore, e a ridosso del weekend, è previsto l’arrivo della “tempesta di Santa Lucia“, una sorta di “ciclone” che attraverserà l’Italia da Nord a Sud.

A ROMA SCUOLE CHIUSE PER PRECAUZIONE

Tanto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede a partire dalla tarda mattinata del 13 dicembre venti di burrasca fino a tempeste su Emilia-Romagna orientale, Toscana, specie nei settori costieri e meridionali, coinvolgendo Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia. Attese, inoltre, precipitazioni diffuse localmente anche molto intense e accompagnate da grandinate su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori tirrenici. E a seguito dell’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione Lazio, la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di tutte le scuole di ordine e grado, parchi, cimiteri e ville storiche.

PRIME NEVICATE IN VENETO E LOMBARDIA

Intanto a fare i conti con la neve in pianura è stato il Veneto: precipitazioni deboli, ma che hanno interessato Padova, Verona, Vicenza, Rovigo, ma anche l’Altopiano di Asiago e sui monti veronesi della Lessinia. Altra neve anche in Valtellina e Valchiavenna, in provincia di Sondrio con il rischio di gelate notturne per gli annunciati cali delle temperature. Imbiancato anche il Mantovano, mentre la prima neve ha raggiunto la Toscana con i passi dell’Appennino imbiancati e i mezzi in azione per viabilità. Purtroppo anche la zona del terremoto del Mugello è stata interessata nella notte dalle nevicate che poi si sono trasformate in pioggia. Disagi, invece, in provincia di Bergamo, sia alla circolazione che all’aeroporto di Orio al Serio con ritardi dei voli in partenza per consentire le operazioni di disgelo delle ali che hanno comportato un lavoro di circa mezz’ora su ogni velivolo.

LE PREVISIONI PER IL 13 DICEMBRE

L’attenzione si sposta ora sulle previsioni: «Avremo nuove precipitazioni al Nord, nevose in collina se non ancora in pianura tra Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale, a tratti mista a pioggia anche sul resto dell’Emilia, Veneto e alto Friuli», ha spiegato il meteorologo di 3bmeteo.com, Edoardo Ferrara. Al Centro-Sud non andrà meglio. Arriveranno infatti piogge e temporali, «in particolare sui versanti tirrenici, dove si potranno avere fenomeni talora di forte intensità con rischio di intensi temporali o nubifragi dalla Toscana al Lazio, compresa la capitale dove è stata diffusa una allerta, e successivamente anche Campania e Calabria». Attenzione inoltre al vento, avverte Ferrara, «che soffierà anche molto forte dapprima di Libeccio e Ponente, poi di Maestrale, con raffiche di oltre 120 chilometri orari tra Tirreno e Isole Maggiori». Nel weekend, infine, ci attende un miglioramento, ma la tregua potrebbe durare poco con una nuova perturbazione in avvicinamento al Nord.

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L’allerta meteo per neve e pioggia del 13 dicembre

Un'onda artica è pronta a colpire l'Italia da Nord a Sud. Previsto vento forte e gelo. E a Roma la sindaca Raggi chiude le scuole per precauzione.

Fine settimana di dicembre come non si vedeva da tempo, all’insegna del freddo e della neve che ha già imbiancato il Nord, anche la pianura, arrivando fino alla Toscana. Per il momento non si segnalano grandi disagi ma secondo le previsioni dei meteorologi nelle prossime ore, e a ridosso del weekend, è previsto l’arrivo della “tempesta di Santa Lucia“, una sorta di “ciclone” che attraverserà l’Italia da Nord a Sud.

A ROMA SCUOLE CHIUSE PER PRECAUZIONE

Tanto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede a partire dalla tarda mattinata del 13 dicembre venti di burrasca fino a tempeste su Emilia-Romagna orientale, Toscana, specie nei settori costieri e meridionali, coinvolgendo Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia. Attese, inoltre, precipitazioni diffuse localmente anche molto intense e accompagnate da grandinate su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori tirrenici. E a seguito dell’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione Lazio, la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di tutte le scuole di ordine e grado, parchi, cimiteri e ville storiche.

PRIME NEVICATE IN VENETO E LOMBARDIA

Intanto a fare i conti con la neve in pianura è stato il Veneto: precipitazioni deboli, ma che hanno interessato Padova, Verona, Vicenza, Rovigo, ma anche l’Altopiano di Asiago e sui monti veronesi della Lessinia. Altra neve anche in Valtellina e Valchiavenna, in provincia di Sondrio con il rischio di gelate notturne per gli annunciati cali delle temperature. Imbiancato anche il Mantovano, mentre la prima neve ha raggiunto la Toscana con i passi dell’Appennino imbiancati e i mezzi in azione per viabilità. Purtroppo anche la zona del terremoto del Mugello è stata interessata nella notte dalle nevicate che poi si sono trasformate in pioggia. Disagi, invece, in provincia di Bergamo, sia alla circolazione che all’aeroporto di Orio al Serio con ritardi dei voli in partenza per consentire le operazioni di disgelo delle ali che hanno comportato un lavoro di circa mezz’ora su ogni velivolo.

LE PREVISIONI PER IL 13 DICEMBRE

L’attenzione si sposta ora sulle previsioni: «Avremo nuove precipitazioni al Nord, nevose in collina se non ancora in pianura tra Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale, a tratti mista a pioggia anche sul resto dell’Emilia, Veneto e alto Friuli», ha spiegato il meteorologo di 3bmeteo.com, Edoardo Ferrara. Al Centro-Sud non andrà meglio. Arriveranno infatti piogge e temporali, «in particolare sui versanti tirrenici, dove si potranno avere fenomeni talora di forte intensità con rischio di intensi temporali o nubifragi dalla Toscana al Lazio, compresa la capitale dove è stata diffusa una allerta, e successivamente anche Campania e Calabria». Attenzione inoltre al vento, avverte Ferrara, «che soffierà anche molto forte dapprima di Libeccio e Ponente, poi di Maestrale, con raffiche di oltre 120 chilometri orari tra Tirreno e Isole Maggiori». Nel weekend, infine, ci attende un miglioramento, ma la tregua potrebbe durare poco con una nuova perturbazione in avvicinamento al Nord.

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Una valanga ha colpito le Alpi Orobiche

La slavina si è staccata dal monte Valletto, nei pressi del passo Salmurano, tra le province di Sondrio e Bergamo. Recuperati i tre alpinisti coinvolti.

Ancora una valanga sulle Alpi dopo quella del 30 novembre sul Monte Bianco. Fortunatamente i tre alpinisti coinvolti da una slavina precipitata nei pressi del passo Salmurano, al confine tra la province di Sondrio e Bergamo, sono stati recuperati. La valanga aveva un fronte di circa 100 metri e si è staccata dal monte Valletto. Dei tre salvati, una persona è illesa, una seconda ha riportato un trauma cranico e agli arti inferiori ed è stata trasferita con l’elisoccorso del 118 all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in codice rosso, mentre il terzo è rimasto ferito non gravemente ed è stato portato all’ospedale di Lecco.

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Una valanga ha travolto due sciatori sul Monte Bianco

La slavina ha colpito la zona di Punta Helbronner, a 3000 metri di quota circa, sotto la stazione di arrivo della funivia SkyWay.

Una valanga è caduta la mattina del 30 novembre nella zona del Monte Bianco, nella zona di Punta Helbronner, a 3000 metri di quota circa . Lo ha riferito il soccorso alpino valdostano che sta intervenendo sul posto. Il distacco si è verificato sotto la stazione di arrivo della funivia SkyWay del Monte Bianco, in una zona in cui si pratica lo sci fuoripista.

I CORPI ESTRATTI DALLA NEVE

Il bilancio è di due sciatori deceduti. I loro corpi sono stati estratti dalla neve dai soccorritori arrivati pochi minuti dopo il distacco. Non sarebbero coinvolte altre persone, secondo quanto si è appreso dal soccorso alpino valdostano che sta terminando le verifiche.

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Allerta per la piena del Po in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto

A Cremona la piena ha raggiunto i 4 metri e 37 centimetri. Evacuate 218 persone a Brescello, nel Reggiano. Gli aggiornamenti.

Il Po continua a preoccupare. A Cremona martedì 26 novembre il fiume ha raggiunto i 4 metri e 37 centimetri sopra lo zero idrometrico, quota che conferma il livello rosso di allerta. Nella zona di Casalmaggiore è attesa un’onda di piena nella notte. In via cautelativa sono stati allertati gli uomini del decimo reggimento genio gustatori specializzato in movimento terra, così da garantire tempestiva operatività di intervento nel caso si rendesse necessaria un’operazione di contenimento con sacchi di sabbia.

A BRESCELLO EVACUATE 218 PERSONE

Paura anche in Emilia. L’onda ha raggiunto nella notte gli 8,20 metri a Piacenza e una portata di 8.400 metri cubi al secondo. Mercoledì scuole chiuse a Brescello, nel Reggiano, in seguito della piena. Nel comune è in corso l‘evacuazione della frazione di Ghiarole, in cui risiedono 218 persone che saranno ospitate in una struttura di Luzzara. Dopo Casalmaggiore, la piena è attesa a Boretto (Reggio Emilia) nella tarda mattinata di mercoledì e giovedì a Pontelagoscuro (Ferrara), con valori superiori alla soglia 3, di criticità elevata. In tutto sono impegnati 469 volontari, soprattutto nel monitoraggio agli argini: la maggioranza è all’opera tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

IN VENETO ALLERTA ROSSA FINO AL 30 NOVEMBRE

La Protezione civile del Veneto ha dichiarato l’allerta rossa per il passaggio dell’onda di piena fino alle ore 14.00 del 30 novembre prossimo. Viene raccomandato di interdire l’accesso nelle golene aperte, compreso l’utilizzo delle piste ciclabili, e di mantenere la massima attenzione lungo il corso d’acqua. Per motivi di sicurezza è vietata la navigazione da diporto fino al rientro sotto le soglie di criticità. La Protezione civile raccomanda ai Comuni interessati e agli enti gestori di provvedere al divieto al transito di mezzi e persone attraverso i ponti in barche presenti sui rami di Po, e di aprirli per il libero deflusso della piena e del materiale trasportato. Fino alle ore 14.00 di mercoledì è inoltre dichiarato lo stato di attenzione (allerta gialla) sui bacini Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone; Po, Fissero-Tartaro-Canalbianco- Basso Adige; Basso Brenta-Bacchiglione

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Genova scongiura l’isolamento con la riapertura dell’A26

Il parziale ripristino della circolazione previsto entro le ore 12. Con la chiusra dell'A6 il governatore della Liguria Toti aveva lanciato l'allarme: «È come essere in guerra».

Sembra essere scongiurato l’isolamento nel quale rischiava di trovarsi Genova in seguito all’emergenza maltempo. Entro le ore 12 è infatti prevista la parziale riapertura dell’autostrada A26, tra l’allacciamento con la A10 e lo svincolo di Masone.

TRANSITO SU UNA CORSIA PER OGNI SENSO DI MARCIA

Il tutto avverrà grazie a uno scambio di carreggiata che consentirà il transito su una corsia per ogni senso di marcia. Ciò permette comunque di svolgere le verifiche tecniche sui viadotti Fado e Pecetti ritenuti ammalorati e non sicuri. Il capoluogo ligure era a forte rischio isolamento, anche in considerazione della chiusura dell’A6.

L’ALLARME LANCIATO DA TOTI

Dopo l’iniziale chiusura dell’A26, Il governatore della Liguria Giovanni Toti aveva lanciato l’allarme: «È come se fossimo in tempo di guerra, siamo a Stalingrado, non possiamo reggere la situazione oltre una settimana, non la può reggere il Paese. Deve intervenire il genio militare». «È quasi come il Ponte Morandi», aveva aggiunto, «ma la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Bene le verifiche, ma è un danno incalcolabile per l’economia della Regione, del Nord-ovest e del Paese, a ridosso del Natale, quando i traffici per il primo sistema portuale d’Italia sono al massimo».

BUCCI DISPONE IL TRASPORTO PUBBLICO GRATUITO

Intanto, il sindaco di Genova Marco Bucci ha disposto l’utilizzo gratuito dell’intera rete urbana di trasporto pubblico Amt (metropolitana, autobus, ascensori e funicolari, navebus, con la sola eccezione del servizio commerciale volabus) fino alla cessazione dell’emergenza per la chiusura dell’A26. La frequenza dei mezzi pubblici sarà intensificata in tutta la città per scongiurare il rischio di una paralisi del traffico.

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Il tesoretto mai speso per infrastrutture e contro il dissesto idrogeologico

Con il crollo dell'ennesimo viadotto si torna a parlare di investimenti in opere pubbliche. Ma dove prendere i miliardi? In realtà ci sono, ma non si usano. O sono stati investiti in altre "emergenze". Senza parlare dei fondi europei e dei cantieri congelati. Il punto.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia in un’intervista a Repubblica chiede al governo di stanziare 60 miliardi per le infrastrutture.

Italia viva rilancia e chiede di ripristinare l’unità di missione contro il dissesto idrogeologico “liberando” 120 miliardi di euro di opere bloccate.

Il giorno dopo l’ennesimo viadotto autostradale sfarinato, tornano a rincorrersi le dichiarazioni eclatanti.

LEGGI ANCHE:Una risonanza magnetica contro il dissesto

Non a caso, l’ultima volta che venne annunciato un piano Marshall per riaprire i cantieri fu nelle ore immediatamente successive al crollo del ponte Morandi, quando l’allora ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli dichiarò: «Serve un piano straordinario. Avvieremo una mappatura per valutare quali siano le infrastrutture potenzialmente a rischio e poi faremo prevenzione».

QUEL TESORETTO DA 150 MILIARDI MAI UTILIZZATO

A pochi giorni dalla tragedia del viadotto sul Polcevera, durante la presentazione del Contratto standard di partenariato pubblico-privato per la realizzazione di opere pubbliche, Giovanni Tria lanciò un allarme caduto nel vuoto: i soldi ci sono, ma non sono mai stati spesi. Secondo l’allora titolare del ministero dell’Economia, i vari governi avevano accantonato 150 miliardi in 15 anni, già defalcati dal deficit.

LEGGI ANCHE: Sono quasi 6 mila i viadotti da mettere in sicurezza

Di questi, per Tria 118 miliardi erano «considerabili immediatamente attivabili», ma bloccati da procedure complesse e da una insufficiente capacità progettuale. Con il risultato che, per la messa in pratica di opere di impatto minimo, dal valore di 100 mila euro, ci vorrebbero almeno due anni, che diventano 15 per le grandi opere (sopra i 100 milioni).

NEL 2018 NON SONO STATI SPESI 6 MILIARDI

Il risultato? Gran parte degli annunci più roboanti fatti dai politici negli ultimi tempi riguardavano somme già stanziate ma mai utilizzate. Tesoretti solo su carta, successivamente destinati ad altre finalità a seconda dell’emergenza del momento, magari per coprire regalie dal sapore elettorale. Per fare un esempio, secondo l’ultimo Consuntivo finale del bilancio dello Stato, nel 2018 circa 6 miliardi di euro per le infrastrutture (per la precisione, 5,7 miliardi) non sono stati spesi dall’apposito dicastero, col risultato di venire cancellati dal bilancio

IL NODO DEI FONDI EUROPEI

Un male tutto italiano che riguarda anche i fondi europei. In più occasioni, infatti, i politici italiani hanno dichiarato che sarebbero i vincoli imposti da Bruxelles a frenare la spesa pubblica, non ultimo Matteo Salvini, proprio nel giorno del crollo del ponte Morandi («Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori, metteremo davanti a tutto e a tutti la sicurezza degli italiani»).

Ma non è affatto così. Spulciando i documenti europei, è possibile constatare non solo che «l’Italia è uno dei maggiori beneficiari dei fondi strutturali e di investimento europei» (fondi Sie) ma anche che il nostro Paese non li utilizza. «Alla fine del 2018», si legge nell’ultimo report, «l’Italia era in ritardo nell’attuazione dei fondi Sie rispetto alla media dell’Ue. In termini di tasso di selezione (% della dotazione totale selezionata per l’attuazione di progetti specifici), il livello registrato per l’Italia è del 56% rispetto al 63% per l‘Unione europea nel suo complesso. Analogamente, sebbene abbia reso possibile il conseguimento degli obiettivi di fine anno per il 2018, il tasso dei pagamenti per l’Italia (20%) rimane al di sotto della media dell’Ue (27%)».

LEGGI ANCHE: L’impatto degli eventi climatici estremi nelle città italiane

Nel solo settore delle infrastrutture, 2,45 miliardi di euro di fondi comunitari sono stati assegnati agli investimenti nelle reti viarie, 1,4 miliardi alle infrastrutture per i trasporti urbani sostenibili. A bloccare i cantieri non solo dimenticanze perché, come aveva sottolineato l’Ufficio Valutazione Impatto del Senato, il 90% dei progetti che il nostro Paese aveva presentato a Bruxelles per il finanziamento aveva un’insufficiente analisi costi-benefici, il 70% problemi sulla valutazione del mercato interno o nell’impianto progettuale, il 50% lacune nella valutazione ambientale.

L’84% DELLE OPERE CONGELATO PRIMA DELL’APERTURA DEI CANTIERI

A questo male endemico consegue l’elenco sterminato di cantieri bloccati per i più disperati motivi. L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha persino pubblicato un sito (Sbloccacantieri.it) per monitorare costantemente la situazione in tutto il Paese. Secondo i dati dell’osservatorio, l’84% delle opere viene congelato persino prima dell’apertura dei cantieri. Le cause sono le più disparate e vanno da motivi amministrativi (43% dei casi), finanziari (36%) o legati a decisioni politiche  (19%). E molto spesso si accavallano, trasformando il dialogo che i privati dovrebbero riuscire a stabilire con la pubblica amministrazione in un percorso a ostacoli estenuante, fatto di carte bollate, ricorsi e avvocati.

DISSESTO IDROGEOLOGICO: USATO IL 20% DELLE RISORSE

Le cifre fin qui riportate riguardano il sistema delle infrastrutture nel suo complesso, quindi l’insieme delle risorse destinate sia alla costruzione di nuove opere sia allo sviluppo del sistema Paese. Con riferimento invece ai soli fondi destinati al dissesto idrogeologico, c’è un report redatto dalla Corte dei Conti che dimostra analoghe dimenticanze. Nella relazione “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” del 31 ottobre scorso, i magistrati contabili hanno preso in esame le modalità di funzionamento e di gestione del fondo, la governance, le responsabilità dei soggetti attuatori e l’efficacia delle misure emanate. È emerso uno «scarso utilizzo delle risorse stanziate per il fondo progettazione contro il dissesto idrogeologico e inefficacia delle misure sinora adottate, di natura prevalentemente emergenziale e non strutturale». Le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentano, negli anni oggetto dell’indagine, solo il 19,9% del totale complessivo (100 milioni di euro). In particolare, i magistrati hanno evidenziato criticità su più livelli: «L’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative; l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi; la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni; la necessità di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate; la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto».

L’ANSFISA SOFFOCATA DALLA BUROCRAZIA

Nello stesso documento la Corte suggeriva «l’adozione di un sistema unitario di banca dati di gestione del fondo, assicurando in tempi rapidi la revisione dell’attuale sistema, la semplificazione delle procedure di utilizzo delle risorse nonché il potenziamento del monitoraggio e del controllo sugli interventi». Non solo né il governo né il legislatore sono riusciti a fare niente di tutto ciò, ma si sono perse persino le tracce dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) che Toninelli annunciò subito dopo il crollo del Morandi per essere poi istituita con il decreto Genova. L’ultimo avvistamento lo scorso 17 luglio, 11 mesi dopo la tragedia che aveva colpito il capoluogo ligure, quando il Mit comunicò la trasmissione al Consiglio di Stato degli schemi di Regolamento e Statuto. Da allora non se ne è saputo più nulla. Per il pentastellato Nicola Morra, l’Ansfisa «non può iniziare i lavori sulle infrastrutture causa tempi della burocrazia», con il paradosso che l’Authority stessa sarebbe dunque paralizzata. L’ennesimo cantiere rimasto in sospeso, anche se nella serata del 25 novembre l’ingegnere Fabio Croccolo, dirigente del ministero dei Trasporti, è stato nominato direttore dell’Agenzia.

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Maltempo in tutta Italia, allerta rossa in Emilia Romagna

Allarme arancione in altre sette regioni: Abruzzo, Calabria, Piemonte, Veneto, Marche, Lombardia e Puglia.

Fa sempre più paura il maltempo che sta attraversando l’Italia.
In Liguria un tratto di viadotto lungo l’A6 è crollato per una
frana
, mentre in Piemonte una voragine si è aperta sull’A21. Il
corpo di una donna travolta dal fiume Bormida è stato recuperato nell’Alessandrino.

LEGGI ANCHE: Lo spettro di un nuovo ponte Morandi

Il 25 novembre allerta rossa in Emilia Romagna; arancione in Abruzzo, Calabria, Piemonte, Veneto, Marche, Lombardia e Puglia; gialla in Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Campania, Molise, Basilicata, Umbria, Sicilia e Sardegna.

Il viadotto crollato. ANSA/ US VIGILI DEL FUOCO +++ NO SALES – EDITORIAL USE ONLY +++

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La situazione del maltempo in Piemonte e Liguria

Ad Alessandria una donna risulta dispersa. Murazzi allagati a Torino. Situazione critica anche nel Savonese, dove l'allerta è rossa. Mille persone sfollate in Valle d'Aosta.

Il maltempo non dà tregua all’Italia. Domenica 24 novembre la situazione più critica tocca il Piemonte, dove l’allerta è rossa e in mattinata la piena del Po ha superato la soglia di guardia. A Torino i Murazzi e il Borgo Medievale sono allagati. Sotto osservazione le aree del Meisino e del Fioccardo per possibili allagamenti nelle prossime ore. La Protezione civile del Comune è presente sul posto per controllare e informare la cittadinanza. Sono 267 le segnalazioni ricevute dall’inizio dell’emergenza maltempo alla Sala operativa della Protezione civile della Regione Piemonte. I volontari attivati sono finora 1.832.

UNA DONNA DISPERSA AD ALESSANDRIA

Un’auto con a bordo tre persone è finita nel fiume Bormida, in provincia di Alessandria, a causa dell’ondata di maltempo che sta interessando la zona. I vigili del fuoco hanno già recuperato due dei tre occupanti, che sono stati trasferiti in ospedale, mentre una terza persona risulta dispersa, una donna. L’incidente è avvenuto sulla strada provinciale 186 in prossimità del comune di Sezzadio.

IL SINDACO DI ASTI INVITA A LIMITARE GLI SPOSTAMENTI

La piena del fiume Tanaro, ad Asti, sta transitando dentro i margini previsti. A dirlo il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, spiegando che stanno proseguendo i monitoraggi durati tutta la notte. «Abbiamo effettuato verifiche nelle aree soggette a criticità» e «con l’Aipo si è agito su alcuni manufatti di difesa spondale». «Il picco di piena è previsto non superi i cinque metri di altezza dalla colonnina di rilevamento cittadina» spiega il presidente della Provincia Paolo Lanfranco, «risultando confinato entro le arginature maestre urbane e sono tutt’ora in corso i monitoraggi delle aree golenali» aggiunge Rasero. Il primo cittadino rinnova l’invito alla popolazione a limitare gli spostamenti e non occupare impropriamente ponti, cavalcavia ed argini. Stesso monito dal presidente della Provincia. «La situazione sulle strade è insidiosa per allagamenti, frane e buche». .

ALLERTA ROSSA ANCHE NEL SAVONESE

Situazione drammatica anche in Liguria, dove le perturbazioni che hanno interessato la regione da ottobre ad oggi hanno stabilito un record: a Mele, Comune del Savonese, sono caduti 1.724 millimetri di pioggia. La media storica annuale è tra 1.700-1.800. «È passata la seconda nottata di allerta rossa in Liguria: ancora piogge con allagamenti e disagi diffusi, soprattutto su Savona e la Val Bormida. Evacuate dalle loro abitazioni altre 23 persone, 14 nella zona da Altare a Mallare (Savona) e 9 a Sant’Olcese (Genova) a causa di due frane». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti stamani via Fb conferma che è il Savonese l’area più colpita dal maltempo in Liguria nelle ultime ore. «Restiamo in allerta rossa su Genova fino alle 12 e sul ponente ligure fino alle 15 di oggi: non abbassiamo la guardia».

MILLE PERSONE ISOLATE IN VALLE D’AOTA

Sono circa mille le persone isolate in Valle d’Aosta a causa delle valanghe che hanno portato alla chiusura di alcune strade regionali. Le situazioni più critiche sono quelle nella valle del Lys, dove Gressoney-La-Trinité è isolata a causa delle slavine che incombono sulla regionale. Interrotta anche la strada che porta a Champorcher a causa di una valanga finita sulla carreggiata. Chiuso anche il tratto finale della strada della Val Savarenche. In tutta la Regione, l’allerta meteo è arancione. É stato convocato d’urgenza il comitato viabilità.

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La situazione del maltempo a Genova il 23 novembre 2019

Allagamenti, strade chiuse, 27 persone sfollate. La città si ritrova a gestire l'emergenza per l'allerta rossa meteo. La Valpolcevera è la zona più colpita.

Durante la notte del 23 novembre, il maltempo atteso con un’allerta rossa si è abbattuto con forza su Genova. La Valpolcevera è allagata per la pioggia intensa che si è abbattuta in particolare tra le 2 e le 4 del mattino. Sono esondati i rii Fegino e Ruscarolo. Diverse strade cittadine sono state chiuse e la protezione civile ha invitato i cittadini delle zone interessate a non uscire di casa. Ventisette persone sono state sfollate in via Rivarolo e a Teglia, tutti hanno trovato sistemazione autonoma, ha spiegato il Comune. I 125 abitanti in corso Perrone, dove quattro palazzine sono isolate a causa di allagamenti e una frana, sono invece nelle loro case in attesa che passi l’emergenza.

STRADE CHIUSE IN CITTÀ E FUORI

Diverse strade sono state chiuse in città e fuori. Il tratto di A7 Genova Milano tra Bolzaneto e Busalla in direzione Busalla è stato interrotto per un allagamento all’interno della galleria Brasile. Una frana è invece la causa della chiusura al traffico della strada SP 52 che porta al santuario di Nostra Signora della Guardia, il più importante santuario mariano della Liguria. La riapertura della strada è prevista solo dopo la messa in sicurezza del versante e l’unico percorso alternativo diventa quello attraverso la SP 51 di Livellato. Tutte percorribili le altre strade provinciali.

TOTI: «VALPOLCEVERA LA PIÙ COLPITA»

«Notte di forti piogge a Genova, la zona più colpita è stata la Valpolcevera, dove si sono registrati i danni maggiori con allagamenti diffusi, alcune strade chiuse, auto e scantinati finiti sott’acqua e decine di interventi da parte dei vigili del fuoco», ha scritto sui social il presidente della Liguria Giovanni Toti. Al momento è la vallata colpita dalla tragedia del ponte Morandi, l’area più interessata dalla perturbazione delle ultime ore. «Raccomandiamo di limitare il più possibile gli spostamenti e di prestare attenzione. Seguite tutti gli aggiornamenti tramite i siti di riferimento tra cui quello di Regione Liguria e allertaliguria.gov.it».

NESSUN FERITO

«Fortunatamente non c’è nessuno che si è fatto male. Ci sono persone sfollate, isolati per le tante frane che stiamo gestendo», ha detto l’assessore alla protezione civile di Regione Liguria Giacomo Giampedrone a Primocanale intervenendo nella diretta dell’emittente sull’emergenza meteo rossa in corso in Regione e sui vari allagamenti registrati in val Polcevera. «Il fenomeno notturno ha fatto capire ancora una volta cosa significa gestire una allerta rossa a Genova e in Liguria. Sono caduti quasi i 300 millimetri di pioggia in tre ore in tutta la Valpolcevera. La perturbazione si sta spostando verso ponente», ha spiegato. «Ora la val Bormida è attenzionata speciale considerando che negli ultimi giorni sono caduti oltre 1.200 millimetri di pioggia, quando ne cadono solitamente 1.700 in un anno. Non mi stupirei se ci fosse una prosecuzione dell’allerta, magari anche di colore più tenue», nella prima parte della giornata di domani.

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Venezia, danni a San Marco: sbloccati altri 65 milioni

L'acqua alta ha rovinato dei mosaici e la base di alcune colonne. I nuovi fondi si aggiungono ai 20 milioni già stanziati.

Ci vorrà tempo per capire esattamente i danni che l’acqua alta e soprattutto il sale che contiene, hanno causato alla basilica di San Marco, ma è già evidente l’ammaloramento di alcuni mosaici del pavimento, in particolare quelli raffiguranti due pavoni e quelli di un tappeto fiorito. Lo riferisce la Procuratoria di San Marco. Danni anche alla base di alcune colonne in marmo che si sono parzialmente frantumata.

SBLOCCATI ALTRI 65 MILIONI OLTRE AI 20 GIÀ STANZIATI

Sono pronti 65 milioni di euro per la salvaguardia e la conservazione della laguna di Venezia, 46 dei quali sono destinati alla città che nei giorni scorsi ha vissuto la drammatica ondata di acqua alta. Lo fa sapere il Mit, spiegando che si tratta di fondi contenuti nella legge speciale su Venezia, rifinanziata dalla scorsa legge di Bilancio, che sono stati sbloccati dalla ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli. Le risorse sono aggiuntive rispetto ai 20 milioni già stanziati per Venezia dal Consiglio dei ministri che ha concesso lo stato di emergenza.

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Maltempo, nuove esondazioni nel Bolognese

Vigili del fuoco al lavoro a Budrio. Allagamenti e strade chiuse nell'Alessandrino. La mappa dei disagi.

Non accenna ad allentarsi la stretta del maltempo sull’Italia. Il 19 novembre si sono abbattuti nuovi rovesci sulla penisola, con disagi in particolare al Centro-Nord.

IL FIUME IDICE NEL BOLOGNESE ESONDA ANCORA

Nuova esondazione del fiume Idice nel Bolognese, nel territorio di Budrio già colpito il 17 novembre. Il Comune ha ordinato l’evacuazione immediata di strade in prossimità degli argini. Il nuovo innalzamento del livello del fiume è stato provocato dalle piogge della notte. La fuoriuscita di acqua dalla ‘falla’ è, a quanto si apprende, di portata inferiore a quella di due giorni fa. Al lavoro diverse squadre di vigili del fuoco, protezione civile, forze dell’ordine e volontari.

ALLAGAMENTI E SCUOLE CHIUSE NELL’ALESSANDRINO

Pioggia e neve continuano a cadere in provincia di Alessandria soprattutto nelle zone appenniniche, al confine con la Liguria, e fino a bassa quota sulle valli Erro e Bormida. La protezione civile ha segnalato allagamenti anche nell’Alessandrino e in Alto Monferrato. Le scuole sono chiuse in 36 Comuni. Ad Alessandria le lezioni sono state sospese nella scuola media del sobborgo di Spinetta Marengo. A Bosco Marengo i vigili del fuoco sono intervenuti per un’automobile bloccata in un sottopasso: al loro arrivo, nella vettura non c’era nessuno.

TRENTASEI STRADE CHIUSE IN ALTO ADIGE

L’Alto Adige, dopo il caos neve dei giorni scorsi, torna lentamente alla normalità. L’ultima ondata di precipitazioni è stata meno intensa del previsto. In mattinata è stata riaperta la strada statale della val Badia, isolata da giorni. Sono comunque ancora 36 le strade statali e provinciali chiuse per motivi di sicurezza. Alle 4 di notte a Chiusa, in valle Isarco, nei pressi del casello autostradale, una colata di fango e sassi è finita su una strada provinciale già chiusa al traffico. In alta val Martello 47 persone, evacuate nei giorni scorsi, per il momento non possono fare ritorno nelle loro abitazioni. Sono ancora 1.200 le utenze in tutta la provincia colpite dal blackout. In val d’Ultimo nella notte sono caduti 10 centimetri di neve fresca, nel corso della giornata sono attesi altri 10 e poi la perturbazione dovrebbe spostarsi.

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Quanti soldi ha già portato a Venezia la gara della solidarietà

Dalla Russia 1 milione. L'università di Ca' Foscari ha raccolto 30 mila euro in tre giorni. Costa Crociere pronta a devolvere 100 mila euro. E altri 150 mila sono in arrivo grazie alla Siae. Il conto della pioggia di aiuti per la Serenissima dopo l'acqua alta.

Una “gara della solidarietà” che ha suscitato persino invidie e contrapposizioni NordSud, con Matera a fare da vittima della discriminazione. Dopo l’acqua alta, su Venezia sono piovuti copiosi aiuti in denaro. Merito del fascino della Serenissima che creato una sorta di mobilitazione internazionale tra privati, soggetti pubblici, associazioni e imprese, con raccolte fondi su conti bancari, piattaforme online, iniziative diplomatiche e culturali.

SMS SOLIDALE 45500 E CONTI CORRENTI

I primi canali ufficiali sono stati il numero di sms solidale 45500 della Protezione civile nazionale, i cui proventi devono essere quantificati dopo la fase di emergenza. Offerte possibili su numerosi conti correnti, tra i quali in particolare quello del Comune di Venezia e quello aperto dal TgLa7 con il Corriere della sera. In città, l’università di Ca’ Foscari ha lanciato una campagna di raccolta fondi online sulla sua piattaforma di fundraising, che in meno di tre giorni ha fatto registrare quasi 30 mila euro; per l’isola di San Servolo, sede del Collegio internazionale, sono già arrivati 4.700 euro.

ATTIVATE ANCHE LE AMBASCIATE ITALIANE

Anche la rete delle ambasciate italiane all’estero è stata attivata, su input del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ed è giunto l’annuncio che in meno di 24 ore l’ambasciata italiana di Mosca ha già raccolto un milione di euro di promesse donazioni, come ha riferito l’ambasciatore Pasquale Terracciano.

SENSIBILE IL SETTORE CROCIERISTICO

Ulteriori aiuti sono attesi dal settore crocieristico, che in Venezia ha uno degli scali preminenti e controversi, vedi la diatriba sulle Grandi navi. Il presidente dell’authority portuale di Venezia, Pino Musolino, le aveva sollecitate in questo senso e il Gruppo Costa Crociere, attraverso la sua Fondazione, si è detto pronto a devolvere 100 mila euro al Comune per i primi interventi urgenti.

UN FILONE DAGLI ENTI LIRICI

Un ulteriore filone riguarda gli Enti lirici, mobilitati in particolare per l’aiuto al Teatro la Fenice, a cui hanno destinato o destineranno incassi: lo ha fatto l’Arena di Verona, con il botteghino della prima dell’Elisir d’Amore al Filarmonico, lo faranno la Scala e il Maggio fiorentino, quest’ultimo con l’incasso del concerto del 30 novembre dell’Orchestra nazionale dei conservatori italiani.

CHIEVO E CITTADELLA SCENDONO IN CAMPO

Dalla Siae arrivano altri 150 mila euro e una raccolta fondi per le librerie e le biblioteche. Dallo sport si sono mosse le squadre venete del Cittadella e del Chievo, che hanno devoluto gli incassi delle loro ultime gare di campionato alla città.

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I giardini storici di Venezia distrutti dall’acqua alta

In ginocchio anche il "tesoro verde" della città lagunare. Alberi secolari sradicati, piante divelte e muretti crollati.

L’eccezionale acqua alta che negli ultimi giorni ha sommerso Venezia ha messo in ginocchio anche il “tesoro verde” della città lagunare, con i suoi 500 giardini storici. Alberi secolari sradicati, piante divelte, muretti crollati. Un tracollo silenzioso di pioppi, robinie, querce centenarie, ulivi e viti, abbattuti dal vento e dalle mareggiate.

«Stiamo ricevendo molte segnalazioni, i terreni sono inzuppati di acqua salmastra», racconta Mariagrazia Dammicco, presidente di Wigwam Club Giardini Storici Venezia, «giardini, orti e frutteti con alberi antichissimi oggi non esistono più». Fazzoletti verdi nelle corti interne dei palazzi nobili, che nulla hanno potuto contro la rabbia della natura: «Sono piante con radici che non superano i 70-80 centimetri di profondità. Proprio le radici non hanno retto, come accaduto con la tempesta Vaia»

Giovanni Masut, maestro-giardiniere che lavora alla Giudecca, fornisce un quadro della situazione. «L’ottocentesco giardino Eden, alla Giudecca, ha perduto un centinaio di piante. Il classico giardino Volpi, con le aiuole alla veneta e le pergole, è stato travolto dall’acqua che ha abbattuto il muro di protezione sul lato laguna e ha sradicato cipressi centenari, mettendone a nudo radici altissime. Stessa sorte è toccata agli storici orti della palladiana».

Un patrimonio che, secondo Antonella Pietrogrande, coordinatore del Gruppo Giardino Storico-Università di Padova, «forse è perduto per sempre». Le situazioni più critiche riguardano, tra l’altro, l’orto del Campanile ai Carmini, il giardino di impronta rinascimentale di Palazzo Nani Bernardo, confinante con il museo di Ca’ Rezzonico, e gli spazi verdi di molte residenze della Giudecca. Ma anche oltre il centro storico, la situazione non è diversa: «Siamo impegnati a recuperare un vitigno di due ettari nell’isola di Mazzorbo», dice Gianluca Bisol, proprietario della tenuta Venissa, «se il nostro lavoro non avrà un risultato positivo, stimo che il danno possa essere intorno al mezzo milione di euro».

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Allarme fiumi nell’Italia flagellata dal maltempo

Nuovi temporali in arrivo. Monitorati l'Arno e il Reno. Mentre in val Pusteria deraglia un treno.

Nell’Italia flagellata dal maltempo resta alta l’allerta anche lunedì 18 novembre. Situazione critica, in particolare, in Toscana ed Emilia-Romagna, dove i livelli di Arno e Reno continuano a destare preoccupazione nonostante il lieve miglioramento delle ultime ore, mentre a Venezia è atteso un picco di 110 centrimetri di acqua in città.

MONITORATO IL LIVELLO DELL’ARNO

Dopo la grande apprensione della domenica per la piena dell’Arno, dalle 4 i livelli del reticolo idraulico di Firenze e della provincia – Arno e suoi affluenti – sono scesi sotto il primo livello di guardia. Rimane, sull’asta dell’Arno, a valle di Firenze, solo l’idrometro di Fucecchio sopra il primo livello di guardia ma dovrebbe rientrare in tarda mattinata. Rimane attivo il monitoraggio dei corsi d’acqua da parte della sala di Piena del Genio Civile e il monitoraggio del territorio da parte della Protezione Civile Metropolitana. Risolte le criticità più importanti sulla viabilità statale, regionale e provinciale e non ci sono strade chiuse al traffico. A Pisa è passata senza procurare danni l’ondata di piena dell’Arno che ha tenuto con il fiato sospeso la città tutta la notte. Restano comunque chiuse scuole, università, attività commerciali, al pari di altri uffici privati aperti al pubblico come banche e uffici postali.

DERAGLIA UN TRENO IN VAL PUSTERIA

Un treno dalla val Pusteria è deragliato a causa di una frana, nei pressi di Rio Pusteria. Non si segnalano feriti. Il treno era partito da Fortezza e diretto a Brunico. La Val Pusteria risulta attualmente isolata. Sono bloccati per motivi di sicurezza tutti gli accessi: la strada statale tra San Sigismondo e San Lorenzo, la Strada del Sole, come anche le strade interpoderali, che i pendolari usano di solito per bypassare eventuali chiusure della Ss48. «Restate a casa, ogni auto in più crea caos», è l’appello lanciato su Facebook dal sindaco di San Lorenzo in Sebato, Martin Ausserdorfer.

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La polemica meteo su Venezia coccolata e Matera discriminata

Attacchi via social alla Serenissima sotto i riflettori della destra e della stampa. Mentre il Sud colpito dal maltempo viene considerato «una Cenerentola di cui prende le difese la sinistra». E pure Di Maio si schiera: «No a regioni di serie B».

Neanche sotto il “flagello” del maltempo l’Italia riesce a trovare unità. Anzi: ne approfitta per rimarcare le differenze, in questo caso tra Nord e Sud. Venezia è travolta dall’acqua alta? E allora Matera? E allora il Mezzogiorno? Una polemica che il Paese dei campanili ha cavalcato anche e soprattutto sui social.

DISPUTA FRA MALTEMPO “DI DESTRA” E “DI SINISTRA”

Non soltanto una questione puramente geografica: si tratta di una disputa tra una sorta di “maltempo di sinistra“, cioè quello di Matera, contro il meteo avverso a Venezia che, considerando la Regione da anni governata dai leghisti, diventa di “destra” nello scontro sul web.

IN DIFESA DELLA CAPITALE DELLA CULTURA

Tra post e commenti su Twitter e Facebook molti utenti hanno ribadito la convinzione che Venezia sia una città «coccolata dalla destra», ma anche dalla stampa mainstream, con raccolta di fondi e continui appelli «a non abbandonarla», mentre Matera, nonostante sia capitale della cultura, resta la Cenerentola di cui «prende le difese la sinistra».

Tutti si mobilitano per Venezia: soldi alle aziende, soldi ai cittadini, Iban per raccolta fondi. E Matera?


Un utente sui social

Qualche esempio: «Danni ingenti a tutto il Sud, ma pare non importi a nessuno», ha scritto un account. E un tale Mike ha postato: «Non me ne frega un c… di #Venezia, tutti si mobilitano: soldi alle aziende, soldi ai cittadini, Iban per raccolta fondi in tutti i telegiornali. In questa foto non è ritratta Venezia, bensì #Matera! Non se ne è preoccupato nessuno! Il #Maltempo al Sud non fa rumore!».

ATTACCHI CONTRO MATTEO SALVINI E MARA VENIER

Gli strali dei pro Matera se la sono presa con i politici, anche con Matteo Salvini che, secondo Luisa, «preferisce farsi fotografare nell’acqua alta di Piazza San Marco. Perché del Sud non gliene frega nulla, lo ribadisco ai meridionali che lo osannano». Qualcuno ha azzardato persino previsioni nefaste come «tanto Venezia è destinata a essere sommersa, meglio salvare Matera». Altri hanno attaccato Mara Venier che a Domenica In «parla di Venezia perché è veneziana».

ARRIVA PURE DI MAIO A FARE L’INDIGNATO

In mezzo a questa “indignazione” è arrivato anche il post del ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Venezia è nel dramma, ma non solo Venezia. Altre città e Regioni sono state travolte dal maltempo. Penso alla Basilicata con Matera, la capitale europea della cultura, penso alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia. E nessuno ne parla. Nessuno», ha scritto su Facebook puntando il dito contro quello che considera una sorta di black out mediatico a sfavore del maltempo al Sud.

Non esistono regioni di serie B, dobbiamo occuparci di ogni singolo italiano


Luigi Di Maio

Poi il capo politico del Movimento 5 stelle ha concluso così: «Non esistono regioni di serie B, dobbiamo occuparci di ogni singolo italiano, di ogni singola famiglia, di ogni singolo lavoratore, di ogni singolo commerciante. L’Italia sia unita, perché unita trova la sua forza». Anche se sui social è riuscita a dividersi pure per questioni di meteo.

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L’Italia stretta nella morsa del maltempo

Da Nord a Sud sono tante le criticità. A Venezia l'acqua è tornata a salire con il picco massimo in mattinata mentre sulle Alpi è caduta la neve. Diverse le esondazioni in Toscana. La situazione.

Neve, acqua alta, mareggiate, piogge torrenziali e venti forti. Non si ferma nemmeno domenica 17 novembre l’ondata di maltempo che sta imperversando sull’Italia. Sono 11 le regioni in allerta per rischio idrogeologico con le situazioni più critiche in Trentino Alto Adige e in Toscana

PERICOLO ALLUVIONI IN TOSCANA

A destare preoccupazioni in Toscana sono le condizioni dell’Arno. A Firenze la protezione civile sta monitoriando le sponde e ha invitato i cittadini a non sostare nelle vicinanze del fiume. Che al momento ha superato anche la seconda soglia di allerta. Il picco di piena è atteso intorno alle 12 con un livello di criticità intorno ai 5,5 metri. A Pontassieve è invece esondato il Sieve. Allerta massima anche a Pisa dove sui lungarni sono state montate delle paratie protettive e contenitive. Nel Livornese sono state evacuate 500 persone a causa della piena del Cecina.

LA NEVE BLOCCA L’ALTO ADIGE

Sin dalla notte tra sabato 16 e domenica 17 novembre i problemi maggiori si sono verificati in Alto Adige dove 11 mila famiglie sono rimaste corrente elettrica e una quarantina le strade sono state chiuse al traffico a causa delle abbondanti nevicate. È stata invece riaperta, dopo una momentanea chiusura, la linea ferroviaria del Brennero. Al contrario risulta chiusa sin dalla tarda mattinata di domenica l’autostrada del Brennero tra Bressanone e Vipiteno. Difficoltà anche nelle comunicazioni con Tim che ha parlato di situazione critica in particolare in Val Pusteria, Val Aurina e Val Badia. Alle 8.50 di domenica, in Val Martello, una valanga si è abbattuta su una zona abitata senza creare fortunatamente vittime.

LA SITUAZIONE IN VENETO

In Veneto non è la sola Venezia a essere stata messa in ginocchio dal maltempo. Le zone del litorale, dal Polesine al Trevigiano, stanno infatti combattendo con forti mareggiate. Lo stesso governatore Luca Zaia ha lanciato l’allarme. «Ricordiamoci che c’è tutta una regione che è martoriata, è in ginocchio. Il pensiero va alle località del litorale veneziano. Pensate a Chioggia, Caorle e Jesolo. Ma anche alla montagna dove ci sono problemi di viabilità e di isolamento di alcuni centri», ha spiegato aggiornando i veneti delle situazioni più critiche sul proprio profilo Facebook.

🔴 Notevoli i danni, che ho constatato questa mattina insieme ai titolari, a quel patrimonio artistico, culturale e identitaria che è l’antico Caffè Florian di piazza San Marco.

Posted by Luca Zaia on Saturday, November 16, 2019

DANNI AL CENTRO-SUD

La pioggia non hanno risparmiato nemmeno il Centro-Sud con Roma spazzata da forti raffiche di vento che ha costretto a oltre 200 interventi dei Vigili del Fuoco per alberi e rami caduti, danni ai tetti e infiltrazioni di acqua. Sempre nella Capitale, in via dei Cappuccini, una pianta si è abbattuta su una vettura al cui interno si trovava un uomo. L’automobilista è stato trasportato in codice rosso, ma non in pericolo di vita, all’ospedale. A causa della piena dell’Arno i lungarni di Pisa sono stati chiusi al traffico per montare delle paratie. Allagamenti anche a Napoli e in particolare nel Rione Sanità, mentre nel Casertano un cacciatore 74enne è stato salvato dalla piena del fiume Volturno straripato a causa delle forti piogge.

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