Col flight shaming se voli low cost sei il nuovo untore

Nel 2020 arriva un'ondata di puritanesimo ambientale: viaggiate meno, solo se necessario. Da Greta in giù, i Paesi scandinavi sono pronti a sensibilizzarci. E giudicarci. Così sentiremo molto parlare delle "impronte" che ognuno di noi lascia sulla Terra.

Anno nuovo, nuova vergogna. Credevate che quattro foto di modelle plus size avessero cancellato il body shaming, vergogna del 2019, e che per questo non ne sentiate più parlare? Macché, il bullismo contro l’estetica e il peso ponderale dei nostri simili è solo passato di moda; un argomento noioso, e se nella vostra taglia 50 non vi sentite a vostro agio sono affari vostri. Nel 2020 il comportamento scorrettissimo da non tenere, quello per il quale tutti verremo guardati male e compatiti, è il volo aereo. Il flight shaming.

SIETE DEGLI ORRENDI INQUINATORI

Siete fra quelli che 20 anni fa hanno benedetto l’avvento dei voli low cost e vi sottoponete al rito del solo-bagaglio-a-mano e ginocchia-in-bocca-causa-mancanza-di-spazio pur di trascorrere almeno due weekend al mese in una capitale europea a 40 euro? Siete degli orrendi inquinatori, esattamente come gli acquirenti compulsivi di moda low cost, il famoso fast fashion che non sa più come uscire dall’aura negativa che ormai lo circonda, schiacciato dallo stesso modello di business che l’ha lanciato. Comprate meno, comprate meglio; viaggiate meno, viaggiate solo se necessario.

RECUPERA CONSENSO IL TRASPORTO SU ROTAIA

Verrete giustificati, parzialmente, solo se salirete su un aereo per lavoro e sarete in grado di dimostrarlo: in caso contrario, tenetevi pronti ad acquistare ricchi carnet ferroviari e a esibirli non solo al controllore. Se muoversi e viaggiare è necessario, il trasporto su rotaia, il meno inquinante ancorché in Val di Susa la pensino diversamente, sta infatti recuperando quota e consensi ovunque. Di sicuro, le istituzioni nazionali non hanno pensato a questo specifico punto quando hanno ipotizzato l’acquisizione di Alitalia da parte di Ferrovie, ma dovrebbero farlo: il capitale di immagine delle seconde è destinato ad aumentare vertiginosamente, mentre quello delle compagnie aeree a declinare, anno dopo anno.

DISAPPROVAZIONE ANCHE DA PARTE DEGLI AMICI

«Nei prossimi 10 anni viaggeremo di meno», ha dichiarato al Guardian la più famosa delle analiste predittive, Li Edelkoort, segnalando che nei Paesi scandinavi, molti fra i ricchissimi hanno venduto le proprie case Oltreoceano, nei Caraibi e nelle Bahamas, perché non riuscivano a sostenere la disapprovazione dei propri amici. Sul New Yorker, una delle eredi dell’impero Disney ha raccontato di aver smesso di volare sul Boeing 737 Max di famiglia (sic) perché, mentre si allacciava la cintura «attorno al letto queen size» per un volo Los AngelesNew York in cui viaggiava da sola, si era resa conto del footprint che stava lasciando e non è riuscita a chiudere occhio.

E VOI CHE IMPRONTA LASCIATE SULLA TERRA?

Il tema di cui sentirete parlare ad libitum quest’anno è proprio il footprint, cioè l’impronta che lasciamo sulla Terra con le nostre attività ma, in realtà, anche con la nostra stessa esistenza: per produrre emissioni nocive al Pianeta non abbiamo nemmeno bisogno di salire sull’auto, come sanno tante aziende di moda che hanno preso l’abitudine di piantare un albero per ogni invitato a un qualsiasi evento che abbia comportato spostamenti ed emissioni di gas. In realtà, ci basta respirare. Tutti siamo emettitori costanti di emissioni nocive, produciamo il nostro personale Co2 (tante mogli direbbero che i loro mariti producono un Co2 speciale, particolarmente tossico, ogni sera sotto le coperte, ma lasciamo stare).

NUOVA TENDENZA DI ORIGINE SCANDINAVA

Dunque, in questa nuova ondata di puritanesimo ambientale che, per ragioni soprattutto storiche e filosofiche è guidato dai Paesi scandinavi e di cui Greta Thunberg è l’esponente più famoso, ma non certo l’unico, la bicicletta, il trasporto pubblico (purché funzionante, Roma al momento può dirsi ancora esentata), il car sharing e il turismo modello “mogli-e-buoi-dei-paesi-tuoi” saranno la grande tendenza degli anni a venire. Quando penso che, un paio di anni fa, dissi allo studente finlandese che si lamentava dello smog e della confusione di Roma senza riuscire ad apprezzarne la straordinaria ricchezza artistica di tornarsene pure nelle foreste di abeti di cui tanto sentiva la mancanza, non avevo capito di avere di fronte il nuovo Savonarola.

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Viaggio da Nord a Sud tra i dolci tipici di Natale

Le ricette tradizionali che resistono alla dittatura del panettone. Accomunate dal fil rouge del recupero. E spesso a base di pane o polenta.

Se pensate di avere già raggiunto il picco glicemico con l’assaggio di panettoni random, pre feste, sappiate che il meglio deve ancora arrivare. Natale significa anche zuccheri a go-go. Ricordate che dopo abbuffate di pasta fresca, carne, pesce, frutta secca e chi più ne ha più ne metta, dovrete lasciare spazio ai tanti, tantissimi dolci che bisognerà mangiare in maniera sistematica. In tutte le regioni italiane c’è uno zoccolo duro di pasticceria tradizionale che resiste alla dittatura del panettone e del pandoro. Specialità locali che si tramandano da generazioni e che sono accomunate dal fil rouge del recupero. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di ricette povere e contadine, nate dalla necessità di non sprecare gli avanzi. Spesso a base di pane o polenta, arricchiti di frutta secca, canditi e uvetta. Iniziamo il nostro giro d’Italia per scoprirli, regione per regione.

LA FLANTZE VALDOSTANA E LA PINSA VENETA

In Valle d’Aosta potrete assaggiare la Flantze, un pane di forma rotonda, fatto con farina integrale, di solito di segale o di frumento, burro, zucchero, uvetta, mandorle, noci e scorza d’arancia. In Piemonte non può mancare il Tronchetto, il cui nome, secondo la leggenda, deriva dall’usanza di mettere sul fuoco, durante le feste, un ceppo di legno più grosso del solito perché durasse tutta la notte. Viene preparato con farina, burro, uova, marroni, brandy, panna e cioccolato. Ma c’è anche il Crumbot, un dolce piemontese povero: una pasta frolla antropomorfa che riproduce il bambin Gesù e viene fatta con farina del grano San Pastore, uova, burro, zucchero, un pizzico di lievito, arance, ciliegie candite e gocce di cioccolato. Tonda o rettangolare, la Pinsa veneta è un dolce antispreco, figlio di una cultura contadina che faceva del recupero virtù. Nato povero, veniva fatto con pane raffermo o polenta avanzata, poi nel tempo è stato arricchito di ingredienti. Oggi si prepara con farina bianca, farina gialla, lievito, latte, zucchero, uova, fichi, semi di finocchietto e uva passa.

LA BISCIOLA, IL PANETTONE VALTELLINESE

Oltre a essere la patria del panettone, la Lombardia ha dato i natali anche a Bisciola e Miascia. La Bisciola è considerato il panettone valtellinese: farina di grano saraceno, fichi, frutta secca e uvetta. La Miascia nasce come ricetta di riciclo per recuperare il pane secco ammollato nel latte e impastato con uova, frutta e frutta a guscio. In assenza del pane, si preparava una pasta di semplice farina, bianca e gialla. Ancora oggi è un dolce casalingo diffuso nel Comasco e nella Brianza e presenta varianti, sia nelle farine (in alcune città viene usata quella di castagne), sia negli ingredienti (scorze di agrumi, polvere di cacao, fichi secchi, ma anche liquore e amaretti). Farina, uova, burro, zucchero e lievito sono alla base dello Zelten, il pan dolce del Trentino Alto Adige, insaporito di frutta secca e canditi. Le varianti sono tante, ma si può distinguere tra la versione trentina, che prevede più pane e quella suditirolese che privilegia la frutta. Il Natale friulano si traduce con Gubana, un antico dolce lievitato a forma di chiocciola, ripieno di noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa, scorza grattugiata di limone.

In tutte le province emiliane è diffusa la Spongata, una torta di pasta brisée, farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle e ricoperta da un secondo strato di sfoglia

Al Pandöçe o Pan Döçe natalizio i liguri non rinuncerebbero mai. Un pane impreziosito da pinoli, uvetta e frutta candita, un tempo molto diffuso tra i marinai grazie al plus della sua lunga durata. In Emilia il panettone ha molti competitor. Il Pampepato o Pampapato di Ferrara (da pan del papa, perché a lui dedicato) ha la forma di zuccotto, è fatto con mandorle o nocciole finissime, gustosi canditi, spezie profumate; la calotta è ricoperta da cioccolato fondente. A Bologna il Certosino, o Pan Speziale, è una ciambella bassa insaporita da mandorle, pinoli, cioccolato fondente e canditi, miele e mostarda. Simile, ma arricchito da Cognac o vino bianco passito, è il Panone, sempre made in Bologna. Nelle tavole natalizie bolognesi, inoltre, si può trovare la Pinza, dolce da forno figlio della tradizione contadina: un rotolo di farina, burro e uova che stringe, come una pinza, un ripieno di mostarda (confettura tipica preparata con cotogne e prugne). In tutte le province emiliane è diffusa la Spongata, una torta di pasta brisée, farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle e ricoperta da un secondo strato di sfoglia.

Dalla forma rotonda e dalla superficie rugosa con ostia alla base, bianco o nero (a seconda che venga spolverato con zucchero a velo o cacao), il Panforte è tipico del Senese, ma diffuso in tutta la Toscana. Presenta un forte gusto di spezie e di frutta candita, è consistente e si presenta leggermente gommoso al palato. Oltre al Panforte, in Toscana troviamo anche i Ricciarelli, biscotti di pasta di mandorla, con agrumi e cannella. La Cicerchiata (piccole sfere di pasta di farina, uova e zucchero, unite dal miele) è diffusa in tutto il Centro (Abruzzo, Marche, Lazio, Umbria, Toscana) e deve il suo nome a un legume antichissimo che ha trovato in questa parte della penisola il tuo terreno d’elezione e che richiama le dimensioni delle palline fritte, la cicerchia. Di forma rotonda è anche il Panpepato, specialità popolare umbra a base di noci, nocciole, mandorle, cannella, noce moscata, cioccolato, miele, uvetta, cacao e pepe.

UN NATALE A BASE DI MANDORLE E CIOCCOLATO

Il Natale marchigiano è a base di Bostrengo che, con nomi diversi, domina la scena. Anche questa volta alla base c’è la volontà di non sprecare, quindi pane raffermo arricchito di frutta secca (fichi in primis) e candita, mosto cotto, scorza di agrumi e uvetta. In Abruzzo è il Parrozzo il re incontrastato delle feste: una pagnotta semisferica a base di farina di mandorle, uova e cioccolato. L’invenzione si deve a Luigi D’Amico, un pasticcere di Pescara che fu ispirato dal pane di granturco dei contadini. La prima persona alla quale Luigi D’Amico fece assaggiare il parrozzo fu Gabriele d’Annunzio, che, estasiato dal nuovo dolce, scrisse un madrigale “La Canzone del Parrozzo”. Di origini nobili è il Pangiallo romano, che risale alla Roma Imperiale. Veniva preparato durante la festa del solstizio d’inverno, in modo che con il suo colore dorato, potesse favorire il ritorno del sole. Tradizionalmente il pangiallo era realizzato con frutta seccamiele e cedro candito, che veniva sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Oggi si aggiunge anche lo zafferano. Fino a poco tempo fa, le massaie romane, per risparmiare, mettevano i noccioli essiccati della frutta estiva, ora sostituiti da mandorle e nocciole.

LE ZEPPOLE E GLI STRUFFOLI CAMPANI

Nella tradizione campana spiccano gli Struffoli: stesso concetto della Cicerchiata, quindi palline di pasta fritta, tenute insieme dal miele e sistemate a mo’ di montagnetta. A Napoli si fanno notare anche i Roccocò e i Susamielli. I primi, a forma di ciambella, sono a base di mandorle, farina, zucchero, cacao, canditi e spezie varie. Pare siano stati inventati nel 1320, dalle monache del Real Convento della Maddalena, mentre il nome deriva dal francese “rocaille”, elemento decorativo a forma di roccia o conchiglia. I Susamielli sono dei biscotti duri di forma rotonda o a esse, fatti con farina, miele, noci tritate e un grammo di ammoniaca. In Campania non possono mancare inoltre le Zeppole, ciambelle fritte, profumate e colorate dai diavulilli, confettini colorati. In Puglia Natale significa soprattutto Cartellate. Delle piccole rose, fatte da un semplice impasto di olio, vino bianco e farina: vengono fritte e poi passate nel vincotto, di vino o di fichi. Friabili e croccanti, hanno origini molto antichi, la leggenda narra che venissero fatte in Egitto per i faraoni, la tradizione popolare attribuisce loro un alto valore simbolico e le paragona alle lenzuola di Gesù.

In Molise imperversano i Cippillati, mezzelune di pasta frolla ripieno di marmellata di amarene

In Molise imperversano i Cippillati, mezzelune di pasta frolla ripieno di marmellata di amarene. Si può riempire di marmellata di amarene anche il Calzoncello fritto lucano che, nella sua forma più tradizionale, è ripieno di castagne e cioccolato. La Pitta ‘Nchiusa (o ‘mpigliata) è un dolce natalizio identitario della Calabria. Ha la forma di torta di rose ed è diffuso, con varianti, soprattutto nelle province di Cosenza e di Crotone. L’impasto dell’involucro prevede l’utilizzo di farina di grano duro, zucchero, olio extravergine d’oliva, succo di arancia, liquore dolce, cannella, chiodi di garofano. Nel ripieno l’uva passa viene resa ancora più gustosa da noci tritate, Mandarinetto, liquore all’anice, succo di arancia, cannella e chiodi di garofano.

IN SICILIA NON MANCANO BUCCELLATI E CUDDUREDDI

Il Natale calabro prevede anche tanti altri dolci: Susumelli o Susumelle (biscotti di farina, miele, mandorle tritate, uvetta, ricoperti di glassa o cioccolato), Lumini (biscotti rotondi di mandorla, ricoperti di glassa e ripieni di cioccolato), Muicate (paste di mandorle), ‘Mpignolata (palline di pasta fritta legate con il miele, più piccole degli Struffoli), Zeppole (bocconcini di pasta lievitata fritta e insaporita con uvetta), Curuje dolci (ciambelle di pasta lievitata, fritte e zuccherate), Crocette di fichi (fichi secchi, ripieni di noci, mandorle e scorza d’arancia). Nella provincia di Cosenza non possono mancare gli stratosferici Turdilli: gnocchi dolci di farina, vino cotto e miele. Il Natale siciliano è all’insegna dei Buccellati, dolci che possono assumere diverse forme a seconda della provenienza e sono a base di pasta frolla con un ripieno ricco di fichi secchi. Simili ai buccellati, i Cuddureddi o Cuddrureddi, fatti con farina e sugna e ripieni di marmellata di fichi, mandorle o melone.

I DOLCI ISOLANI, DALLA CUBAITA ALLE TIRICCAS

Sulle tavole siciliane non manca la Cubaita, un torrone isolano, a base di frutta secca o sesamo, miele e scorza d’arancia. In Sardegna vanno forti le Seadas, ravioli di pasta dolce fritta, ripiena di formaggio e condita con il miele; i Papassinos, grossi biscotti preparati con un impasto di pasta frolla, uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata, miele e le Tiriccas, fatti con farina e strutto, e ripieni di sapa, il caratteristico mosto cotto sardo.

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I 10 luoghi più belli (e meno banali) per il Natale 2019

San Candido, nelle Dolomiti, per i romantici. In Norvegia con l'aurora boreale. Nella provincia di Rieti dove nacque il primo presepe. E poi Sutri, Bruges, Mar Baltico: idee alternative su dove trascorrere le festività.

1. MATERA: NATALE DI SASSI E CULTURA

Matera è città europea della Cultura del 2019 e un presepe naturale vivente. Anche questo Natale è la scenografia di una grande rievocazione, nelle date del 7-8 dicembre, del 14-15 dicembre, 21-22 dicembre e del 27-28-29 dicembre. Un itinerario tra figuranti e case di sassi del presepe di circa un’ora e mezzo dal centro storico al rione Sasso Barisano. Immancabile una visita per le festività nella provincia lucana, anche per vivere gli ultimi eventi di arte e cultura delle celebrazioni del 2019.

2. BETLEMME, LA CITTÀ DEL NATALE

Betlemme, in Palestina, è la città del Natale più lungo al mondo. Le festività cristiane nei luoghi di Gesù iniziano ogni anno con l’Avvento (il primo dicembre) e si chiudono il 19 gennaio con il Natale armeno (dopo Natale dei cattolici e protestanti il 25 dicembre il Natale degli ortodossi il 6 e 7 gennaio). Liturgie, sfilate e feste di piazza, visite alle falegnamerie e ai luoghi sacri come la Basilica della Natività restaurata dagli italiani che contiene la cripta della grotta: un clima unico, da vivere a fine anno. Si raggiunge con voli low-cost per Tel Aviv.

3. SAN CANDIDO PER I PIÙ ROMANTICI

San Candido, nelle Dolomiti, è molto più che una meta per mercatini natalizi: è la porta per il Parco naturale delle Tre cime di Lavaredo e tra i luoghi più incantevoli delle Alpi. L’atmosfera è fiabesca sin dalle settimane dell’Avvento: una settimana bianca per Natale nel borgo tirolese dell’Alta Val Pusteria è immancabile per le coppie romantiche. E per chiunque voglia sciare tra i panorami delle montagne più suggestive d’Europa.

4. A TROMSO VIGILIA CON L’AURORA BOREALE

Una meta alternativa alla casa finlandese di Babbo Natale, in Lapponia, è Tromsø, in Norvegia, il centro culturale del Circolo polare artico dalle luminose estati e dai Natali avvolti nell’oscurità. All’apparenza: la città del Sole a mezzanotte, casa di ispirati scrittori e musicisti, d’inverno è la terra dei bagliori delle aurore boreali, di lunghe traversate in slitte, interminabili nevicate e nottate di storie di troll ed elfi. Un luogo remoto, ma accessibile: dall’Italia si raggiunge in aereo con uno scalo.

5. GRECCIO, DOVE NACQUE IL PRIMO PRESEPE

Alzi la mano chi sa che il primo presepe al mondo fu opera di san Francesco, nell’Alto Lazio. Nel 1123 il santo dei poveri era appena rientrato dalla Palestina. Visitando Greccio (dal 2016 tra i borghi più belli d’Italia) ritrovò l’atmosfera della città della Natività e ordinò al cappellano di scegliere una grotta e di costruirvi dentro una mangiatoia. Da allora il borgo medievale della provincia di Rieti (gemellato con Betlemme) è famoso per la rievocazione del presepe nei luoghi originari e con i dialoghi del santo.

6. BRUGES: UN NATALE DI LUCI E PRALINE

Una meta europea più classica, ma di nicchia, per vivere l’atmosfera intima delle festività è la città fiamminga di Bruges, in Belgio. Meno assaltato per i mercatini delle città tedesche e austriache, il capoluogo delle Fiandre conta anche 55 cioccolaterie. Un Natale tra le praline, oltre che tra i presepi e gli eleganti addobbi tra le strade e i canali medievali. Volendo, per i cultori a Bruges c’è anche il museo del cioccolato Choco Story.

Natale 2019 10 luoghi Amalfi
La Calata della stella cometa, Amalfi.

7. AD AMALFI DOVE SCENDE LA COMETA

D’inverno la Costiera amalfitana regala il Natale più mediterraneo e coreografico. La vigilia del 24 dicembre tra Atrani, il borgo più piccolo d’Italia, e Amalfi, nel litorale patrimonio dell’Unesco va in scena la spettacolare Calata della stella cometa: da più di 140 anni una palla infuocata con centinaia di fiaccole viene fatta scivolare dai monti per 300 metri su un cavo d’acciaio fino alle terrazze panoramiche. Un clima magico tra le luminarie di borghi incastonati come gioielli e fuochi d’artificio.

Natale 2019 10 luoghi Dubai
Natale a Dubai. GETTY.

8. AL CALDO A DUBAI O SUL MAR ROSSO

Per staccare dalla tradizione, le ferie natalizie sono un periodo ottimo anche per svernare una settimana al caldo, tra il Mar Rosso e Dubai. Con pacchetti low cost si può volare in un resort di Sharm el Sheik, da Natale fino a Capodanno: le prenotazioni dall’Italia per l’Egitto di queste festività sono in aumento del 39% rispetto al 2018. Un altro Natale esotico sempre più gettonato è a Dubai, negli Emirati: più costoso, ma con delle offerte. E un fine 2019 col botto.

9. SUTRI, IL VILLAGGIO ETRUSCO DI BABBO NATALE

La casa italiana di Babbo Natale è a Sutri, nel cuore della Tuscia. Tra le mura etrusche e medievali in tufo, per le festività della fine dell’anno viene creato un villaggio di Natale tra i più caratteristi d’Italia, a una trentina di chilometri da Roma. Il borgo del Viterbese, nel club dei borghi più belli della penisola, è assaltato da famiglie con bambini, impazienti di entrare nelle stanze dei balocchi Santa Claus e della Befana. Tra i luoghi che furono celebrati anche dal Petrarca.

10. SUL BALTICO DOVE NACQUE L’ALBERO DI NATALE

Più incerto è il primato sulla tradizione dell’albero di Natale. Le tre capitali baltiche si litigano la palma di città del primo albete addobbato, e tengono molto al clima natalizio. Queste festività sono in ogni caso il periodo più caratteristico per visitare Tallin (Estonia), Vilnius (Lituania) e Riga (Lettonia), dove una targa in otto lingue ricorda il “primo albero di Capodanno” del 1510. Spostarsi tra le tre Repubbliche baltiche è facile anche in autobus, dopo un volo low cost dall’Italia.

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Il nuovo lusso del Natale è stare a casa per stanchezza

Niente voli lontani verso Paesi al caldo. Dopo un anno di stress da super lavoro la tendenza chic è sedersi a tavola il 24 dicembre per rialzarsi attorno al 5 gennaio. In mezzo, due settimane di letto a guardare Netflix, dormire e giocare coi bambini. Chi ci sta?

Forse l’avrete notato, i viaggi di Natale nei Paesi caldi sono finiti anche al cinema. Il cinepanettone dell’anno è un viaggio a ritroso nel tempo siglato Ficarra e Picone, che di certo non assomiglia neanche lontanamente a quella meraviglia del Pinocchio di Matteo Garrone, ma non è nemmeno un cattivissimo film. Non che non si vada ai Caraibi o alle Maldive, naturalmente, per chi può e chi vuole e magari in un resort non troppo affollato. Ma la tendenza chic e snob del momento è un’altra e ha molto a che vedere con il suo dato sociale speculare, e cioè con un tasso di disoccupazione nazionale che, pur sceso dello 0,2% da settembre, veleggia ancora al 9,7%, uno fra i più alti di tutta Europa. Dunque, lo stress da super lavoro, e il viaggiare molto tutto l’anno per attendere ai vari impegni, si è trasformato nel segno del benessere.

AL MASSIMO SI VOLA DALLA FAMIGLIA

L’altra mattina, alla prima colazione di Natale organizzata da Diego Della Valle per i saluti di fine anno (quasi scomparse le cene e le colazioni di auguri; la brioche e il wholegrain stellati del primo mattino sono il corollario di quanto si va postulando) non si è sentito evocare un solo viaggio lontano: chi avesse preso l’aereo, l’avrebbe fatto solo per raggiungere la famiglia in Sicilia, sedersi dichiaratamente a tavola il 24 e rialzarsene attorno al 5 gennaio, giusto in tempo per sedersi alla cena di gala della nuova edizione di Pitti Uomo il 6 (lamenti pur soddisfatti d’obbligo).

ANCHE IL MONDO DELLA MODA AGOGNA IL RITORNO A CASA

Per tutti gli altri, l’orizzonte prevedeva nell’ordine: due settimane di letto a vedere serie su Netflix, o in alternativa tre sciate nella casa di famiglia in montagna, molto giocare con i bambini (sensi di colpa d’obbligo) e molto dormire. D’altronde, il mondo un po’ meno ma ancora viziatissimo della moda e del lusso, che nell’ultimo anno ha viaggiato continuamente fra New York, Parigi, Shanghai, Marrakech, Miami, Los Angeles, Roma più addentellati ed excursus, che cosa potrebbe ancora agognare se non la propria casa?

GRAZIE MILLE PER QUELLA SCATOLA DI TISANE SPECIALI

E dunque ecco i ringraziamenti affettuosissimi al department store sempre più sostenibile che ha regalato un overall raffinato in cashmere per rilassarsi, all’amica che ha esagerato con il buono per la spa di Armani, all’altro amico che ha esagerato con la scatola di tisane speciali. Se solo fino a 15 anni fa il massimo del lusso era avere tempo per sé e 10 anni fa, in piena crisi post-bolla dei mutui subprime, ricevere in dono olio e generi alimentari di prima necessità in vista di qualche guerra civile che, almeno per il momento, non pare dover scoppiare, il massimo dell’eleganza è lo stare a casa.

PERCHÉ STAYING HOME IS THE NEW GOING OUT

Come diceva il New York Times di recente, con una di quelle antitesi che in inglese riescono sempre meglio “staying home is the new going out”. Dunque, in caso doveste rimanere a casa per Natale per mancanza di fondi, sappiate che non sareste mai più chic e in tendenza. Potrete perfino vantarvi un po’.

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Come funziona nugo, l’app su misura per i viaggiatori

Lanciata da Fs, permette di pianificare uno spostamento con più mezzi di trasporto ma un solo clic. La guida.

Tra i settori più rivoluzionati negli ultimi anni dalla digitalizzazione c’è sicuramente quello dei viaggi. Con gli smartphone sempre a portata di mano è diventato via via più facile personalizzare i propri spostamenti in anticipo. In questo contesto, si inserisce una nuova app, lanciata a giugno 2018 dal Gruppo Fs Italiane, che vuole promuovere il trasporto collettivo e sostenibile. Si chiama nugo e ha come obiettivo quello di facilitare i viaggiatori negli spostamenti, integrando diverse modalità di trasporto: treno, autobus,metropolitana, traghetto, car e bikesharing.

DIVERSE COMBINAZIONI DI MEZZI DI TRASPORTO

Ma come funziona precisamente l’app? Attraverso il Journey planner, e dopo che è stata selezionata la città di partenza e di arrivo, nugo elenca tutte le possibili soluzioni per raggiungere la destinazione, combinando diversi mezzi di trasporto e indicando per ognuno di essi la durata del viaggio e il prezzo del biglietto.

Il controllo avviene tramite un codice univoco attraverso il quale i controllori sui mezzi pubblici possono accertare la validità del biglietto

Una volta scelto il mezzo, o la combinazione di mezzi proposti, è possibile acquistare con un clic tutti i biglietti. I titoli di viaggio acquistati tramite nugo non hanno sovrapprezzo e possono essere salvati sul cellulare. Il controllo avviene tramite un codice univoco attraverso il quale i controllori sui mezzi pubblici possono accertare la validità del biglietto.

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Leonardo da Vinci primo aeroporto al mondo ad installare le lampade Biovitae

Installate al pronto soccorso di Fiumicino, le lampade sono in grado di ridurre i rischi di infezioni per operatori e passeggeri e limitare i fenomeni di antibiotico-resistenza.

L’aeroporto Leonardo da Vinci si conferma sempre più attento all’ innovazione e servizi per i passeggeri. Lo scalo, infatti, è il primo al mondo ad aver installato presso il proprio Pronto Soccorso (sala accettazione, sala visita medica emergenza con tavolo operatorio, sala report visita, sala degenza pazienti) i dispositivi di illuminazione battericidi Biovitae, in grado di ridurre i rischi di infezioni per operatori e passeggeri e limitare i fenomeni di antibiotico-resistenza.

Biovitae è l’unica tecnologia brevettata Led che, grazie a una combinazione di frequenze luminose, uccide tutti i batteri (Gram+, Gram-, spore, muffe e funghi) e sanifica gli ambienti senza renderli sterili e senza, quindi, indebolire il sistema immunitario. Biovitae è una luce Led che, a differenza degli UV, è totalmente sicura per l’uomo e non richiede protezioni speciali. La resistenza antibiotica è, infatti, una delle più grandi emergenze sanitarie del nostro tempo.

Delle 33 mila morti che avvengono ogni anno nei Paesi dell’Ue per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre diecimila si registrano nel nostro Paese. Un record negativo, stando ai dati forniti dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici. Il rispetto delle norme igieniche e l’individuazione di azioni di prevenzione sono quindi sempre più importanti.

ADR A FAVORE DELLA LOTTA CONTRO LE INFEZIONI

La società Aeroporti di Roma con l’installazione di Biovitae ha deciso di intraprendere un serio cammino nella lotta alle infezioni recependo l’allarme lanciato dai ricercatori del progetto Pand Hub, realizzato dal VTT (Technical Research Centre) – principale centro di ricerca pubblico finlandese – in collaborazione, tra gli altri, con l’Università di Nottingham e lanciato nel novembre 2014 per valutare i rischi di diffusione di malattie all’interno degli hub di trasporto in tutto il mondo. Obiettivo finale del progetto triennale di ricerca, finanziato con 3,1 milioni di euro di Fondi Europei, è quello di sviluppare un modello di prevenzione e un piano d’azione in caso di crisi. Oggi a Fiumicino sono stati presentati i brillanti risultati di questa sperimentazione.

 “Grazie alla tecnologia di Biovitae – ha dichiarato l’amministratore delegato di Adr, Ugo de Carolis – l’abbattimento della carica batterica nei locali della sperimentazione è stato superiore al 60 % e gli spazi con buona igiene batterica sono quasi raddoppiati, passando dal 42 all’82%. Da oggi possiamo considerare il Pronto Soccorso dell’aeroporto di Fiumicino un luogo in cui il rischio microbiologico per passeggeri e operatori sanitari è sostanzialmente azzerato”.

“Sono molto contento che un brevetto 100% italiano sia stato adottato da ADR che, primo aeroporto al mondo, ha compreso l’importanza di fare qualcosa di concreto per la lotta alle infezioni e alla resistenza antibiotica. Spero questo sia il primo passo di una collaborazione continuativa e che questo virtuoso percorso possa essere uno stimolo per gli scali di tutto il mondo” ha dichiarato Mauro Pantaleo, amministratore delegato di P&P Patents and Technologies, società titolare del brevetto.

ADR sta valutando le opportunità di sperimentazione all’interno dei Terminal e delle aree d’imbarco e sbarco dei passeggeri.

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