La Nato litiga anche sulla definizione di terrorismo

Le divergenze in seno all'Alleanza ne testimoniano lo stato semi-comatoso. Mancano leadership e strategie condivise. E l'Ue continua a farsi notare solo per la propria indecisione.

Una Nato senza leadership, senza strategie condivise. La conferenza di Londra che avrebbe dovuto celebrare il 70esimo anniversario della Alleanza Atlantica conferma in pieno la crudele diagnosi di Emmanuel Macron: elettroencefalogramma piatto. La scenetta registrata a loro insaputa di Justin Trudeau, Boris Johnson e Macron che dileggiano Donald Trump («Ai suoi collaboratori cade la mascella quando parla…») la dice lunga sulla fine della egemonia americana sulla Nato. Trudeau peraltro si è beccato dell’«ipocrita» da Trump richiesto di commentare la scenetta.

Ma a Londra è soprattutto emerso chiaramente che, tramontata Washington, Bruxelles non si è fatta avanti: l’Europa divisa e anche confusionaria non è in grado di elaborare uno straccio di strategia e men che meno una egemonia politica alternativa a quella americana. Non solo, la minaccia di Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi europei nel caso applicassero una digital tax alle major americane della rete ha trovato una risposta sfumata. Di fatto, la conferenza si è spezzettata in una serie di bilaterali di Trump, gli unici che hanno dato il senso dello stato dell’arte, al di là del solito comunicato finale di mediazione che si ferma a ribadire l’impegno per aumento delle risorse destinate alla difesa da parte dei Paesi europei.

UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE

Sul tema scabroso dei rapporti con la Russia (aperturista Macron, negativo Trump), il comunicato finale dà un colpo al cerchio e uno alla botte, segno del permanere delle divergenze sul tema focale: «La Nato rimane disponibile al dialogo e a un rapporto costruttivo con la Russia, quando le azioni della Russia lo renderanno possibile, ma le azioni aggressive della Russia rappresentano una minaccia alla sicurezza euro-atlantica». Per quanto riguarda il bilaterale tra Trump e Giuseppe Conte un piccolo e significativo giallo ha dato il senso della pasticciata politica estera dell’esecutivo italiano. Trump infatti ha dichiarato di avere avuto assicurazioni circa il disimpegno dell’Italia dall’utilizzo della tecnologia cinese Huawei per il 5G: «Ho parlato con l’Italia e non sembra che vadano avanti con questo». Da parte sua però “Giuseppi” ha negato di aver preso questo impegno: «Non ho trattato questo tema con Trump».

LE DIVISIONI SU TURCHIA E TERRORISMO

Lo stato semi-comatoso dell’Alleanza è infine –ma non per ultimo- emerso con chiarezza a fronte della pressante richiesta di Tayyp Erdogan affinché la Nato dichiari formalmente «terroristi» i curdi siriani dello Ypg. Richiesta più che giustificata perché infinite sono le prove della collusione e della collaborazione attiva tra lo Ypg e il Pkk curdo-turco nello sviluppare quegli attacchi e quegli atti di terrorismo che dal 2015 a oggi hanno fatto non meno di 4.500 vittime in Turchia. Da parte sua, Trump, dopo il bilaterale con Erdogan, ha apprezzato molto quelle operazioni militari turche per creare una zona di sicurezza in Siria che all’opposto l’Unione Europea condanna: «Nel Nord della Siria la zona di sicurezza sta funzionando molto bene. Riconosco per questo molto credito alla Turchia. Abbiamo discusso di tutto io ed Erdogan, abbiamo discusso di Siria, di curdi. Il cessate il fuoco sta reggendo molto, forse un giorno me ne riconosceranno il merito, ma probabilmente no».

Non è stato possibile raggiungere un consenso con la Turchia sulla definizione di terrorismo

Emmanuel Macron

Ma sul tema del terrorismo curdo-siriano Macron ha fatto muro, si è rifiutato di condannare lo Ypg, ha anzi accusato la Turchia di «collaborare con gruppi siriani alleati dell’Isis» e ha tagliato netto: «Non è stato possibile raggiungere un consenso con la Turchia sulla definizione di terrorismo». Una Nato che non riesce neanche ad accordarsi sulla definizione di terrorismo a 18 anni dall’11 settembre è drammaticamente nel caos.

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Dal 5G alla Libia: le spine di Conte al vertice Nato

Bilaterale con Trump, che annuncia il passo indietro dell'Italia sulla rete di quinta generazione. Il premier smentisce: «Non ne abbiamo parlato». Sul tavolo anche il ruolo di Washington a Tripoli.

Difesa del ruolo della Nato, Mes, dossier libico, ma soprattutto il 5G. Sono questi i temi al centro del vertice dell’Alleanza Atlantica nelle parole del premier Giuseppe Conte. Il capo del governo, arrivato nella mattina del 4 dicembre al summit Nato di Watford, nel Nord di Londra, e subito incalzato dai giornalisti sul dibattito relativo all’importanza dell’Alleanza nel contesto globale di oggi e di domani, ha risposto: «La Nato è e rimane un punto di riferimento sia per la dimensione militare che per quella politica. Certo che ha un futuro». Il premier ha avuto un bilaterale con il primo ministro britannico Boris Johnson e uno con il presidente Usa Donald Trump, all’indomani della minaccia del tycoon di imporre nuovi dazi contro la digital tax.

IL BOTTA E RISPOSTA SUL 5G CON TRUMP

E proprio con Trump è andato un scena un botta e risposta a distanza sulla scottante questione del 5G. Il presidente l’ha definito un «pericolo per la sicurezza», affermando che vari Paesi, tra cui l’Italia, non andranno avanti nel progetto di implementazione della tecnologia d’intesa col colosso cinese Huawei. «Ho parlato all’Italia e sembra che non procederanno», ha detto Trump. «Ho parlato con altri Paesi, non procederanno. Tutti quelli con cui ho parlato non andranno avanti». Immediata è arrivata la smentita del premier Conte: «Non abbiamo trattato questo tema», ha tagliato corto. Tema che è «rimesso alle prescrizioni del nostro ordinamento giuridico. Sul 5G l’Italia si è dotata di struttura normativa particolarmente avanzata» con la golden power, unica in Europa, «ed è quella che governa le nostre azioni», ha spiegato Conte.

LA POLITICA USA IN LIBIA

Sul Mes che tanti problemi sta creando in seno alla sua maggioranza, Conte ha poi detto: «C’è una logica di pacchetto, rimaniamo vincolati a questa prospettiva. Con gli altri leader europei abbiamo parlato di molte cose, e senza entrare nei dettagli, posso dire che quando c’è da difendere gli interessi dell’Italia non mi distraggo mai. Se vedo il rischio di dover mettere un veto in Ue o di una spaccatura nella maggioranza? Non vedo né il primo né il secondo rischio. Quando il Mes sarà firmato decideranno i responsabili politici dei singoli Paesi, ci sono tempi e modi che decideremo in seguito». Conte ha poi parlato del minisummit a quattro che si è tenuto il 3 dicembre: «Era un vertice sulla Siria che nasceva con un altro formato, nessuno parlerebbe di Libia senza coinvolgere l’Italia». Sul dossier libico a preoccupare Conte è l’imprevedibilità di Trump, ondivago nel suo sostegno al governo riconosciuto di Fayez al-Serraj e al generale Khalifa Haftar.

Gli Usa in Libia possono e devono avere un ruolo fondamentale

Giuseppe Conte

«Sicuramente gli Usa hanno un ruolo fondamentale nel Mediterraneo allargato e, anche per la Libia, possono e debbono avere un ruolo fondamentale, noi li abbiamo sempre coinvolti in questi dossier», ha detto Conte. «Prescindere da loro per cercare di indirizzare alla soluzione politica il conflitto libico sarebbe impensabile».

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I leader Nato ostentano unità nel vertice ad alta tensione

Trump, Johnson e la dichiarazione finale congiunta definiscono il summit un «grande successo». Ma come non mai sono emerse le divisioni e i veleni tra i protagonisti.

Al secondo giorno del vertice Nato a Londra che celebra il 70esimo anniversario dell’Alleanza Atlantica, i leader hanno mostrato un’unità e una sintonia che stridono con le tensioni e i veleni emersi durante il summit. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato la firma della dichiarazione finale del vertice di Watford, sottolineando l’impegno «senza precedenti» per l’incremento di risorse, sulla sfida delle nuove tecnologie, per un atteggiamento di forte «deterrenza», ma anche per il dialogo con la Russia, indicando «per la prima volta la Cina» come oggetto di attenzione.

LA DICHIARAZIONE FINALE DEL VERTICE

Nella dichiarazione finale approvata dai leader si fa riferimento per la prima volta anche alla cooperazione militare nello spazio tra i Paesi Nato, alla lotta alle cyber minacce e al terrorismo fra i fronti emergenti del futuro. «La Nato è l’alleanza di maggior successo nella storia perché cambia in quanto il mondo è cambiato», ha detto Stoltenberg. Il segretario generale ha poi rivendicato i 130 miliardi di dollari in più stanziati dai Paesi membri dal 2016 a oggi per la difesa e l’impegno ad arrivare a 400 miliardi nel 2024.

PER TRUMP E JOHNSON «UN SUCCESSO»

Gli stessi Donald Trump e Boris Johnson hanno definito il meeting un «successo», aggiungendo che la «Nato è più forte che mai».

«Basta liti e divisioni», ha detto il premier britannico, che con la Brexit in vista ha bisogno più che mai dell’asse atlantico. Ma le divisioni, a partire dallo strappo del presidente Emmanuel Macron e dalla variabile impazzita della Turchia, ci sono state eccome. A farle emergere in tutta la loro evidenza è stato un video rubato durante la cena a Buckingham Palace in cui Macron, il premier canadese Justin Trudeau, Johnson e il primo ministro olandese Mark Rutte fanno capannello prendendosi gioco di Trump.

TRUMP ANNULLA LA CONFERENZA STAMPA FINALE

Un filmato che ha innervosito parecchio il presidente Usa, che ha attaccato Trudeau dicendo prima che ha una «doppia faccia» per poi annullare la conferenza stampa finale. «Ne ho già fatte troppe in questi giorni», si è giustificato, ma è più probabile che le tensioni accumulatesi lo abbiano spinto a voler calmare le acque.

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I nuovi ricatti di Erdogan si abbattono sul vertice Nato di Londra

Il presidente turco è arrivato al meeting dell'Allenaza minacciando di bloccare i piani dell'organizzazione nel Nord Europa se non ci sarà una condanna dei curdi siriani. Scintille anche con Macron sulla lotta al terrorismo.

Per la Nato il 70esimo compleanno è forse uno dei più difficili. Tutti gli Stati membri sono riuniti a Londra per fare il punto sul futuro dell’Alleanza. Ma tra gli invitati non mancano tensioni e frecciate, in particolare tra Donald Trump e Emmanuel Macron. Non solo. Tra di loro c’è anche una vera e propria mina vagante: Recep Tayyip Erdogan. «Agitatevi quanto volete. Prima o poi rispetterete il diritto della Turchia a combattere contro il terrorismo. Non c’è altra strada». Ha ribadito il presidente della Turchia arrivando a boicottare i piani della Nato in Polonia e Paesi baltici in mancanza di un sostegno contro le milizie curde in Siria.

Nelle ultime settimane, il suo esercito, il secondo dell’Alleanza dopo quello Usa, è stato condannato come “invasore” in Siria da molti dei maggiori azionisti dell’Alleanza stessa. Ma il presidente turco non è tipo da stare sulla difensiva. Dopo aver mandato a dire a Emmanuel Macron di controllare la sua «morte cerebrale», prima di quella della Nato, si è presentato al vertice di Londra come l’incognita numero uno: un partner scomodo ma necessario, provocatorio eppure sempre ambito.

IL RICATTO DI ERDOGAN VERSO I PAESI DEL NORD

Non più avamposto della Guerra Fredda, Ankara non ha comunque perso il suo ruolo strategico, ed è pronta a farlo pesare. Anzi: il suo slittamento a est – vedi il tavolo con Russia e Iran sulla Siria, prova di un irredimibile pragmatismo sotto il manto dell’impegno messianico – la rende ancora più importante, proprio perché non più scontata. Spiattellando davanti alle telecamere le trattative degli sherpa, il Sultano ha tolto ancora una volta i veli diplomatici e annunciato la sua minaccia: se la Nato non riconoscerà come “terroriste” le milizie curdo-siriane Ypg, la Turchia bloccherà i piani per la difesa di Polonia e Paesi baltici di fronte alla Russia.

Il presidente Erdogan davanti al numero 10 di Downing Street a margine del summit Nato a Londra.

SCINTILLE CON MACRON SULLA QUESTIONE TERRORISMO

Che il tema sia caldo è confermato anche dalle parole del presidente francese che ha attaccato a testa bassa sulla questione terrorismo accusando Ankara di cooperare «a volte con alleati dell’Isis». «Il nemico comune sono i gruppi terroristici», ha notato il capo dell’Eliseo, citato dai media britannici, «ma mi duole dire che non diamo tutti la stessa definizione di terrorismo attorno al tavolo. La Turchia combatte spalla a spalla con noi contro l’Isis, ma a volte lavora con alleati dell’Isis».

GLI ALTRI FRONTI CALTI DI ANKARA

Nel suo stile, la trattativa è partita così. Un possibile veto da usare magari come oggetto di scambio su altri dossier cruciali. Tra questi il sostegno finanziario per riportare un milione di rifugiati in Siria – un’operazione colossale da quasi 30 miliardi di dollari – e lo scontro nel Mediterraneo orientale. Isolata dall’intesa di Cipro-Grecia-Egitto per lo sfruttamento delle risorse energetiche offshore, la Turchia ha disseminato le sue fregate in una guerra di posizione che nessuno vuole trasformare in conflitto aperto.

L’ACCORDO CON SERRAJ CHE PREOCCUPA GRECIA E CIPRO

Alla vigilia del summit, è uscito però un altro coniglio dal cilindro: un patto firmato in gran segreto al palazzo di Dolmabahce a Istanbul – quello degli ultimi Sultani – con il premier di Tripoli Fayez al-Sarraj (e tramite i buoni uffici dei Fratelli Musulmani che lo sostengono) per ridefinire i confini marittimi tra i due Paesi, in cambio di protezione. Risultato: la piattaforma continentale turca estesa di un terzo, con una riga tracciata su una mappa. Un’intesa che ha subito allarmato Atene e Nicosia. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha chiesto l’appoggio Nato. Ma ancora una volta da Erdogan è arrivato un netto rifiuto: «l’accordo non si ridiscute».

E ANKARA MANIENE I CONTATTI CON MOSCA

Poi infine c’è la Russia. Erdogan ha giurato: «I nostri buoni rapporti non sono alternativi, ma complementari». Con l’arrivo dei missili S-400 di Mosca, però, c’è chi teme per i sistemi Nato. E persino gli ordigni tattici nucleari di marca Usa, custoditi da decenni in Turchia, a qualcuno non sembrano più così al sicuro.

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I nuovi ricatti di Erdogan si abbattono sul vertice Nato di Londra

Il presidente turco è arrivato al meeting dell'Allenaza minacciando di bloccare i piani dell'organizzazione nel Nord Europa se non ci sarà una condanna dei curdi siriani. Scintille anche con Macron sulla lotta al terrorismo.

Per la Nato il 70esimo compleanno è forse uno dei più difficili. Tutti gli Stati membri sono riuniti a Londra per fare il punto sul futuro dell’Alleanza. Ma tra gli invitati non mancano tensioni e frecciate, in particolare tra Donald Trump e Emmanuel Macron. Non solo. Tra di loro c’è anche una vera e propria mina vagante: Recep Tayyip Erdogan. «Agitatevi quanto volete. Prima o poi rispetterete il diritto della Turchia a combattere contro il terrorismo. Non c’è altra strada». Ha ribadito il presidente della Turchia arrivando a boicottare i piani della Nato in Polonia e Paesi baltici in mancanza di un sostegno contro le milizie curde in Siria.

Nelle ultime settimane, il suo esercito, il secondo dell’Alleanza dopo quello Usa, è stato condannato come “invasore” in Siria da molti dei maggiori azionisti dell’Alleanza stessa. Ma il presidente turco non è tipo da stare sulla difensiva. Dopo aver mandato a dire a Emmanuel Macron di controllare la sua «morte cerebrale», prima di quella della Nato, si è presentato al vertice di Londra come l’incognita numero uno: un partner scomodo ma necessario, provocatorio eppure sempre ambito.

IL RICATTO DI ERDOGAN VERSO I PAESI DEL NORD

Non più avamposto della Guerra Fredda, Ankara non ha comunque perso il suo ruolo strategico, ed è pronta a farlo pesare. Anzi: il suo slittamento a est – vedi il tavolo con Russia e Iran sulla Siria, prova di un irredimibile pragmatismo sotto il manto dell’impegno messianico – la rende ancora più importante, proprio perché non più scontata. Spiattellando davanti alle telecamere le trattative degli sherpa, il Sultano ha tolto ancora una volta i veli diplomatici e annunciato la sua minaccia: se la Nato non riconoscerà come “terroriste” le milizie curdo-siriane Ypg, la Turchia bloccherà i piani per la difesa di Polonia e Paesi baltici di fronte alla Russia.

Il presidente Erdogan davanti al numero 10 di Downing Street a margine del summit Nato a Londra.

SCINTILLE CON MACRON SULLA QUESTIONE TERRORISMO

Che il tema sia caldo è confermato anche dalle parole del presidente francese che ha attaccato a testa bassa sulla questione terrorismo accusando Ankara di cooperare «a volte con alleati dell’Isis». «Il nemico comune sono i gruppi terroristici», ha notato il capo dell’Eliseo, citato dai media britannici, «ma mi duole dire che non diamo tutti la stessa definizione di terrorismo attorno al tavolo. La Turchia combatte spalla a spalla con noi contro l’Isis, ma a volte lavora con alleati dell’Isis».

GLI ALTRI FRONTI CALTI DI ANKARA

Nel suo stile, la trattativa è partita così. Un possibile veto da usare magari come oggetto di scambio su altri dossier cruciali. Tra questi il sostegno finanziario per riportare un milione di rifugiati in Siria – un’operazione colossale da quasi 30 miliardi di dollari – e lo scontro nel Mediterraneo orientale. Isolata dall’intesa di Cipro-Grecia-Egitto per lo sfruttamento delle risorse energetiche offshore, la Turchia ha disseminato le sue fregate in una guerra di posizione che nessuno vuole trasformare in conflitto aperto.

L’ACCORDO CON SERRAJ CHE PREOCCUPA GRECIA E CIPRO

Alla vigilia del summit, è uscito però un altro coniglio dal cilindro: un patto firmato in gran segreto al palazzo di Dolmabahce a Istanbul – quello degli ultimi Sultani – con il premier di Tripoli Fayez al-Sarraj (e tramite i buoni uffici dei Fratelli Musulmani che lo sostengono) per ridefinire i confini marittimi tra i due Paesi, in cambio di protezione. Risultato: la piattaforma continentale turca estesa di un terzo, con una riga tracciata su una mappa. Un’intesa che ha subito allarmato Atene e Nicosia. Il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha chiesto l’appoggio Nato. Ma ancora una volta da Erdogan è arrivato un netto rifiuto: «l’accordo non si ridiscute».

E ANKARA MANIENE I CONTATTI CON MOSCA

Poi infine c’è la Russia. Erdogan ha giurato: «I nostri buoni rapporti non sono alternativi, ma complementari». Con l’arrivo dei missili S-400 di Mosca, però, c’è chi teme per i sistemi Nato. E persino gli ordigni tattici nucleari di marca Usa, custoditi da decenni in Turchia, a qualcuno non sembrano più così al sicuro.

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Contro Macron Trump si riscopre paladino della Nato

Il presidente Usa al vertice dei 70 anni dell'Alleanza Atlantica attacca l'omologo francese e le sue parole sulla morte cerebrale dell'organizzazione. L'Eliseo rischia di restare isolato sulla Difesa europea.

Il summit che celebra il 70esimo anniversario della Nato non è ancora partito, ma i suoi protagonisti hanno già fatto capire che non sarà un ritrovo amichevole. Le premesse del vertice di Londra erano già quelle di una resa dei conti tra i leader degli Stati membri, con posizioni sempre più distanti tra loro per quel che riguarda il futuro dell’Alleanza Atlantica. Per la prima volta nella storia dell’organizzazione nata dopo la Seconda guerra mondiale, le minacce che vengono dai dissidi interni sembrano superare quelle esterne. Ad aprire le danze è stato, come di consueto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Appena atterrato nel Regno Unito ha sferrato il suo attacco contro il presidente francese Emmanuel Macron. «È stato molto offensivo a parlare di morte cerebrale della Nato», ha detto il tycoon, definendo le parole del capo dell’Eliseo come «molto, molto malevoli» nei confronti dei 28 Paesi alleati. Una predica che arriva dal pulpito che più di qualunque altro ha criticato l’Alleanza Atlantica in questi anni, definendola «obsoleta» e «piena di scrocconi» diverse volte.

I TENTATIVI DI MACRON NON PIACCIONO A TRUMP

Questa volta, però, la difesa dell’organizzazione fa gioco al presidente Usa, che cerca di isolare il più possibile l’omologo francese nel suo tentativo di prendere il controllo della discussione sul futuro della difesa comune europea. Trump non è l’unico a vedere di cattivo occhio i tentativi di Macron, che rischia di essersi spinto un po’ troppo in la con gli attacchi all’Alleanza.

ANCHE JOHNSON E MERKEL DIFENDONO LA NATO

La Nato «è in buona salute» ed è un simbolo di «fantastico successo», ha detto da parte sua Johnson, «il mio messaggio a tutti i leader in arrivo nel Regno Unito, al presidente Trump, al presidente Macron, alla cancelliera Merkel e a tutti i nostri amici», è «guardate, siamo una grande alleanza che ha avuto un fantastico successo per 70 anni e ha portato pace e prosperità». La cancelliera aveva già ribattuto ai commenti di Macron nei giorni scorsi, promettendo più impegno nella Nato nei prossimi anni.

TRUMP: «JOHNSON MOLTO COMPETENTE»

Trump ha elogiato Johnson come un uomo «molto competente», annunciando che lo vedrà faccia a faccia a margine del vertice. Parlando nella sede dell’ambasciata Usa, il presidente si è detto peraltro pronto a lavorare anche col leader laburista Jeremy Corbyn, con cui in passato ha polemizzato, se vincerà le elezioni del 12 dicembre. «Posso lavorare con chiunque, sono una persona con cui è facile lavorare», ha risposto al riguardo.

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La Nato cerca la sua strada al summit del 70esimo anniversario

L'Alleanza Atlantica riunita a Londra affronta minacce esterne, ma soprattutto interne: Trump resta un'incognita e Macron ha scagliato uno degli attacchi più duri di sempre.

L’Alleanza Atlantica compie 70 anni. Ma al vertice Nato di Londra potrebbe esserci ben poco da festeggiare. Raramente i leader alleati si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo in un simile clima di tensione, ognuno portatore di una propria visione, divisi su come ridisegnare le relazioni transatlantiche e su come affrontare le sfide di un mondo e di una mappa geopolitica che cambiano sempre più in fretta. Le parole di qualche settimana fa di Emmanuel Macron, che ha parlato di «morte cerebrale» dell’organizzazione, pesano come macigni. E lasciano intravedere un possibile nuovo inedito asse con Donald Trump. Il presidente americano, secondo quanto si apprende, avrà anche un incontro bilaterale con Giuseppe Conte a margine dei lavori.

ERDOGAN E BREXIT GLI OSSERVATI SPECIALI

Ma a pesare sul summit sono inevitabilmente anche le vicende personali di molti dei leader. Nonostante la Brexit il premier britannico Boris Johnson vuole dimostrare come l’uscita dalla Ue non pregiudichi l’impegno del suo Paese nella Nato, mettendo anche in guardia l’amico Trump dal non interferire nelle vicende interne del Regno Unito. Osservato speciale sarà poi il sultano turco Recep Tayyip Erdogan, nel mirino degli europei per l’offensiva contro i curdi nel nord della Siria.

L’OMBRA DELL’IMPEACHMENT SU TRUMP

Ma ancora una volta la vera incognita è cosa farà il presidente Usa, volato in Europa quasi fuggendo dalla morsa dell’impeachment. Un tycoon mai come in questa occasione in cerca di legittimità e visibilità in campo internazionale, per oscurare il processo che sta subendo in casa e che rischia di minare le sue chance di rielezione nel 2020. «Da quando sono presidente il numero degli alleati della Nato che hanno adempiuto ai loro obblighi finanziari è più che raddoppiato!», ha scritto su Twitter mentre era in volo sull’Air Force One verso Londra.

Del resto il summit Nato prende il via proprio nel giorno in cui si apre in Congresso una nuova cruciale fase dell’inchiesta, quella che dovrebbe portare entro Natale al voto della Camera sulla messa in stato di accusa del presidente, rassegnato oramai a sottoporsi nel nuovo anno al giudizio del Senato. Non nuovo ai colpi di scena, cosa abbia in serbo Trump per trasformare Londra in una vetrina che rafforzi la sua immagine sono in molti a chiederselo, dopo i ripetuti scontri sul contributo dei singoli Paesi all’Alleanza. Del resto il tycoon al vertice di Bruxelles lo scorso luglio arrivò ad agitare lo spettro di una clamorosa uscita degli Usa dall’organizzazione, con tanto di incidente diplomatico con Angela Merkel, mollata nel mezzo delle sue dichiarazioni finali. Uno sgarbo che difficilmente la cancelliera tedesca avrà archiviato.

IL PRESSING DEGLI USA CONTRO IL 5G CINESE

Ad accentuare le tensioni potrebbe poi essere il pressing di Washington sugli europei affinché rinuncino a collaborare con i cinesi per realizzare le reti di nuova generazione 5G. «Non dovete fidarvi di società come Huawei o Zte», ha scritto il segretario di Stato americano Mike Pompeo in una lettera aperta agli alleati del Vecchio Continente, sottolineando come per gli Usa sia una questione di sicurezza nazionale. «È fondamentale che i Paesi europei non consegnino il controllo delle loro infrastrutture vitali», ha affermato Pompeo: «Con le capacità del 5G il partito comunista cinese può utilizzate l’accesso di Huawei o Zte nei Paesi europei per rubare informazioni, spiare o sabotare reti infrastrutturali critiche».

IL PROGRAMMA DEL SUMMIT

Il summit sarà preceduto il 3 dicembre da un incontro a 4 fra i leader di Regno Unito, Germania, Francia e Turchia ospitato da Johnson a Downing Street e dedicato alla situazione del conflitto in Siria alla luce della controversa operazione anti milizie curde intrapresa da Ankara. Seguirà in serata il ricevimento cerimoniale dei 29 capi di Stato e di governo invitati dalla regina Elisabetta a Buckingham Palace. Il 4 dicembre i protagonisti si sposteranno a Watford, nell’Hertfordshire, per l’appartato e blindatissimo vertice vero e proprio ospitato nelle sale del Grove Hotel, dove il primo ministro Johnson accoglierà le delegazioni affiancato dal segretario generale dell’Alleanza, il norvegese Jens Stoltenberg, oltre che dal suo ministro della Difesa, Ben Wallace, e dalla viceministra Anne-Marie Trevelyan.

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Sulla Nato ha ragione Macron, Merkel difende solo gli interessi tedeschi

Sull'ormai logora alleanza atlantica il presidente francese è realista: non esistono più rapporti condivisi e strategici tra Usa e Europa. La cancelliera tedesca si dimostra invece una miope opportunista che guarda esclusivamente agli interessi della Germania.

Volano gli stracci tra Emmanuel Macron e Angela Merkel e non è un problema personale.

Giorni fa, durante un banchetto in occasione della caduta del Muro la Kanzlerin ha detto al presidente francese, avendo cura di essere ben sentita dai commensali: «Capisco che tu desideri una politica di rottura. Ma io sono stanca di raccogliere i pezzi, sempre e sempre, ad essere io che devo incollare insieme le tazze che tu rompi in modo che possiamo sederci a bere insieme una  tazza di tè».

Parole dure, durissime che rimandano ad una frattura radicale tra Francia e Germania in apparenza sulla Nato, ma in realtà sulla strategia complessiva di politica estera dell’Unione Europea.

ALLEANZA ALTANTICA ORMAI AL LIMITE DELLA ROTTURA

In estrema sintesi, Macron ha semplicemente preso atto che ormai gli Stati Uniti puntano a consolidare una rotta di collisione con l’Europa, considerata un «concorrente sleale e fastidioso» e non più, sempre e comunque, un alleato strategico. Un cambiamento di rotta già iniziato con Barack Obama e ora consolidato da Donald Trump.

Su tutti i fronti ormai gli Usa considerano l’area dell’euro un concorrente fastidioso e inaffidabile

Non è solo questione di dazi, dell’accusa all’Europa di non farsi carico delle sue spese per la difesa (addossandole impropriamente agli Usa) e di disimpegno totale di Washington dalle aree di crisi mediorientale a fronte del quale l’Europa si trova sguarnita e incapace di reagire. Su tutti i fronti ormai gli Usa considerano l’area dell’euro un concorrente fastidioso e inaffidabile e puntano chiaramente alla sua destabilizzazione acuta. Tutto questo logora sino al limite di rottura la ratio stessa della Alleanza Atlantica che ha ragione d’essere dalla sua fondazione in poi solo su una compatta e solida condivisione strategica di “compagni di strada”.

GLI USA SONO ORMAI TOTALMENTE DISIPEGNATI

Preso atto delle ritorsioni Usa per le sovvenzioni di Stato ad Airbus, del disimpegno americano in Siria, della guerra dei dazi e anche del fatto che ormai la Turchia (ex caposaldo Nato a oriente) è più alleata di Vladimir Putin che di Donald Trump (tanto che si arma con gli SS300 russi), Macron semplicemente constata l’evaporazione del senso stesso di mantenere in vita la Nato. La frase sulle «tazze rotte da Macron» della Merkel è stata infatti la risposta salace alla dichiarazione del presidente francese di non vedere per quale ragione debba partecipare al prossimo consiglio Nato a Londra di inizio dicembre facendo finta che Usa e Turchia si stiano comportando in Siria secondo l’interesse collettivo degli alleati: «Non posso sedermi lì e comportarmi come se niente fosse successo!».

MERKEL USA LA NATO SOLO PER GLI INTERESSI TEDESCHI

Ma il vero fossato profondo tra Francia e Germania – al di là delle boutades e delle contingenze – si è via via scavato a causa della visione miope della Merkel che non sa e non ha mai saputo vedere le grandi strategie internazionali, men che meno le crisi del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Africa, e che considera la Nato solo e unicamente la garanzia di mantenere ben protetto il suo mercato e i suoi rapporti con un Est Europa che vede nella Nato un baluardo indispensabile nei confronti della espansione dell’area di influenza della Russia. Sulla scena internazionale la Germania della Kanzlerin continua dunque a essere sempre più un gigante economico e un nano politico.

Da sinistra, Emmanuel Macron e Angela Merkel (foto LaPresse).

Non si ricorda una, che sia una, «visione strategica» originale di Merkel sulla scena delle grandi crisi internazionali, men che meno a fronte del tema epocale delle immigrazioni sul quale ha agito solo e unicamente quando ha toccato la Germania, obbligando la Ue a versare 5 miliardi di euro a Erdogan solo e unicamente per proteggere il suo Paese. Macron, insomma, vede giustamente il logoramento ormai irreparabile delle ragioni di fondo stesse della Alleanza Atlantica, dei rapporti condivisi e strategici tra Usa e Europa, la Merkel invece, come sempre, si limita a tenere lo sguardo basso, guarda agli interessi di corto respiro dei commerci e dei bilanci dell’immport-export della Germania. Un dissidio difficilmente sanabile.

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Sulla Nato ha ragione Macron, Merkel difende solo gli interessi tedeschi

Sull'ormai logora alleanza atlantica il presidente francese è realista: non esistono più rapporti condivisi e strategici tra Usa e Europa. La cancelliera tedesca si dimostra invece una miope opportunista che guarda esclusivamente agli interessi della Germania.

Volano gli stracci tra Emmanuel Macron e Angela Merkel e non è un problema personale.

Giorni fa, durante un banchetto in occasione della caduta del Muro la Kanzlerin ha detto al presidente francese, avendo cura di essere ben sentita dai commensali: «Capisco che tu desideri una politica di rottura. Ma io sono stanca di raccogliere i pezzi, sempre e sempre, ad essere io che devo incollare insieme le tazze che tu rompi in modo che possiamo sederci a bere insieme una  tazza di tè».

Parole dure, durissime che rimandano ad una frattura radicale tra Francia e Germania in apparenza sulla Nato, ma in realtà sulla strategia complessiva di politica estera dell’Unione Europea.

ALLEANZA ALTANTICA ORMAI AL LIMITE DELLA ROTTURA

In estrema sintesi, Macron ha semplicemente preso atto che ormai gli Stati Uniti puntano a consolidare una rotta di collisione con l’Europa, considerata un «concorrente sleale e fastidioso» e non più, sempre e comunque, un alleato strategico. Un cambiamento di rotta già iniziato con Barack Obama e ora consolidato da Donald Trump.

Su tutti i fronti ormai gli Usa considerano l’area dell’euro un concorrente fastidioso e inaffidabile

Non è solo questione di dazi, dell’accusa all’Europa di non farsi carico delle sue spese per la difesa (addossandole impropriamente agli Usa) e di disimpegno totale di Washington dalle aree di crisi mediorientale a fronte del quale l’Europa si trova sguarnita e incapace di reagire. Su tutti i fronti ormai gli Usa considerano l’area dell’euro un concorrente fastidioso e inaffidabile e puntano chiaramente alla sua destabilizzazione acuta. Tutto questo logora sino al limite di rottura la ratio stessa della Alleanza Atlantica che ha ragione d’essere dalla sua fondazione in poi solo su una compatta e solida condivisione strategica di “compagni di strada”.

GLI USA SONO ORMAI TOTALMENTE DISIPEGNATI

Preso atto delle ritorsioni Usa per le sovvenzioni di Stato ad Airbus, del disimpegno americano in Siria, della guerra dei dazi e anche del fatto che ormai la Turchia (ex caposaldo Nato a oriente) è più alleata di Vladimir Putin che di Donald Trump (tanto che si arma con gli SS300 russi), Macron semplicemente constata l’evaporazione del senso stesso di mantenere in vita la Nato. La frase sulle «tazze rotte da Macron» della Merkel è stata infatti la risposta salace alla dichiarazione del presidente francese di non vedere per quale ragione debba partecipare al prossimo consiglio Nato a Londra di inizio dicembre facendo finta che Usa e Turchia si stiano comportando in Siria secondo l’interesse collettivo degli alleati: «Non posso sedermi lì e comportarmi come se niente fosse successo!».

MERKEL USA LA NATO SOLO PER GLI INTERESSI TEDESCHI

Ma il vero fossato profondo tra Francia e Germania – al di là delle boutades e delle contingenze – si è via via scavato a causa della visione miope della Merkel che non sa e non ha mai saputo vedere le grandi strategie internazionali, men che meno le crisi del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Africa, e che considera la Nato solo e unicamente la garanzia di mantenere ben protetto il suo mercato e i suoi rapporti con un Est Europa che vede nella Nato un baluardo indispensabile nei confronti della espansione dell’area di influenza della Russia. Sulla scena internazionale la Germania della Kanzlerin continua dunque a essere sempre più un gigante economico e un nano politico.

Da sinistra, Emmanuel Macron e Angela Merkel (foto LaPresse).

Non si ricorda una, che sia una, «visione strategica» originale di Merkel sulla scena delle grandi crisi internazionali, men che meno a fronte del tema epocale delle immigrazioni sul quale ha agito solo e unicamente quando ha toccato la Germania, obbligando la Ue a versare 5 miliardi di euro a Erdogan solo e unicamente per proteggere il suo Paese. Macron, insomma, vede giustamente il logoramento ormai irreparabile delle ragioni di fondo stesse della Alleanza Atlantica, dei rapporti condivisi e strategici tra Usa e Europa, la Merkel invece, come sempre, si limita a tenere lo sguardo basso, guarda agli interessi di corto respiro dei commerci e dei bilanci dell’immport-export della Germania. Un dissidio difficilmente sanabile.

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Merkel sfida Macron e promette più impegno nella Nato

Il leader dell'Eliseo dichiara l'Alleanza «in morte cerebrale» e ora la cancelliera promette di rafforzarla. Berlino non vuole lasciare a Parigi il monopolio sulla discussione sul futuro della Difesa Ue.

La cancelliera Angela Merkel non vuole lasciare al socio di maggioranza europeo Emmanuel Macron il monopolio sulla discussione sul futuro della Difesa europea. «L’Europa al momento non può difendersi da sola», ha detto Merkel, parlando al Bundestag, «perciò è importante che la Germania lavori di più per la Nato e la sua unità, assumendosi più responsabilità».

L’ATTACCO DI MACRON ALLA NATO

Il 7 novembre, il presidente francese aveva dichiarato in un’intervista all’Economist che «la Nato è in morte cerebrale». Fin dalla sua elezione, il leader dell’Eliseo si è speso per far partire un serio progetto di Difesa comune europea indipendente dalla Nato. Un progetto, ça va sans dire, alla cui guida si metterebbe proprio Parigi.

IL RETROSCENA DEL NYT SULLO SCONTRO FACCIA A FACCIA

Il 24 novembre, il New York Times riportava di uno scontro proprio sulla Nato tra i due leader europei alla cena del trentennale della caduta del muro a Berlino. Il portavoce della Merkel ha smentito che una lite sia mai avvenuta. Secondo il Nyt, la cancelliera, che vuole contrastare l’idea di un’egemonia difensiva francese in Ue, avrebbe detto a Macron: «Capisco il suo desiderio di una politica distruttiva, ma sono stanca di rimettere a posto i pezzi. Devo continuamente rimettere insieme le tazze di porcellana che lei rompe, in modo che si possa sedere insieme a bere un ». Sulla Nato la Merkel ha sempre detto che l’Europa deve assumere maggiore responsabilità nella propria Difesa, «ma sempre all’interno della Nato e senza sostituirne l’impegno».

LE PRESSIONI DI TRUMP SULLE SPESE

La cancelliera ha ribadito il concetto davanti al parlamento tedesco, sostenendo che le spese per la Difesa della Germania dovrebbero arrivare al 2% «entro i primi anni trenta». «Preservare la Nato è nel nostro interesse ora ancora più che durante la guerra fredda», ha detto. La cancelliera ha anche ricordato che entro il 2024 le spese arriveranno all’1,5%. Gli Usa di Donald Trump fanno forte pressione sulla Germania e su tutti i suoi alleati (gli “scrocconi”) sul tema delle spese per la Difesa fin dall’inizio del mandato del tycoon.

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La bordata di Macron sulla Nato fa felice Mosca

Il presidente francese: «Stiamo vivendo la morte cerebrale dell'Alleanza». La Russia: «Parole d'oro». Mentre Merkel prende le distanze.

Emmanuel Macron spara a zero sulla Nato, e fa felice Mosca che esulta per il suo attacco. «Quella che stiamo vivendo è la morte cerebrale della Nato», ha detto il presidente francese in un’intervista all’Economist. «Parole d’oro», le ha definite la Russia. Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha bacchettato Macron: «Troppo drastico». Nella sua intervista, il presidente francese è partito dal tema dell’ormai impossibile intesa fra Stati Uniti ed Europa, facendo l’esempio del comportamento unilaterale della Turchia, membro Nato, in Siria: «Non c’è alcun coordinamento delle decisioni strategiche degli Stati Uniti con i partner della Nato. E senza coordinamento assistiamo a un’aggressione di un altro partner della Nato, la Turchia, in una zona in cui sono in gioco i nostri interessi». Per Macron, «quanto successo è un problema enorme» e bisogna «chiarire adesso quali sono le finalità strategiche» dell’Alleanza atlantica.

MERKEL PRENDE LE DISTANZE DAL PRESIDENTE FRANCESE

Il presidente francese ha puntato la sua attenzione sull’articolo 5 del Trattato, quello sulla solidarietà militare fra i Paesi membri: «Cosa sarà domani l’articolo 5? Se il regime di Assad decide di rispondere alla Turchia, noi ci impegniamo? È una domanda reale. Noi ci siamo impegnati per lottare contro l’Isis. Il paradosso è che la decisione americana di ritirarsi dal nord della Siria e l’offensiva turca hanno lo stesso risultato: il sacrificio dei nostri partner sul terreno che si sono battuti contro l’Isis, le Forze democratiche siriane». A Berlino, il 7 novembre Merkel ha incontrato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, e ha preso le distanze dall’Eliseo: «Non credo che un giudizio intempestivo come questo sia necessario anche se abbiamo dei problemi, anche se dobbiamo rimetterci in sesto». Le parole di Macron «non corrispondono al mio punto di vista sulla cooperazione in seno alla Nato», ha insistito Merkel, definendo «irrinunciabile» l’Alleanza.

WASHINGTON INSISTE SULLA REDISTRIBUZIONE DEI CONTRIBUTI FINANZIARI

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, da parte sua, ha detto: «La Nato resta, storicamente, una delle partnership strategiche più importanti». Pompeo ha però anche ricordato l’esigenza espressa da Donald Trump nel gennaio 2017 – quando dichiarò «obsoleta» la Nato – di una «miglior condivisione del peso» del finanziamento dell’Alleanza fra i partner. Di tutt’altro tono il commento di Mosca. Su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha definito le parole di Macron «sincere», dicendo che «riflettono l’essenziale: una definizione precisa dello stato attuale della Nato».

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