Le domande giuste, presentata la dodicesima edizione di Salerno Letteratura

Dal 15 al 22 giugno saranno oltre centoquaranta gli ospiti, italiani e internazionali, che animeranno il centro storico di Salerno per confrontarsi con il pubblico e rendere un tributo non rituale alla figura di Franz Kafka, a cui il festival è dedicato in occasione del centenario della morte

 

Il tema di questa edizione è Le domande giuste per provare a interrogarsi sul presente e sul futuro. La scelta, spiega uno dei direttori artistici, Paolo Di Paolo, “nasce da una intuizione di Kafka e, nello specifico da un suo racconto che si intitola Indagine di un cane. C’è un momento in cui il narratore si chiede come, tra le molte domande, si possano tirare fuori quelle giuste. Le domande sono sempre più importanti delle risposte e poi, tirare fuori, tra le tante possibili, le domande giuste, è esattamente il compito di chi fa cultura”.
A lui sarà dedicata una sezione, Meridiano KMeridiano K è giocato su Kafka visto come una linea o un arco immaginario, o anche una luce o un ambiguo demone di mezzogiorno: un meridiano, appunto, suo malgrado un punto di riferimento per provare a orientarsi nel Novecento – chiarisce il direttore artistico Gennaro Carillo – Uscendone tuttavia disorientati: perché Kafka resta un enigma, in particolare nelle sue pagine in apparenza più limpide. C’è poi in arrivo da Mondadori un nuovo Meridiano Kafka al quale tributare il dovuto omaggio… Ma Le domande giuste vuol essere anche un titolo provocatorio: dove tutti presumono di avere la risposta giusta, è necessario restituire valore all’atto di dubitare, di interrogare e di interrogarsi”.
Questo è un anno complesso per la cultura in Campania, se siamo qui, con questo programma, è grazie al supporto, alla vicinanza morale e al sostegno della Regione Campania, Comune di Salerno e Camera di Commercio, al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e Fondazione di Comunità Salernitana, all’apporto significativo dei nostri Sponsor Storici – La Doria, Arti Grafiche Boccia che con discrezione non ci hanno mai lasciato da soli  dice Ines Mainieri, direttrice organizzativa  A loro si aggiungono Bper Banca, Chin8 neri, D’Amico e tanti altri imprenditori e cittadini che hanno contribuito a realizzare questa dodicesima edizione cui non mancheremo di ribadire il nostro ringraziamento”.

Tra i protagonisti: Goffredo Buccini, Walter Siti, Aldo Schiavone, Irvine Welsh, Roberto Esposito, Carlo Massarini, Daria Bignardi, Eva Cantarella, Carlo Galli, Antonio Franchini, Cristina Battocletti, Eliana Liotta, Mauro Covacich, Antonio Moresco, Marcello Flores, Sandra Petrignani, Maria Grazia Calandrone, Gabriel Zuchtriegel, Donatella Di Cesare, Jennifer Guerra, Karima Moual, Piero Dorfles, Serena Bortone, Roberto Esposito, Ivano Dionigi, Maurizio Ferraris, Giulia Sissa, Vera Gheno, Marco Lodoli, Michele Masneri, Laura Pugno, Simonetta Fiori, Anna Foa, Gabriele Pedullà, Nadia Urbinati, Antonio Spadaro, Eraldo Affinati, Gabriella Caramore, Luca Crescenzi, Vincenzo Trione, Alessandro Giammei, Edmondo Bruti Liberati, Giancarlo De Cataldo, Barbara Alberti, Filippo Ceccarelli, Eric Chevillard, Mark ‘O Connell, Andrea Graziosi, Tatiana Salem Levy, Giorgio Simonelli e moltissimi altri.

La prolusione quest’anno è stata affidata a Diego De Silva, da sempre vicino al festival. De Silva terrà anche battesimo Aslak Nore per il suo esordio in Italia e il 21 sera, presenterà in anteprima nazionale il proprio nuovo romanzo insieme al musicista Matteo Saggese e all’attrice Francesca Romana Bergamo.
Sempre più ricche le sezioni del festival: Finzioni; Verifica dei poteri/ politica/giustizia; Graphic Novel; Classica; Il Racconto della Scienza; Meridiano K; Spazio ragazzi; Sguardi sul mondo attuale; Filosofia; Storica, che vede la collaborazione con il DiPSUM dell’Università di Salerno e Lusografie, lo spazio dedicato alla letteratura in lingua portoghese realizzato in collaborazione con la cattedra José Saramago dell’Università Roma Tre. Mentre si consolidano due sezioni già molto amate, Classica e Filosofia, quest’anno si registra la novità de Il racconto della scienza: importanti scienziati si confronteranno con i profili umanistici della ricerca, provando innanzitutto a comunicare il senso della bellezza di tutto il vivente e della biodiversità. Un’impostazione che guarda alla natura come teatro di meraviglie piuttosto che adottare una prospettiva meramente apocalittica (e in fondo deresponsabilizzante). Nella sezione Sguardi sul mondo attuale si apre una sottosezione di particolare rilievo, Giustizia, incentrata sui rapporti fra giurisdizione penale e politica. Tema a dir poco caldo, sia per i fatti di cronaca recenti, sia per l’introduzione della separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.

Come di consueto ci sarà il Premio Salerno Libro d’Europa, sostenuto da BPER Banca, sponsor unico. La scelta della giuria è ricaduta su I giorni del mare di Pierre Adrian (Blu Atlantide), Le streghe di Manningtree d A.K. Blakemore (Fazi) e La terra liquida di Raphaela Edelbauer (Rizzoli). Si rinnova ancora una volta la collaborazione col Premio Strega, che vedrà durante la tradizionale serata stregata del 22 giugno la cinquina finalista sul palco del Duomo. Invece la cornice del Museo Diocesano ospiterà il Premio Letteratura d’Impresa, promosso dal Festival Città Impresa-ItalyPost, in collaborazione con Camera di Commercio Salerno e Confindustria Salerno.

Non mancheranno attrici e attori tra i più apprezzati della scena italiana: 

Anna Della Rosa, Monica Nappo, Roberto Latini e Tony Laudadio (in veste anche di scrittore). Lo scrittore Irvine Welsh, oltre a un dialogo a trent’anni dalla pubblicazione di Trainspotting, sarà protagonista di un dj-set nella sede del Museo Diocesano.

Numerosi gli appuntamenti voluti dai direttori artistici Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo, dalla direttrice organizzativa Ines Mainieri e da Daria Limatola, presidente di Duna di Sale e curatrice del Programma Ragazzi. Salerno Letteratura propone la sua Scuola di lettura: cinque incontri a Palazzo Fruscione con insegnanti davvero speciali – Gea Finelli, Giuseppe Grattacaso, Filippo La Porta, Valeria Palumbo e Saverio Simonelli, che guideranno il pubblico alla scoperta dei classici e non solo. Il corso è gratuito e sarà accreditato sulla piattaforma SOFIA grazie alla collaborazione con FMTS Group e FMTS Formazione.

I temi del festival, opportunamente declinati in base all’età degli spettatori, li ritroviamo anche nel Programma Ragazzi: Flavia D’Aiello ha ideato due performance inedite ispirate a Kafka, con Laura Pezzino ritroviamo le staffette partigiane, con Francesco Musolino scopriamo i miti del mare in una letteratura animata con Compagnia La Ribalta. Tra gli altri autori, segnaliamo la presenza di Francesco Maldonato e Davide Calì. Confermati inoltre i corsi/laboratori settimanali: la Summer School per la fascia 15+ e Tempo Video per la fascia 12-14 anni, che si terranno al mattino dal 17 al 21 giugno. La Summer School ha due indirizzi: Scrittura Creativa, curato da Rosa Giulio, Professore Ordinario di Letteratura Italiana presso il Dipartimento  Studi Umanistici di Unisa, e Giornalismo Culturale curato da Oscar Buonamano, giornalista di lungo corso, che ha coinvolto tre docenti d’eccezione – Lea Durante, Giorgio Simonelli, e Marco Motta. Tempo video invece è condotto da Roberto Pisapia, in collaborazione col LabSAV del Dipartimento Scienze Politiche e Comunicazione dell’Università di Salerno.

Ricca la sezione Graphic Novel che vedrà tra i protagonisti: il vignettista Mario Natangelo, Giulia Ciarapica e Francesca Bellino i cui libri sono illustrati, rispettivamente, da due campane DOC, Michela di Cecio e Lidia Aceto.
Il programma quest’anno ha voluto dare spazio ad alcuni eventi centrati su cibo e nutrizione con protagonisti Anna Maria ColaoAlex Giordano in collaborazione con Agrifood Future e un incontro dedicato ad adulti e bambini con Ornella Della Libera in collaborazione con l’azienda D’Amico.

Da segnalare, poi, la collaborazione con l’Università di Salerno, il festival Linea d’Ombra, che vedrà la proiezione di due film ispirati a Kafka: il celebre Il processo di Orson Welles e Il Castello, pellicola rara e preziosa del pluripremiato regista Michael Haneke.
Si rinnova anche la collaborazione con Chin8 Neri che ha ripercorso le opere dell’universo kafkiano con gli studenti del Liceo Artistico “Sabatini-Menna”. Partendo dalla lettura di America, La metamorfosi e Il Processo, il team di allievi, coordinati da Pasquale de Cristofaro e da Ester Andreola si cimenteranno nella recitazione teatrale trasposta in contenuto cinematografico sottolineando, così, l’importanza delle connessioni tra discipline e della forza del dibattito. I tre video, che saranno girati in città dal’11 al 14 giugno, verranno proiettati nel corso di altrettanti incontri con gli autori, ospiti del calendario del Festival. Il 22 giugno poi, giorno di chiusura di Salerno LetteraturaChin8 Neri accoglierà il pubblico presente all’incontro con i finalisti del Premio Strega per un brindisi speciale con Streg8, il nuovo cocktail realizzato da Strega Alberti Benevento.

 

L'articolo Le domande giuste, presentata la dodicesima edizione di Salerno Letteratura proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Piattaforme social e norme europee a tutela degli utenti

L’ambizioso tentativo dell’Europa di regolamentare l’ecosistema digitale: alcuni cambiamenti rilevanti divenuti forme di controllo a disposizione dei cittadini

 

La Rete, alla prova dei fatti, non si è rivelata il migliore dei mondi possibili. Che questo dipenda dai comportamenti che le persone assumono online è un dato di fatto, forse una forma di libertà. Che a rincarare la dose siano le piattaforme social che, per perseguire i propri fini, promuovono con i propri algoritmi contenuti divisivi è una consapevolezza maturata nel corso degli ultimi anni.

L’Unione Europea, le Amministrazioni americane e le diverse authorities di qua e di là dell’Atlantico hanno tentato di regolamentare i fenomeni distorsivi e, in previsione dell’elezione del Parlamento Europeo il prossimo giugno, forse è opportuno ricordare alcuni cambiamenti che in Europa si sono tradotti in forme di controllo a disposizione di utenti e cittadini.

Oggi è infatti possibile impedire che gli algoritmi personalizzino i contenuti che ci vengono proposti lasciando che siano ordinati a partire dal più recente. Ciascun utente può controllare le ragioni per le quali visualizza una certa pubblicità e segnalarla come inappropriata, osservare i costi sostenuti per fare propaganda da partiti e candidati: le diverse Librerie Inserzioni che Meta, Google e TikTok hanno introdotto risultano poi utili per vedere quali pubblicità stanno pianificando i concorrenti, con quali creatività, con quali obiettivi. Se minorenni infine, la pubblicità ricevuta non potrà essere improntata ad una profilazione soggettiva, ma solo ad aspetti quali ad esempio la localizzazione.

Di tutto questo si occupa il Digital Services Act.

A breve, grazie al Digital Markets Act, potremo poi pagare i servizi in-app in modalità diverse da quelle native del cellulare che possediamo e, se siamo un’azienda che vende online, non sottostare al rischio che un marketplace si serva dei dati per farci concorrenza o influenzare la visibilità offerta sulla base dell’acquisto di servizi aggiuntivi come la pubblicità o la logistica. Anche la normativa fiscale è stata modificata per facilitare l’e-commerce in tutta Europa grazie al modello One-Stop-Shop (“OSS”) e le aziende possono ricorrere al Regolamento Platform2Business, in Italia gestito da Agcom, per ricorrere contro le piattaforme digitali.

Queste normative rappresentano un tentativo ambizioso di regolamentare l’ecosistema digitale: mille sono le questioni ancora irrisolte, prima fra tutte quella fiscale, ma di certo, almeno nel mondo digitale, l’Europa ha negli ultimi anni un po’ cambiato le nostre vite.

L'articolo Piattaforme social e norme europee a tutela degli utenti proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Far decollare la competitività della destinazione Salerno

Agostino Gallozzi, presidente Gallozzi Group

Per il presidente di Gallozzi Group occorre un vero e proprio piano strategico perché la città possa rispondere compiutamente a quella visibilità internazionale capace di convincere in modo duraturo il mercato

 

Presidente, a luglio ci saranno i primi voli dal Salerno-Costa d’Amalfi. Una buona notizia per l’intero comparto turistico salernitano…

Senza dubbio, ora, però, tocca a tutto il sistema turistico territoriale innalzare lo standard complessivo della offerta, con particolare riferimento alla internazionalizzazione del parterre di ospiti che verrà attratto nelle nostre aree. Dovranno decisamente migliorare la qualità della accoglienza e anche le condizioni “estetiche” delle nostre città, con un piano di diffusa manutenzione ordinaria e straordinaria che ne incrementi il livello di piacevolezza percepita. Ma è sul tema della internazionalizzazione della offerta che desidero soffermarmi, perché credo che occorra un vero e proprio piano strategico in tal senso, che indirizzi gli operatori verso la dimestichezza con le lingue straniere e la capacità di presentare il prodotto-Salerno in un friendly-approach che possa diventare segno distintivo del nostro modo di interpretare il turismo.

Che bilancio può fare del 2023 per lo scalo portuale cittadino? C’è da preoccuparsi per la crisi nel Mar Rosso? Quale potrebbe essere l’impatto per Salerno?

Nonostante il perdurare di uno sfavorevole e problematico scenario geo-politico internazionale, Salerno Container Terminal evidenzia in questo primo scorcio del 2024 una crescita prossima al 9% del traffico contenitori, passato dai 53.573 teus movimentati nel primo bimestre del 2023 ai 58.280 teus registrati nello stesso periodo dell’anno in corso. In particolare, confermando una propria vocazione a servizio delle aziende italiane, il flusso dell’export, riferibile all’area campana e centro meridionale, cresce del 13%, mentre l’import del 5%. Nel periodo preso in esame nel 2024 sono stati 160 gli approdi di navi full container, rispetto ai 147 dell’anno precedente, con una media di 20 navi a settimana e un incremento dell’8,8%. In aggiunta ai traffici container, il terminal, nel bimestre 2024, ha movimentato 77.972 tonnellate di rinfuse alimentari, rispetto a 51.808 tonnellate del 2023, segnando un più 50%. Crescita anche nel comparto delle Autostrade del Mare, con un incremento del 8,5%. I dati confermano le proiezioni dei mesi precedenti. In particolare, l’aumento dei flussi all’export è un segnale importante, che evidenzia la funzione competitiva del porto a servizio delle aziende produttrici campane e centro meridionali che si affermano sui mercati internazionali. Tutto questo accade in una fase molto critica dell’interscambio globale, con il fenomeno bellico in atto nel Mar Rosso, che dilata i tempi di navigazione costringendo molte merci a seguire la rotta che circumnaviga il Sud dell’Africa, entrando nel Mediterraneo attraverso Gibilterra invece che Suez. Contiamo nel corso dell’anno di portare a Salerno altri servizi per nuove aree del mondo, così da aggiungere ulteriori opportunità all’export delle nostre aziende.

Molti operatori lamentano criticità relative ai sistemi di controllo in dogana. Cosa non funziona e come si potrebbe ovviare per agevolare il lavoro di molti?

Non parlerei di Dogana, perché proprio sul fronte delle verifiche doganali si è messo in atto un deciso miglioramento e oggi le verifiche doganali a Salerno risultano tempestive e in linea con gli standard europei. Il problema sorge particolarmente per le verifiche complesse, che richiedono l’intervento di più organismi di controllo e ciò accade in particolare con le verifiche sanitarie o fito-sanitarie di merci di origine animale e non animale destinate al consumo umano. In questo ambito Salerno, che per certi versi è la capitale italiana della food-industry, ha assunto una funzione preminente, ma – a mio avviso – gli uffici pubblici destinati ai controlli ancora non hanno recepito questa centralità e si registra quindi una carenza di personale e una non sempre adeguata capacità di coordinamento tra le singole funzioni. Inoltre, credo che si debba maggiormente puntare ad una informatizzazione spinta dei processi. In altre parole, poiché si tratta di controlli su merci destinate al consumo umano, assolutamente non meno controlli, ma controlli molto più efficienti.

Di anno in anno cresce il suo Marina d’Arechi. Progetti per il futuro?

Marina d’Arechi beneficerà certamente della apertura dell’aeroporto e quindi punteremo ancora di più all’attrazione di clientela internazionale. Alla offerta di ormeggi di altissima qualità, affiancheremo sempre maggiormente una gestione di quella che definisco l’atmosfera “village”, con l’offerta food & beverage e del tempo libero di qualità ancora più elevata affinché il marina sia percepito come “destination” e come “experience”, non riservata ai soli diportisti, ma del tutto aperta alla città.

Lei da sempre crede nell’insostituibilità dell’industria manifatturiera. Ne resta convinto e ritiene che la politica incentivi la diffusione e condivisione di questa tesi?

Non c’è dubbio. Il manifatturiero resta centrale e svolge una funzione propulsiva rispetto al sistema economico e produttivo del nostro Paese. Talvolta si sente dire che l’Italia potrebbe vivere di solo turismo. È ovvio che il nostro sia un paese a vocazione turistica, ma l’Italia è innanzitutto un grande paese manifatturiero e la sua tradizione industriale deve essere salvaguardata. Per altro, la posizione nel Mediterraneo la pone al centro delle grandi rotte marittime verso Est e verso Ovest, con un potenziale ancora più elevato nell’ambito della internazionalizzazione del proprio scambio commerciale, innanzitutto all’export.

È una premessa indispensabile, che vale sempre la pena ripetere. Occorre, da un lato, continuare a investire negli apparati produttivi, con il credito d’imposta che rappresenta una insostituibile misura di sostegno, dall’altro è necessario migliorare la rete delle infrastrutture, poiché la cifra del nostro secolo è quella globalizzazione che si basa sulla gestione competitiva della mobilità, di merci e persone, che a sua volta si fonda su un sistema competitivo di infrastrutturazione del paese. Infine, il costo del denaro. Una azione più decisa rispetto alla riduzione o normalizzazione dei tassi di interesse non è più rinviabile, per evitare un rallentamento dello slancio verso la crescita.

L'articolo Far decollare la competitività della destinazione Salerno proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Il turismo come industria di pace

Non solo opportunità di risorse, occupazione e flusso di persone e merci; viaggiare è da sempre motore di armonia, scoperta e costante scambio di conoscenza

 

Presidente, che anno è stato il 2023 per il comparto alberghiero? La clientela estera è tornata a scegliere il nostro Paese come un tempo?

Il 2023 è stato caratterizzato da una generale espansione della domanda turistica. Secondo i dati ISTAT sono state 317 milioni le presenze registrate fino ad agosto, in aumento del +3,9% rispetto all’analogo periodo 2022. Un trend positivo che è proseguito ancora nell’ultima parte dell’anno. Nello specifico, si è registrato il boom di turisti stranieri rispetto ad un arretramento della clientela domestica.

Tra gennaio e agosto le presenze degli stranieri sono aumentate del 10,2% rispetto all’analogo periodo del 2022, a fronte di una flessione del 2% della domanda turistica da parte della componente nazionale. La clientela internazionale si è confermata la locomotiva del nostro turismo, una tendenza in corso da svariati anni – fatta eccezione per il periodo del covid – e che aveva portato addirittura nel 2019 le presenze straniere a superare quelle italiane. Un dato ancora più importante se si considera che, secondo i dati del CSC, nel 2023 la spesa del turismo internazionale in Italia ha superato i 50 miliardi di euro. Un recupero che si è riflesso nelle performance alberghiere rilevate dal nostro Osservatorio Confindustria Alberghi – STR: i dati a dicembre 2023, hanno infatti evidenziato un TOC medio (Tasso di Occupazione Camere) al 68,5%, di poco al di sotto (-1,9%) rispetto al 2019.

E per il 2024 quali sono le aspettative? La preoccupano i riflessi di eventuali peggioramenti degli scenari geoeconomici e geopolitici internazionali? 

La ripresa dei viaggiatori è evidente e l’Italia ha avuto anche maggior successo rispetto ad altri paesi europei. Nel 2023 il confronto con l’anno precedente in termini di occupazione camere, gli alberghi di Roma, Milano e Firenze hanno registrato rispettivamente +10, +13 e +14%, a fronte del +4% di Parigi e +9% di Madrid, +8% di Berlino, +9% Londra. Segno questo di un particolare dinamismo del nostro mercato che continua anche nel primo trimestre 2024 a far registrare prenotazioni in crescita: Roma +3%, Milano +6%, Parigi -2%, Madrid e Londra +3%. La crisi geopolitica in atto ha provocato un aumento esponenziale dei costi, in primis quelli energetici, e poi anche l’inflazione a due cifre e un aumento dei tassi che ha fatto schizzare in alto i costi dei mutui, rallentando la ripresa e rendendo più lungo e difficoltoso il percorso di recupero delle imprese alberghiere. Detto ciò, ricordo sempre che il turismo è un’industria di pace che crea flussi di persone e merci, che concorre allo sviluppo dell’intera economia. Motivo in più per augurarci finisca presto lo stato di tensioni legato ai conflitti in atto.

La sostenibilità quanto sta cambiando la domanda di turismo?

Il trend dei viaggi sostenibili nello scenario post pandemico si è imposto come un vero e proprio modello turistico, in risposta alla necessità dei viaggiatori di collezionare esperienze green, in armonia con il contesto ambientale e con le comunità locali.

Mai come negli ultimi due anni abbiamo utilizzato e sentito usare la parola sostenibilità e quella che sembrava essere una moda, ora pare essere uno stile di vita e anche molto cool. Nel mondo dei viaggi e delle vacanze si sente spesso parlare di sostenibilità e sono sempre di più gli hotel eco-friendly e le strutture che investono risorse per trasformarsi.

Una trasformazione/transizione che ci viene imposta in parte dallo stesso mercato, da un turista sempre più attento all’impatto ambientale del proprio viaggi e abituato a determinati comportamenti (ad es. la raccolta differenziata dei rifiuti) che vogliono poter replicare anche durante il soggiorno in hotel. In realtà la sostenibilità non si riduce solo all’aspetto “ecologico”.

Troppo spesso ci riferiamo a pratiche “green” attente a salvaguardare l’ambiente, come per esempio l’uso di fonti rinnovabili per la produzione di energia o l’eliminazione di plastica monouso, ma la definizione da manuale di sostenibilità è un’altra e significa soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Per il turista attento alla sostenibilità, andare in vacanza comporta un’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle economie locali. Non basta solo progettare strutture rispettose della natura ma è necessario anche avere a cuore la cultura del luogo, salvaguardare le tipicità locali generando ricchezza.

Gentrificazione e aumento esponenziale di alloggi che sfuggono a qualsivoglia controllo: come si combattono questi due fenomeni “bui” legati al comparto turistico?

Il fenomeno degli affitti brevi è profondamente cambiato nel tempo e oggi produce effetti dannosi per le città. Le caratteristiche di spontaneità ed occasionalità che caratterizzavano forse gli inizi e la stessa idea di una economia condivisa e collaborativa, hanno lasciato il posto ad un’attività consolidata e “industrializzata” che sino a poco tempo fa si svolgeva in un quadro di pressoché completa assenza di regole, controlli e fiscalità. Gli effetti negativi si avvertono sul territorio e dai cittadini che assistono alla trasformazione dei nostri centri soggetti a un rapido spopolamento. Uno spopolamento che colpisce proprio quel “way of life” che costituisce una delle maggiori attrazioni del nostro Paese. È importante tutelare il nostro patrimonio più unico e prezioso, quelle comunità, quel modello di vita tipicamente italiano che non può sopravvivere alla trasformazione dei nostri centri in dormitori turistici. Bene quindi l’attivazione della banca dati nazionale che permetterà di monitorare e riconoscere le diverse situazioni sul mercato, così come la previsione di regole capaci di offrire trasparenza e garanzie ai clienti.

Una soluzione indispensabile che ci auguriamo possa contrastare il Far West di attività senza controllo che stanno condizionando le nostre città e le principali destinazioni turistiche.

L'articolo Il turismo come industria di pace proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

TURISMO: UN 2024 DI BELLE SPERANZE

Marina Lalli, presidente Federturismo

I dati ISNART per ENIT-Unioncamere indicano come già venduto il 40% delle camere disponibili nelle strutture ricettive italiane per tutto il primo trimestre e per la Pasqua. Nello stesso periodo si attendono, inoltre, quasi 967mila arrivi aeroportuali, di cui l’11% dagli Usa, il 5% dalla Francia e il 4,5% da Spagna e Germania con la montagna e le città d’arte che risultano prime destinazioni vendute

 

Presidente, che anno è stato il 2023 per il comparto alberghiero? La clientela estera è tornata a scegliere il nostro Paese come un tempo?

Complessivamente nel 2023 sono stati oltre 431 milioni i pernottamenti (+4.6%) nelle strutture ricettive italiane, di cui 222.6 milioni di turisti stranieri (+10.7%) e 208.5 di connazionali (-1.1%).

L’Italia, in termini di occupazione camere, ha riportato i risultati migliori a livello europeo, con gli alberghi di Roma, Milano e Firenze che hanno fatto registrare rispettivamente +10, +13 e +14%, a fronte del +4% di Parigi, +9% di Madrid e di Londra e +8% di Berlino. Un dinamismo che sembra promettere bene anche per il 2024 con prenotazioni in crescita sia a Roma (+3%), sia a Milano (+6%).

Abbiamo assistito ad un forte ritorno di una clientela straniera qualificata e alto spendente – (+14% di arrivi, +10,7% di presenze) – con americani, cinesi e francesi in testa che hanno scelto come destinazione di viaggio preferite: Milano, Roma e Firenze, città in cui si concentrano anche maggiormente gli acquisti.

E per il 2024 quali sono le aspettative? La preoccupano i riflessi di eventuali peggioramenti degli scenari geoeconomici e geopolitici internazionali?

Il 2024 si preannuncia un anno positivo anche se le incertezze politiche ed economiche sottolineano l’importanza di implementare strategie flessibili e mantenere misure di sostegno per assicurare la stabilità e la crescita duratura nel panorama turistico italiano. Per il 2024 i dati ISNART per ENIT-Unioncamere, indicano come già venduto il 40% delle camere disponibili nelle strutture ricettive italiane per tutto il primo trimestre (42,6% gennaio, 42,5% febbraio, 39,8% marzo, 41,7% aprile) e per la Pasqua. Nello stesso periodo si attendono, inoltre, quasi 967mila arrivi aeroportuali, di cui l’11% dagli Usa, il 5% dalla Francia e il 4,5% da Spagna e Germania con la montagna e le città d’arte che risultano prime destinazioni vendute.

La sostenibilità quanto sta cambiando la domanda di turismo?

Stiamo assistendo ad un cambiamento della domanda, con un consumatore sempre più orientato verso una condotta sostenibile che porta a scelte precise di destinazione, attività svolte e conseguenze socio-ambientali. Gli italiani valutano attentamente se e quanto sia sostenibile la destinazione che si accingono a visitare.

Tra gli elementi presi maggiormente in considerazione, la possibilità di alloggiare in strutture green (per oltre 3 viaggiatori su 4), raggiungere la meta con mezzi poco impattanti, muoversi in loco con biciclette. Ma questi comportamenti devono essere accompagnati anche da un cambio di passo dal lato dell’offerta e da azioni politiche in grado di gestire i flussi in modo più sostenibile. Non sono ancora molte le destinazioni e le aziende che hanno una certificazione di sostenibilità in ambito turistico.

Gentrificazione e aumento esponenziale di alloggi che sfuggono a qualsivoglia controllo: come si combattono questi due fenomeni “bui” legati al comparto turistico?

Le città di tutto il mondo si espandono, nuovi territori vengono urbanizzati e i vecchi sono riqualificati per essere destinati ad altri scopi: nasce così il fenomeno della gentrificazione al quale si accompagna la crescita incontrollata del numero di alloggi. In Italia sono oltre 600.000 gli appartamenti e le stanze proposti con la formula dell’affitto breve per scopo turistico, frutto di una totale assenza di regolamentazione del mercato che in molti centri ha creato problemi di overtourism. 

Nonostante il governo stia lavorando per mettere mano alla questione degli affitti brevi, definendo la norma che istituisce il Codice identificativo nazionale e avviando un tavolo tecnico con le Regioni sull’interoperabilità tra le banche dati regionali e nazionale, è indispensabile accelerare e facilitare il contenimento del fenomeno per ristabilire un giusto equilibrio e per restituire le città ai propri abitanti.

Quali risultati ha portato il progetto TOURISM4.0 e quale lezione ha impartito? Più in generale quali sono i primi esiti relativi agli investimenti in digitale agevolati dal PNRR?

TOURISM4.0 è stato un progetto strategico per la Federazione che ci ha visto protagonisti in Europa e che risponde all’esigenza ormai imprescindibile per le imprese turistiche di sfruttare le tecnologie digitali emergenti per migliorare le proprie performance aziendali. Siamo soddisfatti per la grande adesione manifestata dalle imprese, in particolare da quelle italiane, che hanno dimostrato di comprendere quanto sia importante aggiornarsi e agire su leve fondamentali come l’innovazione tecnologica e organizzativa, la valorizzazione delle competenze e la qualità dei servizi per poter essere sempre più competitive sul mercato.

Avere a disposizione uno standard digitale di riferimento come il Tourism Digital Hub, al quale il PNRR ha assegnato 114 milioni di euro, rappresenta un cambio di passo della promozione turistica del territorio italiano, un nuovo sistema digitale per la gestione integrata e unitaria dell’informazione, promozione e marketing dell’offerta turistica italiana, per rilanciare le economie territoriali, aumentare la visibilità dei luoghi meno conosciuti, migliorare il coordinamento delle azioni di promozione delle destinazioni turistiche e personalizzare le esperienze dei viaggiatori.

È uno strumento che può aiutare le imprese a valorizzare e promuovere l’offerta online e a sfruttarne i benefici incrementando l’attrattività e a capire insieme come, grazie alla raccolta dei dati, gli operatori del settore potranno conoscere in anticipo i flussi turistici futuri in modo tale da prepararsi al meglio a gestire la domanda e a dirottare i turisti dalle grandi città alle aree meno conosciute del Paese.

 

 

 

 

 

L'articolo TURISMO: UN 2024 DI BELLE SPERANZE proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Parità di genere, Bonduelle Italia ottiene la certificazione

Federico Odella, Ad Bonduelle Italia

Il percorso di certificazione – che ha visto il coinvolgimento della Fondazione Libellula – ha preso in esame sei diverse aree tematiche quali: la tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, l’equità remunerativa e di genere, le opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, la cultura aziendale e la strategia ed infine la governance e processi HR

 

Bonduelle Italia, azienda leader nel mondo vegetale che opera nel fresco, surgelato e ambient, ha ottenuto da Bureau Veritas la certificazione per la parità di genere (UNI/PdR 125) conferita a chi promuove politiche aziendali che mirano a ridurre il gender gap e sostenere l’avanzamento professionale femminile. Bonduelle Italia è stata affiancata da Fondazione Libellula, l’impresa sociale per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere, nel percorso che ha portato a questo importante riconoscimento, attraverso attività di consulenza, training ed empowerment.

Bonduelle ha sempre considerato le persone come pilastro centrale della propria realtà e il raggiungimento di questa certificazione ne è testimonianza. L’obiettivo di Bonduelle è creare un ambiente di lavoro che sia improntato su equità e uguaglianza.

Il percorso di certificazione ha preso in esame sei diverse aree tematiche quali: la tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, l’equità remunerativa e di genere, le opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, la cultura aziendale e la strategia ed infine la governance e processi HR.

A seguito della certificazione, Bonduelle ha avviato una serie di attività come training interni per promuovere la cultura contro la violenza e la discriminazione di genere ed ha preso parte al progetto MentorSHE, il programma di mentoring interaziendale promosso da Fondazione Libellula, pensato per favorire i percorsi di crescita al femminile ed il women empowerment.

Ottenere la certificazione per la parità di genere è un risultato che ci rende orgogliosi”, ha dichiarato Federico Odella, Amministratore Delegato di Bonduelle Italia. “Le persone rappresentano la nostra ricchezza e vogliamo costruire per loro un ambiente di lavoro che sia sempre più equo, dove ognuno possa essere sempre se stesso per esprimere il suo pieno potenziale e crescere. Abbiamo avviato con Fondazione Libellula un percorso per diffondere in azienda una cultura inclusiva, supportata da azioni concrete che tutti noi possiamo praticare nel quotidiano”.

 La Certificazione per la Parità di Genere è uno dei segnali netti che le aziende possono dare per ribadire di essere contro ogni forma di violenza, discriminazioni comprese – ha commentato Debora Moretti, Presidente di Fondazione Libellula – Bonduelle con questo segnale rappresenta perfettamente uno dei punti del Manifesto del Network Libellula, il primo network di aziende impegnate nella prevenzione e ne contrasto alla violenza di genere. È stato un onore accompagnarla nel raggiungimento di questo obiettivo, ora guardiamo al prossimo.”

 

L'articolo Parità di genere, Bonduelle Italia ottiene la certificazione proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Salute: ampi i divari territoriali. Equità orizzontale sempre più a rischio

Presentato a Roma il Report “Un paese, due cure. I divari Nord – Sud nel diritto alla salute”, promosso dalla Svimez in collaborazione con Save the Children

 

Al Sud i servizi di prevenzione e cura sono più carenti, minore la spesa pubblica sanitaria, più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza, soprattutto per le patologie più gravi. Aumentare la spesa sanitaria è la priorità nazionale. Andrebbe inoltre corretto il metodo di riparto regionale del Fondo Sanitario Nazionale per tenere conto dei maggiori bisogni di cura nei territori a più elevato disagio socio-economico. L’autonomia differenziata rischia di ampliare le disuguaglianze nelle condizioni di accesso al diritto alla salute. Queste le principali considerazioni emerse dal Report SVIMEZ “Un Paese, due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla salute”, presentato oggi a Roma in collaborazione con Save the Children.

Il Report, pubblicato nell’ultimo numero di Informazioni Svimez, curato da Luca Bianchi, Serenella Caravella e Carmelo Petraglia, offre una fotografia delle condizioni territoriali del SSN al quale si rivolgono i cittadini per le cure. Nel corso della presentazione è stato proiettato un video con le storie immaginarie di due donne, una calabrese e una emiliana, che affrontano la stessa patologia oncologica. Storie che riflettono la realtà dei divari Nord-Sud nella qualità dei Sistemi Sanitari Regionali (SSR) e della conseguente “scelta” di molti cittadini del Mezzogiorno di ricevere assistenza nelle strutture sanitarie del Centro e del Nord, soprattutto per curare le patologie più gravi.

Contestualmente, Save the Children ha ribadito come i divari territoriali siano evidenti già a partire dalla nascita. Sebbene nel panorama mondiale il Servizio Sanitario nazionale si posizioni come una eccellenza per la cura dei bambini, sia dal punto di vista delle professionalità che della universalità di accesso alle cure, le disuguaglianze territoriali sono molto accentuate. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 1,8 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era quasi doppio in Sicilia (3,3) e più che doppio in Calabria (3,9). Già prima della pandemia, il numero dei consultori familiari si era andato assottigliando, con la conseguente carenza di presidi territoriali di prossimità fondamentali per sostenere la salute e il benessere materno-infantile.

Dopo l’emergenza Covid-19 si arresta la crescita della spesa sanitaria e restano ampi i divari territoriali

I divari territoriali sono aumentati in un contesto di generalizzata debolezza del Sistema Sanitario che, nel confronto europeo, risulta sottodimensionato per stanziamenti di risorse pubbliche (in media 6,6% del PIL contro il 9,4% di Germania e l’8,9% di Francia), a fronte di un contributo privato comparativamente elevato (24% della spesa sanitaria complessiva, quasi il doppio di Francia e Germania). Dai dati regionalizzati di spesa sanitaria (di fonte Conti Pubblici territoriali) risultano livelli di spesa per abitante, corrente e per investimenti, mediamente più contenuti nelle regioni meridionali. A fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa si registra in Calabria (1.748 euro), Campania (1.818 euro), Basilicata (1.941 euro) e Puglia (1.978 euro). Per la parte di spesa in conto capitale, i valori più bassi si ravvisano in Campania (18 euro), Lazio (24 euro) e Calabria (27 euro), mentre il dato nazionale si attesta su una media di 41 euro. Il monitoraggio LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), che offre un quadro delle differenze nell’efficacia e qualità delle prestazioni fornite dai diversi SSR, fa emergere i deludenti risultati del Sud: 5 regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti.

1,6 milioni di famiglie italiane in povertà sanitaria, di cui 700 mila al Sud

In base alle recenti valutazioni del CREA (Centro per la ricerca economica applicata in sanità), sono il 6,1% le famiglie italiane in povertà sanitaria, perché hanno riscontrato difficoltà o hanno rinunciato a sostenere spese sanitarie. Nel Mezzogiorno la quota la povertà sanitaria riguarda l’8% dei nuclei familiari, una percentuale doppia rispetto al 4% del Nord-Est (5,9% al Nord-Ovest, 5% al Centro).

Speranza di vita minore al Sud di 1,5 anni: più alta anche la mortalità per tumore

Il Mezzogiorno, secondo gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) sulla salute, è l’area del Paese caratterizzata dalle peggiori condizioni di salute. Gli indicatori relativi alla speranza di vita mostrano un differenziale territoriale marcato e crescente negli anni: nel 2022, la speranza di vita alla nascita per i cittadini meridionali era di 81,7 anni, 1,3 anni in meno del Centro e del Nord-Ovest, 1,5 rispetto al Nord-Est. Analoghi differenziali sfavorevoli al Sud si osservano per la mortalità evitabile causata da deficit nell’assistenza sanitaria e nell’offerta di servizi di prevenzione. Il tasso di mortalità per tumore è pari al 9,6 per 10 mila abitanti per gli uomini rispetto a circa l’8 del Nord. È cresciuto il divario per le donne: 8,2 al Sud con meno del 7 al Nord; nel 2010 i due dati erano allineati.

Nel Mezzogiorno meno prevenzione oncologica

Secondo le valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel biennio 2021-2022, in Italia circa il 70% delle donne di 50-69 anni si è sottoposta ai controlli: circa due su tre lo ha fatto aderendo ai programmi di screening gratuiti. La copertura complessiva è dell’80% al Nord, del 76% al Centro, ma scende ad appena il 58% nel Mezzogiorno. La prima regione per copertura è il Friuli-Venezia Giulia (87,8%); l’ultima è la Calabria, dove solamente il 42,5% delle donne di 50-69 anni si è sottoposto ai controlli.  I dati relativi agli screening organizzati dai SSR confermano i profondi divari regionali nell’offerta di servizi che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme in quanto compresi tra i LEA. La quota di donne che ha avuto accesso a screening organizzati oscilla tra valori compresi tra il 63 e il 76% in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, P.A. di Trento, Umbria e Liguria e circa il 31% in Abruzzo e Molise. Le quote più basse si registrano in Campania (20,4%) e in Calabria, dove le donne che hanno effettuato screening promossi dal Servizio Sanitario sono appena l’11,8%, il dato più basso in Italia.

Mobilità sanitaria: è ‘fuga’ dal Sud, in particolare per le patologie più gravi. Il 22% dei malati oncologici del Sud si fa curare al Nord.

La “fuga” dal Sud per ricevere assistenza in strutture sanitarie del Centro e del Nord, soprattutto per le patologie più gravi. Nel 2022, dei 629 mila migranti sanitari (volume di ricoveri), il 44% era residente in una regione del Mezzogiorno. Per le patologie oncologiche, 12.401 pazienti meridionali, pari al 22% del totale dei pazienti, si sono spostati per ricevere cure in un SSR del Centro o del Nord nel 2022. Solo 811 pazienti del Centro-Nord (lo 0,1% del totale) hanno fatto il viaggio inverso. È la Calabria a registrare l’incidenza più elevata di migrazioni: il 43% dei pazienti si rivolge a strutture sanitarie di Regioni non confinanti. Seguono Basilicata (25%) e Sicilia (16,5%). Al Sud, i servizi di prevenzione e cura sono dunque più carenti, minore la spesa pubblica sanitaria, più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza.

Save the Children evidenzia numeri crescenti anche nelle migrazioni sanitarie pediatriche da Sud verso il Centro-Nord, segno di carenze o di sfiducia nel sistema sanitario delle regioni del Mezzogiorno: l’indice di fuga – ovvero il numero di pazienti pediatrici che vanno a farsi curare in una regione diversa da quella di residenza – nel 2020 si attesta  in media all’8,7% a livello nazionale, con differenze territoriali che vanno dal 3,4% del Lazio al 43,4% del Molise, il 30,8% della Basilicata, il 26,8% dell’Umbria e il 23,6% della Calabria. In particolare, un terzo dei bambini e degli adolescenti si mette in viaggio dal Sud per ricevere cure per disturbi mentali o neurologici, della nutrizione o del metabolismo nei centri specialistici convergendo principalmente a Roma, Genova e Firenze, sedi di Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) pediatrici.

L’autonomia differenziata in ambito sanitario aggrava le disuguaglianze interregionali

L’obiettivo dell’equità orizzontale della sanità è ulteriormente messo a rischio dal progetto di autonomia differenziata. Sulla base delle risultanze del Comitato per l’individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, in particolare, tutte le Regioni a Statuto Ordinario potrebbero richiedere il trasferimento di funzioni, risorse umane, finanziarie e strumentali ulteriori rispetto ai LEA in un lungo elenco di ambiti: gestione e retribuzione del personale, regolamentazione dell’attività libero-professionale, accesso alle scuole di specializzazione, politiche tariffarie, valutazioni di equivalenza terapeutica dei farmaci, istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi. La concessione di ulteriori forme di autonomia potrebbe determinare ulteriori capacità di spesa nelle Regioni ad autonomia rafforzata, finanziate dalle compartecipazioni legate al trasferimento di funzioni e, soprattutto, dall’eventuale extra-gettito derivante dalla maggiore crescita economica. Tutto ciò, in un contesto in cui i LEA non hanno copertura finanziaria integrale a livello nazionale e cinque delle otto Regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti, determinerebbe una ulteriore differenziazione territoriale delle politiche pubbliche in ambito sanitario. Con l’autonomia differenziata si rischierebbe dunque di aumentare la sperequazione finanziaria tra SSR e di ampliare le disuguaglianze interregionali nelle condizioni di accesso al diritto alla salute.

Per il direttore generale della Svimez Luca Bianchi, intervenuto nella tavola rotonda coordinata dal giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla, “La necessità di incrementare le risorse complessivamente allocate alla sanità convive con la priorità di potenziare da subito le finalità di equità del SSN. I dati del report offrono la fotografia preoccupante di un divario di cura che si traduce in minori aspettative di vita e più alti tassi di mortalità per le patologie più gravi nelle regioni del Mezzogiorno. La scelta, spesso obbligata, di emigrare per curarsi oltre ai costi individuali finisce per amplificare i divari nella capacità di spesa dei diversi sistemi regionali. Rafforzare la dimensione universale del Sistema sanitario nazionale è la strada per rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute. Una direzione opposta a quella che invece si propone con l’autonomia differenziata dalla quale deriverebbero ulteriori ampliamenti dei divari territoriali di salute e una conseguente crescita della mobilità di cura”.

“La condizione di povertà familiare incide fortemente sui percorsi di prevenzione e sull’accesso alle cure da parte dei bambini. È necessario un impegno delle istituzioni a tutti i livelli per assicurare una rete di servizi di prevenzione e cura per l’infanzia e l’adolescenza all’altezza delle necessità, con un investimento mirato nelle aree più deprivate. Occorre conoscere e superare i divari territoriali che oggi condizionano l’accesso ad un servizio sanitario che rischia di essere “nazionale” solo sulla carta. È un investimento da mettere al centro dell’agenda della politica”, ha dichiarato Raffaela Milano, responsabile dei Programmi Italia – Europa di Save the Children.

Per Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, “Il nostro SSN è ormai profondamente indebolito e segnato da inaccettabili diseguaglianze regionali. E con l’attuazione delle maggiori autonomie in sanità si legittimerà normativamente la “frattura strutturale” Nord-Sud: il meridione sarà sempre più dipendente dalla sanità del Nord, minando l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto costituzionale alla tutela della salute. Uno scenario già evidente: su 14 Regioni adempienti ai Livelli Essenziali di Assistenza solo 3 sono del Sud (Abruzzo, Puglia e Basilicata) e tutte a fondo classifica mentre la fuga per curarsi verso il Nord vale € 4,25 miliardi”.

“I dati del report restituiscono l’immagine di un Paese diviso a metà nell’accesso alle cure sanitarie. Dal nostro osservatorio, ed è un ulteriore elemento di preoccupazione, emerge una frammentazione che si aggiunge alle disuguaglianze Sud-Nord poiché riguarda questioni diffuse come la desertificazione dei professionisti e dei servizi. Medici di medicina generale ed infermieri, ad esempio, sono carenti al Nord più che al Sud, ma mancano in generale nelle aree interne, come anche alcuni servizi caratterizzati da alta innovazione e specializzazione. In questo quadro la riforma della autonomia differenziata, sulla quale si continua a ragionare – e per giunta con scarsissimo coinvolgimento dei cittadini – senza la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni, dà come unica certezza quella di amplificare questa frammentazione e di consegnarci un Paese ulteriormente diviso nella garanzia del diritto alla salute”, ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.

L'articolo Salute: ampi i divari territoriali. Equità orizzontale sempre più a rischio proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

SEMINARE CREATIVITÀ E INCLUSIONE: AL VIA I LABORATORI DEL PROGETTO MUS-E PER AVVICINARE I BAMBINI ALL’ARTE NELLA PROVINCIA DI SALERNO

A supportare l’iniziativa La Doria, Gruppo leader nella produzione di derivati del pomodoro, sughi, legumi e succhi di frutta a marchio della Grande Distribuzione. Coinvolti 164 bambini di 10 classi elementari di due scuole di Angri e Sarno

 

Sono partiti questa settimana in due scuole della provincia di Salerno i laboratori di teatro, movimento espressivo e ceramica del progetto Mus-e, iniziativa promossa dalla Fondazione Mus-e Italia ETS che mira a diffondere tra i bambini diverse discipline artistiche con l’obiettivo di stimolare la creatività, l’inclusione e lo sviluppo personale, specialmente nei contesti socio-culturali più difficili. I percorsi nelle due scuole sono finanziati da La Doria, Gruppo leader nella produzione di derivati del pomodoro, sughi, legumi e succhi di frutta a marchio della Grande Distribuzione.

Gli istituti coinvolti in provincia di Salerno sono l’IC “D.E Smaldone” di Angri e l’IC “Sarno Episcopo” di Sarno per un totale di 164 bambini della seconda elementare di 10 classi diverse, guidati nel percorso dai 4 artisti Nicolantonio Napoli, Sharon Amato, Antonietta Capriglione e Giuseppe Cicalese.  

«Essere presenti ad Angri e Sarno è per noi molto importante: vuol dire aiutare i bambini di questi territori a rafforzare le loro competenze creative, a esercitare la fantasia e l’immaginazione senza timore di un voto, di un giudizio. I dati sulla povertà educativa sono purtroppo ancora sconfortanti, in particolar modo in alcune zone del Sud Italia, e grazie a La Doria riusciremo a portare avanti un primo progetto di lungo respiro, coinvolgendo l’intera comunità educante» – ha commentato Maria Garrone, Presidente Mus-e Italia ETS.

Arrivato in Italia nel 1999, il programma Mus-e, completamente gratuito, ha finora coinvolto a livello nazionale quasi 14.000 bambini, 588 classi e 167 artisti. Il percorso ha la durata di 3 anni e copre circa 20 settimane all’interno del normale orario scolastico della classe. La durata prolungata permette di sviluppare un percorso a lungo termine unico nel suo genere e consente ai bambini di instaurare un rapporto di fiducia con gli artisti. Allo stesso tempo le attività di gruppo aiutano i partecipanti a crescere come individui, oltre a sentirsi parte di una comunità.

«Siamo molto felici di annunciare la partenza dei laboratori per questo anno scolastico. L’iniziativa rispecchia l’impegno del Gruppo nel generare un impatto tangibile e realmente positivo nel nostro territorio, in un ambiente spesso complesso dal punto di vista sociale e culturale. Il nostro impegno si è già tradotto, in passato, in numerose iniziative per la salvaguardia dell’ambiente, l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani e il benessere dei dipendenti. Con questo progetto nello specifico contribuiamo a tre degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU: povertà zero, istruzione di qualità e riduzione delle diseguaglianze. Ringraziamo la Fondazione Mus-e per averci concesso l’opportunità di essere parte di questa iniziativa» – ha commentato Antonio Ferraioli, CEO del Gruppo La Doria.

 

Fondazione Mus-e Italia ETS

Fondazione Mus-e Italia ETS si occupa di contrasto alla povertà educativa tramite percorsi artistici di alto livello. Nata nel 1993 a Bruxelles dalla Fondazione Yehudi Menuhin, ha 11 sedi europee; la sede italiana è oggi attiva in oltre 20 città, da Nord a Sud, portando la musica, la danza, il teatro, le arti visive e multimediali a quasi 14.000 bambini. 

La Doria Spa

La Doria Spa è il primo produttore Europeo di legumi conservati, di pelati e polpa di pomodoro nel canale retail e tra i principali produttori italiani di succhi e bevande di frutta. La Società è anche il primo produttore in Europa di sughi pronti a marchio delle catene distributive (private labels). Il fatturato 2022 è stato pari a 1,018 miliardi di euro di cui oltre il 97% generato attraverso il segmento delle private labels con i principali retailer nazionali e internazionali.

 

L'articolo SEMINARE CREATIVITÀ E INCLUSIONE: AL VIA I LABORATORI DEL PROGETTO MUS-E PER AVVICINARE I BAMBINI ALL’ARTE NELLA PROVINCIA DI SALERNO proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Il tempo dei desideri minori

Per il Censis, la nostra società è intorpidita al punto di mostrarsi passiva rispetto a processi dai cupi presagi, come l’inverno demografico, il cambiamento climatico e le incertezze relative a un quadro internazionale sempre più in fibrillazione. «Ci si rifugia nei piccoli piaceri del quotidiano», come ci racconta il direttore generale Massimiliano Valerii

 

Siamo completamente immersi nelle transizioni – digitale, climatica, demografica, energetica – ma sembriamo andare avanti senza seguire una traiettoria concreta. Il Censis, nel suo ultimo Rapporto, definisce il nostro un Paese di sonnambuli, a tutti i livelli: a tenerci prigionieri è il sonno della ragione, la rassegnazione o cosa altro?

L’immagine di sintesi scelta quest’anno capace, in un colpo solo, di rendere al meglio lo spirito del tempo è quella di un Paese sonnambulo.

I sonnambuli sono apparentemente vigili, ma incapaci di vedere realmente. Rispetto infatti a tutta una serie di processi sociali ed economici, largamente prevedibili nei loro effetti, non si prendono le decisioni giuste, quelle che sarebbero efficaci.

L’esempio emblematico è la radicale transizione demografica che stiamo vivendo. Dire che di qui al 2050, ovvero in un tempo brevissimo, meno di 30 anni, avremo quasi 8 milioni di persone in età lavorativa in meno, lascia facilmente intuire quanto forte sarà l’impatto sul sistema produttivo, sulla nostra capacità di generare valore, di distribuire ricchezza in termini di sostenibilità del nostro ingente debito pubblico, in termini di sostenibilità finanziaria della spesa sociale, sanità, previdenza, assistenza. Della questione demografica, però, soltanto ultimamente se ne parla un po’ di più, quando il processo di denatalità è nei fatti iniziato da molto tempo, poiché è dal 2014 che la popolazione italiana ha cominciato a diminuire. Dal 2014 ad oggi abbiamo già perso un milione e mezzo di residenti in Italia. Finora il fenomeno della denatalità è stato sottovalutato, quando non addirittura rimosso o affrontato con un certo fatalismo, quasi giustificandolo come un fenomeno che riguarda tutte le società occidentali, cosa peraltro assolutamente falsa. Sonnambuli significa sostanzialmente questo: si vive il tempo dei desideri minori, cioè si cerca l’appagamento nei piccoli piaceri della vita quotidiana, quelle micro felicità che si possono magari ricavare nel presente, senza affrontare in concreto la complessità delle sfide che la società contemporanea si trova davanti.

Questo, si badi bene, non è un atto d’accusa esclusivamente rivolto alle classi dirigenti del Paese o al ceto politico, perché riguarda più in generale tutti gli italiani, anche quella maggioranza silenziosa che si sveglia al mattino, va a lavorare, fa quel che deve fare, e poi inspiegabilmente ad un appuntamento determinante per la vita sociale e civile, quale è quello delle elezioni politico-amministrative, stabilisce record di astensionismo, la vera ferita profonda della storia repubblicana del nostro Paese. Questa insipienza diffusa è la risposta a una serie di aspettative deluse accumulatesi nel tempo; negli anni passati noi del Censis abbiamo prima parlato della società del rancore, poi di quella in cui imperava una sorta di sovranismo psichico che è facile rintracciare in una conflittualità latente, individualizzata; una società in cui diminuisce la fiducia in sé stessi e negli altri. Rinunciare per esempio al voto è un atto proprio di una società votata all’irrazionale perché la promozione del cambiamento è possibile solo con il voto politico. Gli italiani sono delusi dalle promesse mancate della modernità, prima tra queste l’accrescimento della propria prosperità economica, del proprio benessere sociale.

Un tradimento nei fatti e nei numeri: negli ultimi trent’anni, tra il 1990 e il 2020, il valore reale delle retribuzioni medie lorde in Italia si è ridotto di quasi il 3%, caso unico tra tutti i paesi Ocse, basti pensare che nello stesso lasso temporale, in Francia e in Germania le retribuzioni sono aumentate di oltre il 30%, nel Regno Unito addirittura del 40%. Questa delusione per le mancate promesse, in una prima fase si era trasformata in rancore, nella sensazione di aver subito un torto, ricevendo dal Paese meno di quanto si era dato. Rancore che però non muta oggi in rivalsa.

Dopo che è andata persa anche la scommessa elettorale sul Movimento 5 Stelle, che in qualche modo rappresentava l’onda anticasta, il tentativo di ricambio del ceto politico, nel nostro Paese ha preso grande forma l’astensionismo elettorale fino a prendere i contorni preoccupanti di oggi. Sono proprio le promesse mancate a far ripiegare gli italiani sui desideri minori, sprofondandoli in questo sonnambulismo che rende passivi rispetto a processi dai cupi presagi, come l’inverno demografico, il cambiamento climatico, le incertezze relative a un quadro internazionale sempre più in fibrillazione. Alla “nottata” che si vive, non corrisponde al risveglio alcuna decisa presa di consapevolezza, né tanto meno un’azione conseguente.

Quale sogno allora può rimetterci insieme, direttore? Visto che – il Rapporto lo dice tra le righe – è la collettività a essersi disunita innanzitutto. Forse questo è l’allarme più forte.

Guardi, ci sono due piani di analisi. Non tutto dipende tutto da noi; anzi siamo molto subordinati a quanto accade a livello internazionale. Il bilancio della globalizzazione che ha interessato anche il nostro Paese negli ultimi trent’anni è controverso, ma di certo le classi medie occidentali hanno pagato un prezzo alto, che le ha viste assistere impotenti all’ascesa delle classi medie asiatiche, prima tra tutti la Cina, con l’effetto di dare vita ad esempio ai famosi forgotten men di Trump, uomini e donne “dimenticati” d’America che non si sentono né visti, né rappresentati.

Va formandosi un nuovo ordine mondiale da cui dipende anche il sentiment del nostro Paese, ma esistono anche delle specificità italiane di cui non possiamo non tener conto. Il nostro quadro demografico non si ritrova uguale né in Europa, né tanto meno negli Stati Uniti. Cosa potrebbe rimetterci insieme? Ricucire e rinvigorire un immaginario collettivo oggi compromesso, primo responsabile dei grandi flussi di espatrio che avvengono nel nostro questo Paese. Solo nel corso dell’ultimo anno, 36.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno trasferito la loro residenza all’estero. 36.000 giovani equivalgono – come dimensione – a una piccola città italiana. Giovani che vanno via perché nel loro immaginario collettivo si è radicata l’idea di un decadimento irreversibile di questo Paese. A volte è anche sproporzionato ed eccessivamente pessimistico ma è senz’altro la spia di un patrimonio di ideali non più fertile, propulsivo, come è stato negli anni migliori in questo Paese.

La dimensione immateriale poi si intreccia con quella materiale. Ricordiamoci che al primo censimento dell’Italia Repubblicana, nel 1951, le persone con meno di 35 anni, i giovani, rappresentavano il 57% della popolazione.

Oggi sono meno del 33%. La demografia quindi incide sia sui processi produttivi, sia proprio sull’immaginario collettivo. Un Paese tendenzialmente anziano, come il nostro, è facile preda di paure e incertezze e manca di quella forza propulsiva che potrebbe spingerlo a guardare avanti con ritrovata fiducia proprio perché i giovani più talentuosi, gli unici che avrebbero il vigore ideale per rimetterlo in piedi, abdicano e vanno via.

In questa situazione a tinte fosche i corpi intermedi potrebbero assumere un ruolo di valore?

Devono. Come le dicevo siamo sulla soglia di una nuova epoca, in cui si si sta mettendo in discussione il paradigma della globalizzazione che, nei fatti, ha marginalizzato i corpi intermedi, riducendone la funzione sociale.

Nella nuova fase, auspico che i corpi intermedi possano ritrovare la loro funzione sociale, perché questo meccanismo del liderismo, in cui da un lato c’è il leader, dall’altro il popolo e nulla in mezzo, non ha funzionato. I corpi intermedi devono recuperare la loro funzione di cinghia di trasmissione tra le istanze sociali ed economiche di diversi gruppi sociali, delle diverse categorie produttive, affinché quelle stesse istanze vengano correttamente trasferite e ascoltate nelle sedi decisionali.

Aggiungo anche un’altra cosa. Negli Stati Uniti, si parla molto di reshoring, di rimpatrio delle produzioni.

È sorprendente leggere, per esempio, sul Financial Times, espressioni perentorie del tipo «all economics is local», mentre fino a pochi anni fa anche i territori avevano perso la loro incidenza politica, dovevano funzionare solo come trampolino di lancio affinché le imprese del Made in Italy agganciassero i flussi globali. Oggi, il rimpatrio delle produzioni potrebbe accompagnarsi a una nuova valorizzazione del ruolo dei territori e dell’incidenza politica delle forze sociali ed economiche presenti nei territori, anch’esse negli anni recenti svuotate di senso. Nel nostro Paese abbiamo dapprima abolito le province, poi accorpato le camere di commercio e reso residuali le comunità montane; anche il dimezzamento del numero dei parlamentari ha comportato, tra i vari effetti, il fatto che molti territori italiani oggi non esprimono neanche un deputato o un senatore.

Questa è stata la stagione in cui a contare erano solo i flussi globali: i territori stavano lì ma perdevano anche incidenza politica.

Mi auguro allora che si inauguri una stagione diversa, in cui sia i corpi intermedi, sia i territori possano recuperare la loro funzione sociale innanzitutto, la stessa che hanno ben svolto nel periodo migliore di sviluppo del nostro Paese.

Quando dice territori fa riferimento all’autonomia differenziata? Che giudizio dà del progetto di legge Calderoli?

Credo non sia un caso che il tema sia tornato centrale nell’agenda politica proprio ora. L’autonomia differenziata è una delle soluzioni, non necessariamente la soluzione.

Nella sua impostazione di ridare valore ai territori è assolutamente condivisibile. Si deve tornare a parlare di un assetto poliarchico che valorizzi il policentrismo italiano, restituendo ai territori la capacità di incidere politicamente.

Ritiene che la politica terrà nel dovuto conto la vostra analisi?

Dovrebbe. Il Paese ha bisogno di riforme strutturali condivise, da attuare subito ma che necessiteranno di tempo per dispiegare i loro effetti. Forse resteremo inascoltati perché ciò che suggeriamo non ha e non può avere consenso politico immediato.

È lo stesso meccanismo per cui si presta scarsa attenzione ai nostri giovani che, incompresi e ignorati, rinunciano a sentirsi parte di un processo che genera valore condiviso e fuggono all’estero.

L'articolo Il tempo dei desideri minori proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Motori per estrazione fumi: un dispositivo di sicurezza essenziale

I motori per estrazioni fumi si inseriscono sia nell’ambito privato sia nei contesti pubblici. Primeggia ovviamente negli ambienti pubblici e affollati, laddove servono delle misure di sicurezza più stringenti. 

Non a caso, nei centri commerciali, negli aeroporti o negli stadi è necessario e disporre di sistemi efficaci volti ad aspirare l’aria ed estrarne i fumi. La soluzione è da ricercarsi nei motori per estrazione fumi, dei dispositivi progettati appositamente per assolvere a questo compito.

Grazie alla loro presenza, l’ambiente può considerarsi sano e sicuro per le persone che lo frequentano. Ciononostante, per comprendere la sua importanza è necessario conoscere la sua funzionalità e la sua destinazione finale.

A cosa servono i motori per estrazione fumi?

Questa tipologia di motori viene progettata per fornire una ventilazione efficiente, continuativa e regolarizzata, nonché per garantire il benessere delle persone in questi ambienti, siano essi pubblici o privati.

Dobbiamo considerare il sistema di aspirazione dell’aria come il primo responsabile dell’immissione di aria fresca nell’edificio o nello spazio. Può facilitare la comprensione visualizzare il suo luogo di destinazione, il quale coincide con le aree pubbliche al chiuso che presentano un’alta concentrazione di persone.

In un tale contesto, cresce la necessità di far circolare aria e di reintegrarla, così da bilanciare la qualità affinché l’equilibrio tra aria interna ed esterna sia costantemente monitorata.

Per svolgere un lavoro di questo tipo, si devono adottare dei sistemi motorizzati studiati per gestire i grandi volumi d’aria richiesti in questi spazi. Pertanto, si utilizzano dei motori per estrazione fumi potenti e affidabili, in grado di erogare un’elevata portata d’aria per un tempo stabilito.

Circolo dell’aria ed estrazione dei fumi: il duplice scopo dei sistemi motorizzati

Oltre a fornire aria fresca negli ambienti pubblici o privati affollati, il motore deve disporre di un efficace sistema di estrazione dei fumi. In caso di incendio o di qualsiasi altra situazione di emergenza che generi fumo, questi sistemi si attivano fin da subito per eliminare i fumi pericolosi dall’area.

Grazie alla loro elevata potenza di aspirazione rimuovono con rapidità il fumo e ne impediscono la diffusione. In questo modo, l’ambiente vanta un sistema di sicurezza superiore che interviene prima dell’arrivo delle autorità.

In questo modo, le operazioni di sgombero possono essere svolte senza intoppi e con ordine, riducendo drasticamente il rischio di pericoli maggiori, ferimenti o danni alle persone presenti.

Certificazioni e risparmio energetico

I sistemi integrativi di sicurezza presi in considerazione vantano un corredo di certificazioni in grado di rispettare i più severi standard e regolamenti di sicurezza. Difatti, i motori sono sottoposti a test rigorosi, i quali vengono strutturati per garantire l’affidabilità e le prestazioni in diverse condizioni.

Ciò significa, una forma di garanzia implementata con l’obiettivo di funzionare senza intoppi anche in situazioni di forte stress, come per esempio durante un’evacuazione di emergenza o la fuoriuscita improvvisa di gas nocivi per la salute.

Il meccanismo è provvisto anche di una studiata e predisposta efficienza energetica. Considerando gli spazi in cui i motori si trovano a operare, devono per forza ridurre il consumo di energia elettrica. In caso contrario, potrebbero creare dei black out o interrompere la loro funzionalità, andando a compromettere le loro prestazioni o la sicurezza del locale.

L'articolo Motori per estrazione fumi: un dispositivo di sicurezza essenziale proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.

Il 21 novembre 2013 a Kyiv scoppiava la protesta di Maidan: cosa è rimasto di quelle rivolte di piazza

Chissà cosa sarebbe successo se l’Unione Europea non avesse posto a Viktor Yanukovich l’ultimatum di liberare Yulia Tymoshenko per poter firmare l’Accordo di associazione (Aa)? Correva l’autunno del 2013, la parte economica dell’Aa tra Bruxelles e Kyiv era stata parafata un anno prima, ma il caso dell’eroina della rivoluzione arancione del 2004 finita in carcere per abuso d’ufficio aveva sbarrato l’intesa politica, con l’Ue impuntata sullo stato di diritto. Tutti in Ucraina sapevano che Yanukovich non avrebbe graziato la storica rivale, mentre la Russia stava aumentando la pressione sul presidente, e tutti già intuivano che il vertice di Vilnius, con la storica firma, sarebbe sfociato in un disastro. Le proteste europeiste di Maidan, cominciate il 21 novembre, non furono quindi certo una sorpresa.

Il 21 novembre 2013 a Kyiv scoppiava Euromaidan: cosa è rimasto di quelle proteste di piazza
Viktor Yanukovych e Vladimir Putin nel dicembre 2013 (Getty Images).

L’Ucraina si ritrovò politicamente e geograficamente spaccata in due 

L’Ucraina era politicamente e geograficamente spaccata: da un parte un presidente e un governo, eletti in maniera democratica nel 2010, rappresentanti in larga parte delle regioni dell’Est e del Sud, dei clan oligarchici del Donbass più vicini alla Russia; dall’altra l’opposizione variegata, fatta dai soliti equilibristi del potere, cioè gli oligarchi che negli anni precedenti erano già saltati da una fazione all’altra e dalle élite politiche ed economiche sostenute da Stati Uniti ed Europa. E proprio per questo le manifestazioni di fine novembre, che avevano portato in Piazza dell’indipendenza a Kyiv decine di migliaia di persone e coinvolto i centri delle regioni occidentali lasciando indifferente mezzo Paese, dall’Est al Sud passando naturalmente dalla Crimea, divennero non solo una questione di politica estera, ma si trasformarono, prevedibilmente, in una rivoluzione interna.

Il 21 novembre 2013 a Kyiv scoppiava Maidan: cosa è rimasto di quelle proteste di piazza
Una bandiera europea a Kyiv nel novembre 2013 (Getty Images).

Le proteste spontanee europeiste divennero azioni coordinate e antirusse

Le proteste genuine e spontanee europeiste divennero ben presto coordinate e antirusse, con l’obiettivo di defenestrare Yanukovich, a ogni costo. Maidan diventò il ritrovo per tutto lo spettro dell’opposizione, da quello politico moderato a quello estremista e pronto alle armi, passando per i tifosi interessati inviati dalle cancellerie occidentali. A dicembre 2013 erano già arrivati ad arringare la gigantesca folla, oltre ai tre leader dell’opposizione – il filo Nato Arseni Yatseniuk, il filo tedesco Vitaly Klitschko e l’estremista di destra Oleg Tiahnibok – anche l’oligarca Petro Poroshenko, vari ministri degli Esteri dell’Ue, il senatore statunitense John MacCain e il falco di Obama, Victoria Nuland. Facevano da contorno i vari gruppi paramilitari neonazisti guidati da Pravy Sektor, Trizyb, C14 e affini. Dopo la stasi natalizia, l’escalation cominciò nel gennaio del 2014 e terminò nel bagno di sangue di febbraio, con Yanukovich costretto a fuggire dopo che il compromesso siglato tra lui e l’opposizione della troika, ratificato per di più dai tre ministri degli Esteri di Polonia, Germania e Francia, era stato dichiarato nullo dall’ala estremista guidata proprio da Pravy Sektor. Il resto si può riassumere con i nomi noti, quello di Yatseniuk, che Nuland aveva definito «il nostro uomo» nella famosa intercettazione del «fuck Europe» a fare il primo ministro del nuovo governo filoccidentale; quello di Poroshenko andato a prendere un paio di mesi più tardi il posto di Yanukovich, e quello di Tymoshenko, uscita dalle patrie galere, ma ormai ininfluente. Poi arrivarono l’annessione della Crimea, la guerra nel Donbass e tutto il resto.

Il 21 novembre 2013 a Kyiv scoppiava Maidan: cosa è rimasto di quelle proteste di piazza
Una cerimonia per ricordare le vittime delle proteste di Maidan nel sesto anniversario della rivolta (Getty Images).

Ora è Zelensky a temere una Maidan 3

Dopo 10 anni è Volodymyr Zelensky a temere una “Maidan 3”, un piano di disinformazione orchestrato però da Mosca per destituirlo. «La nostra intelligence ha raccolto informazioni su questo piano», ha spiegato recentemente alla stampa il presidente ucraino, «e ne arrivano anche dai partner. È un’operazione comprensibile, per loro Maidan fu un colpo di Stato». Resta il fatto che le proteste di Maidan del 2013 hanno due facce: quella della spontaneità europeista e della voglia di parte della società ucraina di cambiare sistema e scollarsi dalla Russia, e quella dello script statunitense ed europeo, adottato per cambiare regime. Si tratta di due dimensioni coesistenti: non solo una o l’altra, come viene ripetuto da 10 anni dalla Russia e dall’Occidente per avvalorare la propria narrazione e giustificare ciò che è arrivato dopo. Non stupisce che dal Cremlino, dove Vladimir Putin ha instaurato nel frattempo un sistema altamente autoritario, la propaganda faccia il suo lavoro; d’altro canto che le democrazie occidentali adottino la stessa visione manichea è sintomo della stessa malattia. E a ben vedere nemmeno cosa nuova.

Alemanno: «Mio movimento per indipendenza oltre destra e sinistra»

«Non è un movimento di estrema destra, ad esempio io penso che la vittoria di Milei sia un problema grave per il popolo argentino e critico molto il governo Netanyahu». Così Gianni Alemanno durante una conferenza alla Camera parla del Forum per l’Indipendenza. «Di fronte al governo più atlantista della storia, che ci fa rimpiangere Craxi e Fanfani, bisogna uscire dalle definizioni di destra e sinistra e mettere al centro l’indipendenza dell’Italia, superare il dogma del neoliberismo e rimettere al centro il sociale. Partiamo dalla destra sociale e facciamo uno sforzo all’insegna del dialogo con tutte le forze antisistema», ha continuato Alemanno dando appuntamento all’assemblea di fondazione del soggetto politico, sabato 25 e domenica 26 novembre al Midas Palace Hotel.

Su cosa punterà il nuovo soggetto politico

Il nuovo soggetto politico punterà anche a partecipare alle future tornate elettorali, ma non si sa se già alle prossime europee. «Da quando è nata l’idea di questo movimento sono stato prima associato a Pillon, poi dovevo per forza fare un partito con Vannacci, ora devo fare per forza un partito con Marco Rizzo. In realtà ci sarà una tavola rotonda per confrontarci. Con Rizzo abbiamo raccolto le firme per il referendum per bloccare l’invio di armi in Ucraina e ci sono delle convergenze importanti. Ci sarà questo confronto, poi vedremo cosa uscirà fuori».

Il piano del ministro Valditara: «La scuola deve educare all’empatia»

A seguito del terribile epilogo della storia di Giulia Cecchettin, 22enne uccisa dall’ex fidanzato e ritrovata nei pressi del Lago Barcis sabato 18 novembre 2023, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha individuato un nuovo piano da attuare nelle scuole. L’idea del ministro è quella di introdurre un’ora di «educazione alle relazioni» negli istituti superiori, aggiunta come attività extracurricolare con una durata di tre mesi all’anno e un’ora in più in classe.

Le nuove linee guida del ministero per la scuola

Si tratta di 12 incontri in totale, durante i quali gli studenti sono disposti in cerchio, divisi in gruppi dedicati alla «discussione e autoconsapevolezza». Al centro un docente che funge da moderatore, occasionalmente supportato da psicologi, avvocati, assistenti sociali e organizzazioni impegnate nella lotta contro la violenza di genere. La partecipazione di testimonial vicini ai giovani, come influencer, cantanti e attori, completa l’approccio educativo.

Il piano del ministro Valditara: «No è no»

Il progetto si fonda su dei concetti fondamentali: «un no è un no», «un vestito non è un invito», «le parole sono pietre», «innamorata da morire è un modo di dire», «non rinunciare a denunciare» e così via. Ha spiegato il ministro che «La scuola deve educare a sentire l’altro, all’empatia, alla cultura del rispetto, superando il pregiudizio, la cultura maschilista, la discriminazione, la prepotenza. Questo e altro sta alla base del mio progetto Educare alle relazioni».

Fano, donna di 70 anni strangolata dal marito

Nel quartiere Poderino, a Fano, nelle Marche, un uomo ha strangolato la moglie, poi ha tentato di suicidarsi. L’uomo, secondo quanto riporta il Correre Adriatico, ha cercato di togliersi la vita ingerendo dei barbiturici.

Il delitto scoperto da uno dei figli della coppia

Il delitto è stato scoperto da uno dei figli della coppia che attendeva i genitori a cena: non vedendoli arrivare e non riuscendo a contattarli via telefono, è andato a cercarli, ha scoperto la tragedia e dato l’allarme chiamando il 112.  L’uomo è in stato di arresto, accusato di omicidio volontario, ed è al momento ricoverato in ospedale.

L’andamento di Borsa italiana e spread oggi 21 novembre 2023

Grande attesa per l’apertura delle Borse europee e per lo spread dopo la giornata altalenante di ieri, lunedì 20 novembre 2023. Milano ha chiuso in rialzo dopo una seduta tra alti e bassi, con +0,15% a 29.541 punti. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi riparte da 172,6 punti base.

Le quotazioni delle Borse e l’andamento dello spread in tempo reale

8.01 – Euro in lieve aumento, scambiato a 1,0960 dollari

Euro in lieve aumento sul dollaro questa mattina sui mercati valutari: la moneta unica europea è scambiata a 1,0960 dollari con un aumento dello 0,18%. L’euro arretra sullo yen ed è scambiato a 161,8200 con una riduzione dello 0,31%.

1.12 – Tokyo, apertura poco mossa (+0,07%)

La Borsa di Tokyo inizia la seduta poco variata, appesantita dal graduale apprezzamento dello yen sulle principali valute e malgrado l’avanzata degli indici azionari statunitensi, sostenuti dalla tecnologia. In apertura il listino di riferimento Nikkei segna una variazione appena positiva dello 0,07% a quota 33.410,26, aggiungendo 22 punti. Sul fronte dei cambi la valuta nipponica si apprezza sul dollaro a 148,30, scontando le prospettive di una pausa della stretta monetaria della Fed, e sull’euro a 162,30.

3.14 – Hong Kong positiva, apre a +0,87%

La Borsa di Hong Kong apre la seduta in territorio positivo: l’indice Hang Seng sale dello 0,87%, a 17.932,54 punti. L’indice Composite di Shanghai cresce dello 0,21% a 3.074,83, mentre quello di Shenzhen guadagna lo 0,18% a quota 1.939,99.

La Lazio sogna lo Stadio Flaminio, Lotito: «Servono 50 mila posti»

Milan, Inter, Roma e adesso anche la Lazio. Il presidente dei biancocelesti Claudio Lotito ha parlato della possibile futura casa del club, pronto a giocare lontano dall’Olimpico. Il patron laziale ha parlato del progetto per ripristinare lo Stadio Flaminio, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Un sogno per i tifosi della Lazio, che attenderebbero la nuova struttura al pari degli avversari romani, e dei supporter di Milan e Inter, alle prese con la costruzione dei rispettivi stadi privati. Ma non mancano i problemi, secondo Lotito, che si è concentrato soprattutto sul tema della capienza.

LEGGI ANCHESala a Inter e Milan: «Stadi fuori città? Sarebbe un errore clamoroso»

La Lazio sogna lo Stadio Flaminio, Lotito «Servono 50 mila posti»
Claudio Lotito (Getty Images).

Lotito: «Ci servono 50 mila posti»

Il presidente della Lazio ha spiegato: «Fa comodo a tante persone parlare del Flaminio, soprattutto ad alcuni rappresentanti delle istituzioni, perché avete visto tutti in che condizioni versa l’impianto. Risolvere il problema sarebbe cosa buona e giusta. Oggi viene a vederci tanta gente. Avere 26 mila spettatori, che è la capienza attuale del Flaminio, mi sembra riduttivo. A noi ne servono 50 mila. Poi c’è il problema dei parcheggi, altra questione sulla quale ci sono ancora lavori in corso. Ho delegato un rappresentante istituzionale affinché si occupasse del tutto e ha cominciato una serie di consultazioni. Stiamo valutando per capire quello che effettivamente si può fare. Prendere il Flaminio è semplice. Il problema è poi capire cosa farci e come trasformarlo secondo le norme e renderlo funzionale».

LEGGI ANCHELazio, Lotito sul logo Expo 2030: «Non ce l’hanno inviato»

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia

Ormai è diventato una specie di sacrificio rituale collettivo: ogni tot mesi la nazione tutta condivide trepidazione, commozione e sdegno per l’uccisione efferata di una giovane donna da parte di un uomo, in genere il compagno, mentre un assortimento di ierofanti da tastiera e da talk show recita formule sempre uguali («ci vuole una cultura del rispetto», «donne, dovete cogliere i segnali», «è colpa delle mamme», «è colpa dei padri», eccetera). Poi, stanchi ma infelici ma anche, in certo modo, saziati di lutto virtuale, ce ne torniamo alla nostra vita, finché la cronaca non ci propone un’altra vittima degna di mobilitare di nuovo tutto l’apparato. Che non si dispiega per tutti i femminicidi: non per quelli – tantissimi – di donne mature o anziane, madri o nonne uccise da mariti o ex mariti, e nemmeno per quelle troppo derelitte, o per le single ammazzate dall’ex partner di una storia breve.

La commozione popolare si pasce dell’uccisione di vittime giovanissime e fiduciose per mano di esecutori piacioni o figli modello

In Italia la commozione popolare, come nei melodrammi di Verdi e Puccini, si pasce della mala morte di donne giovanissime, graziose, fiduciose come Giulia Tramontano, tradita e incinta, o Giulia Cecchettin, un tesoro di ragazza a due passi dalla laurea. Del resto i sacrifici di esseri viventi, umani o animali, richiedono vittime perfette e senza macchia, perché soltanto ciò che di più bello possiede la comunità è degno di essere sacrificato agli dei per esserne certi di ottenerne il favore o placarne l’ira. Solo che in questi casi a uccidere non è un apposito esecutore-sacerdote, ma un altro ragazzo, anche lui apparentemente perfetto e senza difetti, come il piacione Alessandro Impagnatiello o il “figlio modello” Filippo Turetta, uno con un buon lavoro in un ambiente figo, l’altro alle ultime battute di una laurea in ingegneria, il presunto magico talismano contro la disoccupazione. Bravi ragazzi che, messi alle strette, ammazzano brave ragazze, seguiti spasmodicamente dal pubblico dell’arena mediatica, come i tributi degli Hunger Games.

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia
Giulia Cecchettin (Ansa).

Ogni volta si ripetono le inutili ricette: dalle pene più severe alla promessa di prevenzione nelle scuole

Tanto è sinistro e inafferrabile il compiaciuto teatro dell’orrore che mettiamo su per questo tipo e solo per questo tipo di femminicidi, quanto sono ridicoli, nella loro inutilità e ripetitività, i tentativi di contrastare la violenza di genere con le solite ricette: le immancabili pene più severe e la promessa di prevenzione fin dalle scuole con corsi di educazione all’affettività. In un Paese governato da una signora che si è tenuta per anni un partner sessista e molestatore, e che all’opposizione vede un’altra signora che si è fidanzata con una donna (combinazione meno pericolosa per l’incolumità fisica), adulti infelici, poco pagati e spesso alle prese loro stessi con problemi relazionali, pretenderanno di insegnare agli adolescenti come costruire una relazione eterosessuale rispettosa. Platonica, naturalmente, visto che sono più di 40 anni che si chiede invano di fare educazione sessuale nelle scuole. Quarant’anni fa la ministra Roccella era ancora femminista e abortista e Pillon al collo portava solo il fiocco del grembiule, quindi non è proprio il caso di dare la colpa a loro.

Nemmeno la parità di genere riesce a contrastare la violenza sulle donne

Ma anche se l’educazione sessuale venisse finalmente introdotta nelle scuole, se i corsi di affettività non fossero una barzelletta, se (esageriamo) tutta la società italiana facesse passi da gigante sul piano delle pari opportunità, del pay-gap, dell’accesso delle donne a posizioni apicali, insomma, se l’Italia diventasse come la Finlandia, patria del modello scolastico ammirato in tutto il mondo, stroncheremmo la violenza contro le donne? I numeri dell’European Institute for Gender Equality dicono di no. L’uguaglianza di genere non contrasta la violenza di genere, o almeno non abbastanza. In Finlandia il 61 per cento degli omicidi con vittime donne sono perpetrati da partner o familiari, e il 47 per cento delle finlandesi afferma di avere subito molestie e violenze. La legge finlandese non contempla neppure il femminicidio o la violenza di genere come crimini specifici. Il luogo più pericoloso per le donne in Europa è l’Irlanda del Nord, che ha un tasso di violenza domestica triplo rispetto a Inghilterra e Galles. La sessista Italia è quartultima nella classifica europea dei femminicidi, dominata da Lituania e Lettonia, cui seguono Germania, Francia e Paesi Bassi. Che la civilissima Svezia sia penultima sorprende meno del fatto che il Paese europeo con meno femminicidi sia la Grecia, anche se negli ultimi anni si è registrato un clamoroso aumento. Non parliamo degli Stati Uniti, la terra del #MeToo e del politically correct, che marcia al ritmo di tre femminicidi al giorno, il triplo della Turchia di Erdogan.

Oggi è Giulia Cecchettin, ieri Giulia Tramontano: con le solite ricette e le promesse non si cambia
Scarpe rosse, simbolo della lotta alla violenza contro le donne, in Francia (Getty Images).

In Iran la violenza si fa scudo della religione, in Occidente dell’amore passionale: la stessa fetida minestra chiamata patriarcato

L’Occidente cristiano è pieno di cripto-ayatollah in versione domestica che se la loro partner rivendica libertà di uscire, di laurearsi, di viaggiare, e di vestirsi come le pare, o anche di lasciarli, le fanno quello che la polizia morale iraniana ha fatto a Mahsa Amini o ad Armita Geravand. In Iran la violenza di genere si fa scudo della religione, da noi dell’amore passionale, ma è la stessa fetida minestra secolare chiamata patriarcato. Allevati e allevate da millenni con questa minestra, ora dobbiamo inventarcene una nuova e abituarci tutti, e non è cosa né facile né breve. Nel frattempo l’unica soluzione ragionevole per limitare la strage di donne, più che insegnare l’affettività ai maschi (chi ha visto le reazioni degli adolescenti medi durante gli incontri scolastici sulla violenza di genere sa che la partita è difficile, se non persa in partenza) sembrerebbe insegnare l’anaffettività alle femmine.

Usa 2024, Trump avanti di 39 punti su DeSantis in Florida

L’ex presidente Donald Trump è avanti di 39 punti percentuali rispetto al suo rivale repubblicano Ron DeSantis in Florida. Lo rivela un sondaggio dell’University of North Florida. Secondo la proiezione, il tycoon ha ottenuto il 60 per cento dei consensi tra i repubblicani registrati, mentre il suo rivale più accreditato solo il 21 per cento. Si tratta di una sonora batosta per DeSantis, che è l’attuale governatore della Florida. Nikki Haley, ex ambasciatrice all’Onu, è terza con il 6 per cento mentre l’ex governatore del New Jersey Chris Christie ha raccolto appena il 2 per cento dei consensi.

Usa 2024, Trump avanti di 39 punti su DeSantis in Florida in vista delle primaerie del partito repubblicano.
Ron DeSantis (Getty Images).

DeSantis alla Cnn: «Non si può sconfiggere il tempo che passa, nemmeno Trump può farlo»

Il 19 novembre DeSantis, nel corso di un intervento sulla Cnn, ha affermato che la presidenza «non è un lavoro per qualcuno che si avvicina agli 80 anni», chiaro riferimento innanzitutto al 77enne Trump, dato ampiamente per favorito nelle primarie dell’Elefantino, e poi all’attuale inquilino della Casa Bianca Joe Biden, che proprio il 20 novembre ha compiuto 81 anni. «Non si può sconfiggere il tempo che passa, nemmeno Trump può farlo», ha detto al giornalista Jake Tapper durante il programma State of the Union. Il governatore della Florida ha affermato di essere «nel fiore degli anni», sottolineando che il tycoon, se dovesse entrare in carica nel 2025, comincerebbe il suo secondo mandato a un’età più avanzata rispetto a quella di “Sleepy Joe” all’inizio del suo.

Poste Italiane, il Black Friday si tinge di giallo per 200 mila famiglie

Il tradizionale Black Friday di fine novembre diventa Yellow Friday in Poste Italiane, con sconti riservati alle 200 mila famiglie di dipendenti e pensionati del gruppo. Si parte con le promozioni sui prodotti di Poste come il Conto BancoPosta, l’offerta luce e gas di Poste Energia, la connessione Internet PosteCasa Ultraveloce e le spedizioni Poste Delivery Web e Firma Digitale Remota. Sconti che si aggiungono alle oltre 500 offerte di prodotti e servizi di aziende partner nei settori del benessere, la cura della casa, i viaggi, lo sport, la gastronomia e tanto altro ancora.

Le iniziative di Yellow Friday a sostegno di famiglie, salute e prevenzione

L’iniziativa, attiva dal 20 al 30 novembre – si inserisce nell’ambito del più ampio piano di welfare aziendale di Poste Italiane che comprende Poste Mondo Welfare, grazie al quale i dipendenti possono convertire in beni e servizi il Premio di Risultato godendo dei vantaggi fiscali offerti dalla normativa. Di fronte alla crisi demografica, Poste Italiane mette in campo anche diverse iniziative per sostenere i dipendenti che diventano genitori come Fiocco giallo, che prevede l’invio di un cofanetto con tutto l’occorrente per i bebè – dal biberon ai prodotti per la cura e l’igiene personale fino ai capi d’abbigliamento per i primi mesi.

Poste Italiane, il Black Friday si tinge di giallo per 200 mila famiglie
Dipendente di Poste Italiane (Poste Italiane).

A queste si affiancano le iniziative dedicate alla salute e alla prevenzione, a partire dalla realizzazione, presso la sede centrale di Roma, del Poste Centro Medico, un polo di eccellenza dedicato alla cura dei dipendenti di Poste Italiane, dei loro familiari e dei pensionati. A novembre, infine, busta paga più corposa per i dipendenti dell’azienda, che riceveranno un bonus una tantum di 1.000 euro per contrastare il caro vita.

Gina Lollobrigida, Skofic: «Non posso badare ai cani di mia madre»

Il figlio di Gina Lollobrigida, Milko Skofic, ha lanciato l’appello per i cani della madre. Durante il programma Colpo di coda, in onda su Radio2, ha dichiarato: «Vivo all’estero, non posso seguire i cinque pastori tedeschi che erano di mia madre come meriterebbero. Servono adozioni consapevoli». L’uomo è stato intervistato da  Alessandra Zavoli e Pino Strabioli, insieme all’attrice Rosanna Banfi. L’intervista a Skofic è arrivata pochi giorni dopo la chiusura del processo all’ex factotum dell’attrice, Andrea Piazzolla. L’ex assistente di Gina Lollobrigida è stato condannato a tre anni per circonvenzione d’incapace.

LEGGI ANCHEGina Lollobrigida, la ricostruzione del processo Piazzolla per circonvenzione

Skofic: «Servono adozioni consapevoli»

Il figlio di Gina Lollobrigida ha raccontato: «L’amore di mamma e papà per i cani è stato qualcosa di speciale. Sono cresciuto circondato da pastori tedeschi che sorvegliavano la mia carrozzina. Era come avere tanti baby sitter a quattro zampe: bellissimo». Poi l’appello: «Sono due femmine e tre maschi. Io vivo all’estero e non potrò seguirli come meritano. Vorrei una mano dai rescue specializzati nella razza perché insieme possiamo valutare adozioni consapevoli».

Gina Lollobrigida, Skofic «Non posso badare ai cani di mia madre»
Milko Skofic (Imagoeconomica).

Banfi: «Adottare fa bene al cuore»

Nel tentativo di aiutare, Rosanna Banfi ha parlato del proprio amore per gli animali e dell’importanza dell’adozione: «La nostra casa è sempre stata aperta a cani e gatti sfortunati. Mamma era pazza d’amore per loro e anche papà Lino. La sua preoccupazione era: hanno mangiato i cani? Le ultime arrivate sono una coppia di cucciole abbandonate in una discarica. Lo ripeterò sempre: adottare fa bene al cuore».