Fedez torna in Siae e ne promuove la mission con “Siae racconta”

In una Instagram stories pubblicata lunedì 20 novembre, Fedez ha annunciato il suo ritorno in Siae e, anzi, si impegnerà a promuoverne la mission di tutela di autori e compositori. Lo farà con Siae racconta, un format in collaborazione con la società di collecting in cui promuoverà una serie di interviste ad autori, a partire da Mogol e Dargen D’Amico, e a dirigenti di Saie e delle etichette discografiche.

Fedez: «Rifarei la scelta di andarmene dalla Siae»

«Inaugureremo questo nuovo format chiamato Siae racconta in cui intervisterò grandi autori della musica italiana, persone che lavorano in Siae, per capire come la società sia migliorata rispetto al passato e che cosa fa per tutelare gli autori e i compositori», ha spiegato Fedez sui social. «Per anni sono stato in contrapposizione a Siae, sono stato il primo artista in Italia ad andarsene dalla Siae e a rompere quello che veniva chiamato “monopolio”. Ero fermamente convinto di quella scelta allora, ed è una scelta che rifarei perché credo che aprire al libero mercato avrebbe potuto portare rinnovamenti per tutti. A oggi Siae è una società che tutela e fa collecting con gli strumenti che abbiamo a disposizione nel 2023».

Gli ospiti delle quattro puntate di Siae racconta

Il progetto partirà martedì 21 novembre e si articolerà in quattro puntate. Nella prima Fedez incontrerà Dargen D’Amico, cantautore, autore e produttore che racconterà quali sono i suoi segreti del mestiere. Il 28 novembre sarà la volta di Mogol, l’autore che ha fatto la storia della musica italiana, oggi anche presidente onorario di Siae. Si parlerà dell’importanza di essere credibile, di collaborazioni straordinarie, e di una canzone considerata dai letterati la più bella: Vento nel vento di Battisti-Mogol. Il 5 dicembre Fedez incontrerà Matteo Fedeli, il direttore generale più giovane della storia di Siae, e nell’ultimo episodio, del 12 dicembre, sarà ospite Klaus Bonoldi, head of A&R di Universal Music. Si tratta di colui che da anni scova e gestisce gli autori della Universal, che parlerà di come si fa a capire se un brano è una hit e come si evolve l’industria musicale.

Filippo Turetta, l’ipotesi di reato è di omicidio volontario aggravato

Omicidio volontario aggravato dal legame del vincolo affettivo e sequestro di persona sono al momento le accuse formulate dalla procura di Venezia contro Filippo Turetta, indagato per l’uccisione dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. Lo ha dichiarato il magistrato Bruno Cherchi in un’intervista rilasciata a Fanpage.it. Turetta ha accettato l’estradizione in Italia, con le procedure che dovrebbero svolgersi in tempi rapidi, sembra entro un massimo di 15 giorni.

Si tratta di un’imputazione provvisoria

Il magistrato della procura di Venezia ha spiegato che «si tratta comunque di un’imputazione provvisoria perché «dobbiamo fare tutti gli accertamenti tecnici sui luoghi, sui reperti, sulla macchina, e sentire la sua versione dei fatti. Solo a quel punto si potrà parlare di un’imputazione più completa». Sulla possibilità di considerare l’aggravante della premeditazione ha aggiunto: «Non è il momento di precisare in questi termini la contestazione». Rispondendo alla domanda sull’eventualità dell’ergastolo per Filippo Turetta, il pm ha detto che «la pena dipenderà dalla qualificazione del reato».  Il procuratore ha aggiunto che «non ci sono altri dettagli e da questo momento in poi questi resteranno chiusi all’interno delle indagini che devono essere fatte nei tempi, nei luoghi e nei modi previsti dal codice e non di fronte alla pubblica opinione».

Giocattoli per anziani, le versioni per combattere isolamento e demenza

Allenare la mente e combattere la solitudine. Negli Usa è boom di giocattoli per anziani, novità oppure versioni aggiornate di quelli già diffusi per bambini. Nonostante un calo nelle vendite dell’8 per cento, l’industria del settore ha registrato importanti valori negli acquisti dei nonni non soltanto per i nipoti, ma anche per sé stessi. Il 5 per cento dei prodotti è finito nelle mani degli adulti, in crescita rispetto al 2022. Per questo, le grandi aziende come Hasbro e Relish, hanno lanciato nuovi giocattoli pensati per chi ha più di 65 anni, molti dei quali acquistabili anche in Italia. Numerosi anche gli sconti durante la settimana del Black Friday.

Alleviando la solitudine e stimolando la memoria, alcuni giocattoli aiutano gli anziani a combattere l'età. I migliori prodotti.
La collezione Joy for All per anziani (Ageless Innovation, Instagram).

Da Scarabeo a Life, Hasbro reinventa i giocattoli con versioni per gli anziani

Fra le più attive nel settore dei giocattoli c’è Hasbro, che ha annunciato una partnership con Ageless Innovation, una global company che punta sul potere del gioco per invecchiare positivamente. Dalla loro collaborazione sono arrivate nuove versioni di tre classici giochi da tavolo, ossia Scarabeo, Trivial Pursuit e The Game of Life. Con l’intento di favorire l’utilizzo per gli Over 65, sono disponibili da giugno 2023 anche prodotti con pezzi da gioco più grandi e facili da afferrare, dimensioni dei caratteri maggiori nonché vari riferimenti che si rivolgono a tutte le età. Per esempio, come ricorda Associated Press, in base all’età del giocatore le risposte di Trivial Pursuit possono indicare la danza zumba o l’allenatore Jack LaLanne, il guru del fitness statunitense scomparso nel 2015.

I prodotti di Hasbro hanno così arricchito la collezione Joy for All di Ageless Innovation che comprende una serie di giochi di carte simili a Memory. Richiede infatti di trovare il collegamento fra due oggetti relativi a differenti epoche del passato e del presente, tra cui per esempio un telefono fisso e uno smartphone. Sugli scudi anche gli animali robot, disponibili anche per l’Italia sul sito ufficiale e su Amazon. Si possono comprare un gatto o un cane, che replicanno fedelmente movimenti e comportamento di un esemplare reale, regalando un po’ di compagnia e affetto al proprietario. Il felino robotico, per esempio, miagola, fa le fusa e risponde alle coccole dell’utente avvicinandosi alle mani o alle gambe. Il prezzo per l’acquisto online è di 160 euro. Ne bastano invece 61 per un uccellino animatronic che cinguetta e rompe il silenzio in casa.

Giochi di carte, scacchi e cruciverba: come stimolare la mente divertendosi

Su Amazon è disponibile un vasto assortimento di giocattoli e giochi da tavolo adatti anche agli anziani. Un esempio è l’All About Us di Relish. Si tratta di una versione progettata per chi soffre di demenza, che però può riunire tutta la famiglia. Per partecipare è sufficiente lanciare un paio di dadi e scegliere una carta, che indica un decennio della storia recente. Tramite alcuni spunti, bisogna porre una domanda agli avversari e chiedere loro di raccontare un ricordo della loro esperienza. In Rete è possibile acquistare anche gli scacchi per allenare la memoria di Eachhaha in legno, disponibili in più versioni. Seppur pensati per i bambini, sono utilissimi anche per gli anziani aiutandoli a rallentare l’invecchiamento e a mantenere alta la coordinazione occhio-mano, divertendosi assieme ai nipoti. Online ci sono poi anche diversi cruciverba e puzzle di forme e contenuto differente.

I Paesi Bassi prevedono 750 milioni per ospitare i migranti sulle navi

L’Agenzia centrale per l’accoglienza dei richiedenti asilo olandese (Coa) prevede di destinare 750 milioni di euro al ricovero dei migranti sulle navi nei prossimi anni. Nonostante la legge sulla distribuzione dei richiedenti asilo sia attualmente all’esame del Senato, la Coa ritiene che questa soluzione, costosa e temporanea, sia nel frattempo l’unico modo per garantire che nessuno debba dormire per strada.

I Paesi Bassi prevedono 750 milioni per ospitare i migranti sulle navi. Lo ha comunicato Agenzia centrale per l'accoglienza dei richiedenti asilo.
Una nave da crociera usata per ospitare migranti nei Paesi Bassi (Getty Images).

La Coa deve far fronte a una carenza permanente di posti letto

La legge di distribuzione, riporta il NL Times, obbligherà i vari municipi a creare rifugi per i richiedenti asilo.
Ma anche se venisse introdotta subito, la Coa prevede che per il momento i Paesi Bassi «debbano ancora fare affidamento su questi tipi di luoghi di emergenza». Questo perché molti Comuni sono riluttanti ad accogliere i richiedenti asilo e la Coa, in ogni caso, deve far fronte a una carenza permanente di posti letto.

I Paesi Bassi prevedono 750 milioni per ospitare i migranti sulle navi. Lo ha comunicato Agenzia centrale per l'accoglienza dei richiedenti asilo.
Cartelli in inglese e arabo su una delle navi usate dalla Coa (Getty Images).

Decine di navi hanno già ospitato migliaia di richiedenti asilo e rifugiati

I vantaggi delle navi supererebbero gli svantaggi, spiega la Coa. «Innanzitutto, questa non è la nostra scelta ideale, preferiamo investire in sedi permanenti su terra: l’acquisto di un terreno e la costruzione o la ristrutturazione di un edificio sono sempre più convenienti nel lungo periodo rispetto a questa soluzione temporanea e continuerò a trasmettere questo messaggio ai Comuni», ha dichiarato il presidente Milo Schoenmaker. Ma nel frattempo, appunto, le persone in fuga verso i Paesi Bassi hanno ancora bisogno di un posto caldo dove dormire. «Affittando le navi è possibile creare rapidamente spazi di accoglienza. Queste navi sono attrezzate per un soggiorno più lungo e possono essere ormeggiate con relativa facilità. Ci hanno davvero aiutato». Negli ultimi due anni, decine di navi nei Paesi Bassi hanno ospitato migliaia di richiedenti asilo e rifugiati.

Usa, uomo condannato a 700 anni di carcere per molestie sessuali su bambini

Negli Stati Uniti un uomo è stato condannato a oltre 700 anni di carcere per aver molestato sessualmente alcuni bambini tra i due e i 12 anni. A raccontare la storia è il Guardian. Il 34enne Matthew Antonio Zakrzewski ha abusato delle vittime mentre lavorava. L’uomo era un babysitter uomo, che si faceva chiamare «manny», la fusione delle due parole man e nanny, cioè uomobambinaia.

L’arresto nel 2019 

Zakrzewski è stato ingaggiato da diverse famiglie in California ed è stato poi arrestato nel 2019. Decisiva la denuncia di una coppia di genitori di Laguna Beach, cittadina a poco più di un’ora a sud di Los Angeles, che lo hanno accusato di aveva toccato in modo inappropriato il figlio. Successivamente sono state identificate le altre vittime. La condanna è arrivata in risposta a 34 capi d’accusa, tra cui aggressione sessuale. Dopo la lettura della sentenza, l’uomo non ha mostrato segni di pentimento e non si è scusato con i genitori delle vittime. Il condannato ha dichiarato: «Vado fiero di aver portato il sorriso ai vostri figli e i bei tempi passati assieme sono stati al 100% sinceri».

Giulia Cecchettin, la leghista Matone: «I maschi disturbati non hanno mai mamme normali»

Oltre al consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi, un altro esponente della Lega è stato travolto dalle polemiche dopo alcune frasi sul caso del femminicidio di Giulia Cecchettin. Si tratta della deputata Simonetta Matone, ex magistrata e ora parlamentare del Carroccio, invitata a partecipare alla trasmissione Domenica In. Ed è stato lì che nel pomeriggio del 19 novembre ha pronunciato parole che ora hanno vengono rilanciate sui social. Matone ha infatti dichiarato: «Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali».

Matone: «I maltrattamenti sono una catena di Sant’Antonio»

La deputata, parlando con la conduttrice Mara Venier, ha spiegato il proprio punto di vista: «In tutti i casi di maltrattamenti gravissimi di cui mi sono occupata nella mia purtroppo lunghissima attività professionale il soggetto era il classico maschio italico, così lo definisco nella peggiore accezione, frutto e figlio di una madre italica. Cosa voglio dire. Che sono archetipi che si perpetrano attraverso l’educazione, l’esempio, il perdonargliele tutte, il pensare che quella ossessione sia amore. Io non voglio crocifiggere questa povera donna che sarà distrutta, però il problema è quello. Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali. Non le avevano. Vuol dire prendere le botte dal padre e non reagire, far vivere il figlio in un clima di terrore e violenza e fargli credere che tutto questo è normale, non ribellarsi mai, subire ricatti di tutti i generi e imporre questo modello familiare al proprio figlio che lo perpetrerà. Perché i maltrattamenti sono una catena di Sant’Antonio. Non è questo il caso, però anche qui nessuno ha intercettato i segnali».

Bonelli contro Matone e la Rai: 

La leghista è stata criticata da molti utenti sui social e anche da colleghi in ambito politico. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Avs, ha commentato su Facebook: «Occuparsi di femminicidio non è di destra e né di sinistra dice Mara Venier oggi a Domenica In ma a parlarne invitano 2 deputate di dx: Dalla Chiesa e Matone. La Matone, Lega, dice che i colpevoli di femminicidio avevano sempre modelli materni diseducativi e non avevano mamme normali ! Donne che avevano mariti che le picchiavano e non si ribellavano, per esempio. Quindi il modello diseducativo, per i figli assassini era la madre che subiva, non l’uomo che picchiava. Questa è la Rai del pluralismo e del contratto di servizio contro la violenza di genere?». Tra gli altri, ha commentato anche la giornalista Selvaggia Lucarelli: «Colpa nostra. Delle madri. Il padre picchiatore invece un modello».

 

 

Ungheria: i cartelloni elettorali di Orban contro Von der Leyen, accostata alla famiglia Soros

Il 20 novembre il partito di governo ungherese Fidesz, guidato da Viktor Orban, ha svelato cartelloni elettorali che denigrano la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, accostandola alla famiglia Soros, proprio come era toccato in passato al suo predecessore Jean-Claude Juncker.

George Soros è da sempre bersaglio di Orban, in quanto simbolo dell’élite

I cartelloni elettorali, allestiti nella notte tra il 19 e il 20 novembre per lanciare la campagna di Fidesz in vista delle elezioni parlamentari europee di giugno 2024, raffigurano Von der Leyen accanto ad Alex Soros, figlio del finanziere di origine ungherese George Soros, frequente bersaglio di Orban, in quanto simbolo dell’élite e dunque “nemico pubblico” della sua Ungheria. Sotto lo slogan: «Non balliamo la loro musica».

I cartelloni elettorali di Viktor Orban contro Ursula von der Leyen, accostata alla famiglia Soros come il predecessore Jean-Claude Juncker.
Viktor Orban e Ursula von der Leyen (Getty Images).

I cartelloni del 2019 contro Juncker e la tirata d’orecchie di Bruxelles

Si tratta di un cartellone molto simile, diverso per protagonisti ma identico nei concetti, con cui Fidesz aveva tappezzato l’Ungheria nel 2019, sempre in vista delle elezioni europee. Al posto di Von der Leyen, all’epoca ministra delle Difesa della Germania, c’era Juncker. E in quello di Alex Soros c’era il padre, imprenditore, filantropo e banchiere. In quell’occasione arrivò la tirata d’orecchie da parte di Bruxelles e Fidesz, di fronte alla minaccia di espulsione dal Partito popolare europeo, chinò il capo ritirandoli dalle strade dell’Ungheria: la formazione politica di Orban è poi uscita dal PPE nel 2021. Mentre George Soros, ultranovantenne, nel frattempo ha passato il testimone del suo impero da 25 miliardi al figlio Alexander.

Giulia Cecchettin, flash mob degli studenti di Padova: «Perché sia davvero l’ultima»

Dopo le manifestazioni di domenica a Treviso e Vigonovo, diverse centinaia di studenti si sono radunati nella mattinata di lunedì 20 novembre nel cortile del corso di laurea in Ingegneria a Padova frequentato da Giulia Cecchettin, per un flash mob rumoroso contro i femminicidi in Italia.

Gli studenti: «Deve arrivare l’impegno dello Stato e della scuola»

Alla manifestazione è stato presente anche il direttore di dipartimento, Gaudenzio Meneghesso, mentre nelle aule l’inizio delle lezioni è stato introdotto da un minuto di silenzio. Presenta anche Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti, secondo cui «dobbiamo riconoscere la matrice di questa morte. Quello di Giulia Cecchettin è un femminicidio, serve avere il coraggio di riconoscere che il sistema in cui siamo è intriso di una profonda e radicata cultura dello stupro. Soprattutto però, deve arrivare l’impegno delle Istituzioni, dello Stato, della scuola e delle università». Sempre a Padova, la Rete degli Studenti ha organizzato l’esposizione di striscioni nelle scuole superiori della città, tra cui il liceo Tito Livio frequentato da Cecchettin: «Che questa scuola possa cambiare, perché sia davvero l’ultima», recitano. In serata, alle 19.30, il collettivo Non una di meno Trento ha organizzato, come accadrà in contemporanea con altre città d’Italia, una manifestazione in memoria della giovane e per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere.

La temperatura media globale ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali

La temperatura media globale sta crescendo a ritmi sostenuti. Venerdì 17 novembre, per la prima volta, ha superato di 2 gradi i livelli preindustriali, risalenti al periodo fra il 1850 e l’inizio del XX secolo. Ad affermarlo è il nuovo rapporto del Copernicus Climate Change Service con sede in Europa, condiviso sulla piattaforma X dalla vicedirettrice Samantha Burgess. «Non significa aver violato l’Accordo di Parigi», ha poi aggiunto la dottoressa alla Cnn. «Evidenzia però che ci stiamo avvicinando ai limiti massimi con frequenza costante». L’allarme arriva a due settimane dall’inizio della Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre. Urge un intervento immediato al fine di evitare ripercussioni forti e irreversibili sulla Terra. Occorre sottolineare però come i dati siano ancora preliminari e necessitino di altre conferme con studi e misurazioni previsti per il prossimo futuro.

LEGGI ANCHE: Clima Copernicus: «È stato l’ottobre più caldo di sempre»

Temperatura globale, l’Accordo di Parigi è ancora possibile

Nel suo post su X, Burgess ha confermato che la temperatura registrata venerdì 17 novembre è la più alta della storia. Un’analisi che conferma il precedente report di Copernicus che, a inizio novembre, aveva già identificato il 2023 come l’anno più caldo di sempre. «I valori sono stati, in media, 1,17 gradi superiori al periodo fra il 1990 e il 2020», ha sottolineato la vicepresidente Burgess. «Rispetto all’era preindustriale, prima che l’uomo iniziasse a bruciare combustibili fossili e alterare il clima naturale, parliamo di 2,06 gradi in più». Gli esperti hanno sottolineato come si tratti di un superamento temporaneo e non implica che si assisterà a un riscaldamento permanente dell’atmosfera. È tuttavia un indizio allarmante che conferma gli effetti della crisi climatica in corso sul pianeta.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Una ragazza in Brasile cerca ristoro dal caldo torrido (Getty Images).

Il superamento di 2 gradi della temperatura rispetto all’epoca preindustriale mette dunque a repentaglio il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima stipulato nel 2015. Allora, le superpotenze del mondo si imposero di limitare le emissioni di gas serra al fine di contenere il surriscaldamento globale sotto 1,5 gradi rispetto al periodo 1850-1900. «I nuovi dati non indicano una violazione», ha spiegato Burgess alla Cnn. «Tuttavia evidenziano un peggioramento. Possiamo infatti aspettarci una frequenza crescente di giorni con una simile temperatura media globale nei prossimi anni». Un timore condiviso anche dall’Organizzazione climatica mondiale, secondo cui il pianeta potrebbe superare costantemente la soglia massima già entro il 2027 per via di una combinazione fra il fenomeno del Niño e l’inquinamento. «C’è ancora tempo per intervenire, ma bisogna farlo al più presto».

Incendi e inondazioni, gli effetti del surriscaldamento nel 2023

L’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali sta causando una lunga serie di eventi meteorologici estremi. Gli incendi alle Hawaii e le tempeste sul Mediterraneo, senza dimenticare le inondazioni in Nord America, sono però solo la punta dell’iceberg. In aumento le possibilità di un collasso delle calotte polari, con relativo innalzamento dei livelli del mare ed estinzione di massa di tutte le barriere coralline. Difficile, in tal caso, anche l’adattamento per umani ed ecosistemi. «Il superamento dei 2 gradi era prevedibile», ha detto Richard Allan dell’Università di Reading. «Dobbiamo limitare i gas serra». Stando all’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, però, l’attuale impegno non è sufficiente. Per sperare di contenere il surriscaldamento globale, tutti gli Stati dovrebbero dimezzare le emissioni entro il 2030. Al ritmo attuale, però, anche se tutti rispettassero i propri impegni, l’inquinamento sarà il 9 per cento superiore al 2010.

Il 17 novembre la temperatura media globale ha superato di 2 gradi i valori preindustriali. Dati e previsioni del rapporto di Copernicus.
Un termometro segna 40 gradi a Roma a giugno (Getty Images).

Katherine Alvarez, la madre di Kata, è stata denunciata per lesioni aggravate

Katherine Alvarez, la madre di Kata, la bimba scomparsa il 10 giugno 2023 dall’ex hotel Astor, è stata denunciata dalla polizia per lesioni aggravate. Avrebbe accoltellato al volto una connazionale durante una lite, nella notte tra domenica 19 e lunedì 20 novembre, nei bagni della discoteca Tenax di Firenze.

La vittima ha riportato cinque ferite al volto

La vittima ha riportato cinque ferite al volto, tra la guancia e la sommità della testa, suturate con 18 punti, e ha ricevuto una prognosi di 20 giorni. Sono in corso ulteriori indagini per risalire alle cause della lite, forse scoppiata per rancori pregressi. Non è stata rinvenuta neanche l’arma utilizzata e gli investigatori non escluderebbero che si tratti di un coltello per la compatibilità del tipo di ferite. La vittima ha raccontato agli agenti di essere stata aggredita dalla mamma di Kata, che l’ha colpita con un corpo contundente, mentre Katherine Alvarez ha spiegato di aver agito per legittima difesa. Pochi giorni prima era finito nuovamente nei guai il padre della bambina, Miguel Angel Chicllo Romero.

Russia, la cantante ucraina Jamala nell’elenco dei ricercati: ha vinto l’Eurovision nel 2016

La cantante ucraina Jamala, vincitrice dell’Eurovision nel 2016 con una canzone che denunciava la deportazione dei tatari della Crimea sotto Stalin, è stata messa nella lista dei ricercati dal ministero dell’Interno russo per crimini non specificati. Il nome di Jamala, al secolo Susana Jamaladinova, compare nella nel database dei ricercati del ministero. L’agenzia Tass, che ha dato la notizia, ha aggiunto che non viene precisato di quali reati sia accusata.

L’ipotesi di «diffusione di false notizie sulle forze armate»

Fonti di polizia sentite dall’agenzia hanno ipotizzato che la cantante possa essere stata incriminata per la «diffusione di false notizie sulle forze armate». Un’accusa prevista in base a una riforma del Codice penale introdotta nel 2022 e mossa contro molti attivisti, giornalisti e oppositori in Russia che si sono schierati contro l’operazione militare in Ucraina. Jamala è nata in Crimea ed è di ascendenza tatara. Sette anni fa trionfò all’Eurovision con 1944, una canzone decisamente anti-russa. Una posizione che ha sempre mantenuto fin dall’annessione della Crimea alla Russia nel 2014 e ribadita con forza dopo l’inizio dell’intervento di Mosca in Ucraina, nel febbraio del 2022.

Sette anni fa la performer ha trionfato con una canzone, 1944, in cui ha denunciava la deportazione dei tartari dalla Crimea voluta da Stalin. Non sono state specificate le accuse.
L’esibizione di Jamala durante l’Eurovision 2023 (Getty Images).

Jamala sostenitrice del movimento Lgbt

Nell’aprile dello stesso anno Jamilova fu inserita nella lista degli artisti ucraini a cui è proibito l’ingresso in Russia per 50 anni. La cantante, sottolinea la Tass, è anche una sostenitrice del movimento Lgbt e del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Ucraina. Proprio questa potrebbe essere una discriminante. Pochi giorni fa, infatti, il ministero della Giustizia russo ha chiesto alla Corte Suprema di mettere fuori legge il movimento internazionale per i diritti Lgbt. E questo in quanto le sue attività «incitano alla discordia sociale e religiosa» in violazione delle leggi anti-estremismo del Paese. L’omosessualità è stata un reato in Russia fino al 1993 ed è stata poi considerata una malattia mentale fino al 1999.

L’ex maestro Piatti su Jannik Sinner: «Bravo a non aver ascoltato le critiche»

«La finale di Torino è sicuramente solo la prima di una lunga serie che vincerà e auguro a Jannik Sinner un grande in bocca al lupo per questo presente e per il futuro. Bravo per non aver ascoltato le inutili critiche ricevute durante la sua ultima mancata partecipazione alla Coppa Davis, circa il suo non attaccamento ‘alla maglia’ e sul suo sentirsi o meno italiano. E come ho sempre detto e sempre dirò: forza e divertiti». Così il maestro di tennis Riccardo Piatti, titolare dell’omonima accademia di Bordighera che ha introdotto Sinner nel circuito dei professionisti, commenta la finale del leader del tennis azzurro, sconfitto da Djokovic alle Atp Finals 2023.

Piatti: «Le vittorie di Sinner prova del suo attaccamento all’Italia»

«Critiche sterili che sono arrivate da persone non competenti e che non sanno cosa significa fare la prestazione di alto livello», ha aggiunto Piatti. E rivolgendosi direttamente a Sinner: «Jannik, una settimana così alle Finals, i futuri Slams che vincerai e il ranking mondiale sono il miglior modo per dimostrare il tuo attaccamento all’Italia e di fare sentire tutti gli italiani orgogliosi di avere uno come te tra i migliori atleti al mondo». Sinner è rimasto a Bordighera fino al febbraio del 2022, dove ha vissuto con il maestro Luka Cvetkovic che, con la supervisione di Piatti, ha fatto di un giovane sportivo uno dei più grandi campioni. A lanciare il nome di Sinner contribuì anche il “duetto” in campo con Fiorello, nel febbraio del 2020, a margine del Festival di Sanremo, quando lo showman e il tennista hanno scambiato qualche “rovescio” sui campi del Piatti Center.

L'ex maestro Piatti su Jannik Sinner: «Bravo a non aver ascoltato le critiche»
Riccardo Piatti, Fiorello e Jannik Sinner (da Facebook).

Addio a Marisa Jossa, Miss Italia 1959: era la madre di Roberta Capua

All’età di 85 anni, è morta Marisa Jossa, Miss Italia 1959 e madre di Roberta Capua, a sua volta vincitrice del concorso di bellezza 27 anni dopo, nel 1986. Ad annunciare la scomparsa della donna è stata proprio la conduttrice tv, che ha pubblicato una foto con una semplice scritta: «Ciao mamma».

Chi era Marisa Jossa

Jossa è stata la prima miss della gestione di Enzo Mirigliani, che ha debuttato come patron dell’evento proprio nel 1959. In quell’anno, la donna aveva appena 21 anni e ha vinto davanti alle altre 33 ragazze partecipanti, durante la finale che si è svolta a Ischia. 27 anni dopo, sarà lei ad accompagnare la figlia Roberta Capua, diventata anch’essa Miss Italia. Si tratta di un caso unico e mai più ripetutosi nella storia della manifestazione. Nove anni fa Marisa Jossa è stata investita da uno scooter all’uscita di un mercatino nel quartiere napoletano del Vomero, a Napoli, città in cui ha vissuto ed è morta nelle scorse ore.

Mirigliani: «Vinse la più alta»

Gli organizzatori di Miss Italia hanno ricordato in un comunicato la finalissima, con le parole dello stesso Mirigliani. Il patron Mirigliani, ricordando la vittoria di Marisa Jossa, ha raccontato: «Vinse la più alta, che si era imposta nelle selezioni di Selva di Val Gardena, dove da dieci anni andava in vacanza con la famiglia. Marisa era accompagnata dalla mamma, Anna Vasdeki, di origine greca». Sui giornali dell’epoca, come ricorda Adnkronos, la vittoria della 21enne è stata descritta così: «Ha vinto una di quelle bellezze che non fanno voltare la gente per strada non si trucca gli occhi, né si tinge le sopracciglia e le unghie».

La Norvegia vuole gli infermieri italiani e offre contratti da 3.500 euro più bonus e voli

Nursing Up, il sindaco nazionale degli infermieri, ha lanciato un allarme: migliaia di giovani vengono reclutati dalla Norvegia con proposte allettanti, tanto in termini di ingaggio quanto di vivibilità. Secondo quanto spiegato dalla sigla sindacale, il Paese nordeuropeo ha lanciato decine di offerte verso l’Italia, attraverso un’agenzia di recruitment spagnola. Si parla di stipendi da 3.500 euro netti, premi esclusi. E in molti casi a professionisti e neo laureati vengono garantiti anche affitto e bollette, oltre ai voli pagati e contratti a tempo indeterminato. La Norvegia starebbe puntando anche agli studenti dell’ultimo anno.

Il sindacato: «Proposte difficili da rifiutare»

Il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, ha spiegato: «Possiamo constatare, senza esagerazione alcuna, che negli ultimi tempi le proposte di lavoro dall’estero si stanno addirittura evolvendo, e per gli ambitissimi professionisti italiani si sono fatte decisamente “più aggressive” e soprattutto davvero difficili da rifiutare per un nostro giovane laureato in infermieristica. Siamo di fronte  ad una vera e propria caccia aperta agli infermieri di casa nostra che va avanti da alcuni anni, con una pericolosa emorragia di professionisti che le nostre istituzioni non riescono in alcun modo ad arginare attraverso piani alternativi di valorizzazione».

La Norvegia vuole gli infermieri italiani e offre contratti da 3.500 euro più bonus e voli
Due infermiere preparano alcune siringhe in ospedali (Getty Images).

De Palma: «Andati via 7mila infermieri»

Le offerte norvegesi, per De Palma, sono allettanti. Viene offerto uno stipendio dai 2.700 ai 3.500 euro al mese anche se il costo della vita, in città come Oslo o Bergen, spiega Repubblica, risulta elevato. A tentare i professionisti italiani sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato, i bonus, i premi e le ore di lavoro, 37,5 a settimana di media. Il presidente del Nursing Up ha concluso: «Negli ultimi tre anni, ben 7mila infermieri italiani hanno lasciato il nostro Paese». Un messaggio forte che arriva a pochi giorni dalla protesta del prossimo 5 dicembre, quando i professionisti «stanchi e logorati come non mai, incroceranno le braccia in uno sciopero insieme ad alcuni sindacati dei medici».

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d’Italia

La carne coltivata può piacere o meno, ma di sicuro bisognerebbe coltivare meglio i modi. Lo scontro di piazza tra il focoso presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e i deputati di +Europa, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, segnala che la situazione è un po’ sfuggita di mano. Perché se in democrazia e nelle istituzioni la forma è sostanza, non è edificante vedere dei qualificati rappresentanti politici e dei corpi economici intermedi accapigliarsi proprio davanti a Palazzo Chigi come adolescenti di borgata. Ora capiremo che ne sarà della denuncia inoltrata da Della Vedova e Magi al commissariato di Polizia di Montecitorio, ma di certo Prandini, un po’ in imbarazzo nel ricostruire i fatti, ha prima toccato vette di surrealtà situazionista e poi ha corretto il tiro in modo alquanto pasticciato.

 

Siamo infatti partiti con un «non c’è stata alcuna aggressione, solo una piccola spinta nell’allontanarlo», riferito a Della Vedova. E allora, volendo seguire il ragionamento dell’imprenditore agricolo, quale è la soglia di intensità entro la quale una spinta si può definire «piccola»? Poi siamo passati a un accenno di velata autocritica, parlando al Messaggero: «Certo, avrei potuto agire diversamente». Salvo infine negare qualunque contatto fisico con il parlamentare d’area radicale: «Come dimostrano le immagini, al di là di quello che è stato raccontato si è limitato tutto a un confronto verbale acceso. Come abbiamo sempre detto, nessuno ha alzato le mani». In ogni caso, all’ombra della Colonna Antonina, mentre a Montecitorio si approvava il ddl che vieta di produrre la carne cosiddetta “sintetica”, c’erano due manifestazioni contrapposte sul tema, a poche decine di metri l’una dall’altra. E Prandini non ha negato di essere andato lui incontro ai parlamentari di +Europa per uno scambio ravvicinato, giustificando il proprio atteggiamento con la natura dei cartelli «offensivi» sventolati dagli oppositori del partito liberal-centrista.

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Ettore Prandini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’asse tra Coldiretti e Fratelli d’Italia da cui proviene Borriello, capo di gabinetto di Lollobrigida

Dopo l’alterco, la maggioranza ha fatto quadrato attorno a lui e le opposizioni gli hanno del «bullo», del «fascista», dello «squadrista». Magi ha usato il fioretto: «Coltivatore di teppismo». Qualcuno ha osservato che il suo è l’atteggiamento di chi si fa forte in ragione della sponda politica del governo. «Prandini si è sentito legittimato ad aggredire nel momento del suo massimo potere visto che alla fine la Camera ha approvato il ddl», ha chiosato Della Vedova. E in effetti in piazza si è sentito un boato da stadio da parte degli agricoltori di Coldiretti quando si è saputo che la legge era passata. D’altronde la sigla, che dichiara 1,6 milioni di associati, è filogovernativa da sempre, ma adesso appare più influente e ascoltata che mai. Da Fratelli d’Italia in particolare e di rimando dall’esecutivo: la stessa premier Giorgia Meloni è stata il primo capo del governo a visitare il villaggio Coldiretti di Milano. Per non parlare del cognato d’Italia che guida il dicastero dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: in nome della difesa della “sovranità alimentare” il ministero ha pure cambiato nome e l’attuale capo di gabinetto, Raffaele Borriello, viene dalle fila dell’associazione. Prandini e i suoi hanno vinto la battaglia contro la carne coltivata, ma fanno sentire il loro peso anche su altri dossier: dalle quote di migranti regolari per il lavoro agricolo ai biocarburanti, fino alla pesca a strascico, giusto per fare qualche esempio. Tanto che l’altro giorno lo stesso Lollobrigida ha dapprima condannato la “prodezza” del numero uno di Coldiretti, ma poi ha aggiustato un po’ il tiro: «Nessuna violenza, ha difeso gli agricoltori».

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, con Raffaele Borriello (Imagoeconomica).

Figlio di un ex ministro Dc, Prandini è in Coldiretti dal 2006 e ora qualcuno lo dà candidato alle Europee (ma lui smentisce)

E pensare che una volta l’associazione giallo-verde faceva capo alla Democrazia cristiana. Dopotutto Prandini è figlio di cotanto padre: Giovanni, ex ministro scudocrociato della Marina mercantile e soprattutto dei Lavori pubblici, finito nel tritacarne di Tangentopoli e poi prosciolto. Ettore invece ha 51 anni, tre figli, è bresciano di Leno, una laurea in giurisprudenza e fa l’imprenditore agricolo a Lonato del Garda, dove è stato assessore comunale per 10 anni in una Giunta di centrodestra. Lo avevano dato come probabile ministro dell’Agricoltura quando nacque l’esecutivo Meloni. Adesso qualcuno lo dà come possibile candidato alle Europee, ma lui smentisce tutto e dice di voler continuare a guidare l’associazione, magari per un altro mandato. Il suo percorso inizia nel 2006 al comando di Coldiretti Brescia. Sei anni dopo prende le redini della sigla nell’intera Lombardia. E dopo altri sei anni, nel 2018, ecco lo scettro a livello nazionale. Una sua foto in pullover scuro, a braccia conserte, spicca sulla home page dell’azienda vitivinicola Perla del Garda, che produce Vini Garda, Valtenesi e Lugana Dop, avviata nel 2006 con la sorella Giovanna. Ma Prandini è pure presidente dell’Osservatorio Agromafie e guida il Cda dell’Istituto sperimentale italiano Lazzaro Spallanzani.

Chi è Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti e i legami con Fratelli d'Italia
Ettore Prandini e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La battaglia dell’associazione contro la carne sintetica e le presunte lobby

Lui dice di voler tutelare la qualità, la sicurezza alimentare e l’italianità contro l’assalto delle perfide multinazionali. Una visione in cui spesso è sottilissimo il confine tra realtà e complottismo naïf. Ma tant’è: anche sul tema della carne coltivata Coldiretti denuncia le pressioni della piovra internazionale, della lobby globale del profitto, una sorta di grande macchinazione dei “signori della carne”, che quindi, celiando, potremmo definire “demo-pluto-sarco-massonica”. Restando sul centrodestra a trazione agricola viene in mente che «è l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende». E però la citazione del Duce sembra onestamente sproporzionata: dopotutto il fattaccio dell’altro giorno si è verificato sotto il balcone di Palazzo Chigi, mica sul balcone di Palazzo Venezia.

Editoria, Ciancio Sanfilippo vende La Sicilia a Mirri

Editoria siciliana in subbuglio. La notizia è che il 91enne Mario Ciancio Sanfilippo, storico editore de La Sicilia e di un gruppo di televisioni e radio collegate, ha deciso di vendere il quotidiano catanese, uno dei più diffusi dell’isola. A comprare, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, sarà Dario Mirri, dal 2019 presidente del Palermo Calcio e titolare di numerose iniziative imprenditoriali.

Editoria, Ciancio Sanfilippo vende La Sicilia a Mirri
Mario Ciancio Sanfilippo, a sinistra, negli Anni 80 assieme all’Avvocato Agnelli (Imagoeconomica).

Nell’affare anche Perricone, presidente di Magnolia e di Ntv

A fargli da consulente sarà Antonello Perricone, figura ben nota nel mondo dell’editoria, in passato amministratore delegato di Rcs, di Itedi e Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai, nonché presidente della casa di produzione Magnolia e di Ntv, la società proprietaria di Italo treno. Perricone vanta una lunga frequentazione con Mirri, e in passato è stato anche membro del cda del club rosanero.

Editoria, Ciancio Sanfilippo vende La Sicilia a Mirri
Antonello Perricone (Imagoeconomica).

Il nuovo direttore? Si fa già il nome del palermitano Marcello Sorgi

Con La Sicilia verranno anche ceduti gli stabilimenti che fanno capo alla Etis 2000, la più grande tipografia del Sud, le cui rotative oltre al quotidiano catanese stampano le copie dei principali quotidiani nazionali. Intanto già si pensa al nome del futuro direttore del quotidiano. E tra i più gettonati c’è quello di Marcello Sorgi, siciliano doc, ex direttore del Tg1 e de La Stampa, di cui è a tutt’oggi editorialista di punta per la politica.

Editoria, Ciancio Sanfilippo vende La Sicilia a Mirri
Marcello Sorgi (Imagoeconomica).

Ospedale Galliera di Genova, pronto soccorso senza barelle: pazienti per terra

Il consigliere regionale della Liguria Gianni Pastorino, Linea Condivisa e vice presidente della II commissione Salute e Sicurezza sociale, ha denunciato quanto sta accadendo all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Galliera di Genova. Pazienti senza nemmeno una barella sulla quale allungarsi, costretti a stare per terra o su lettini da campo. Le fotografie pubblicate dal consigliere regionale e scattate nella notte tra il 19 e il 20 novembre, ritraggono tre persone stese su barelle appoggiate a terra.

Pastorino denuncia: «Non manca solo il personale»

In una nota firmata, Pastorino ha scritto: «Nonostante lo straordinario impegno degli operatori sanitari (medici, infermieri, Oss e tecnici sfiniti) la situazione del Pronto soccorso dell’ospedale Galliera alle 4.30 della scorsa notte, ma che sta continuando per tutta la mattinata di oggi, è quella che vedete in foto: persone letteralmente per terra, in camera calda su lettini da campo e ambulanze in coda in attesa di recuperare le barelle che sono irrecuperabili. Non manca solo personale, ma anche spazi adeguati dove gli operatori possano agire con sicurezza e le persone sostare con tutte le cure del caso».

L’accusa al centrodestra e la replica

E ancora: «All’assessore alla Sanità Angelo Gratarola dico che questa è la situazione esplicita della sanità pubblica che il centrodestra continua a non considerare. Continuate a parlare delle magnifiche sorti della sanità ligure ma la realtà è questa: persone a terra in uno dei più importanti Pronto soccorso della Liguria con gli operatori che si impegnano allo stremo per far fronte a disagi che chi governa non è soltanto in grado di affrontare, ma neanche di vedere». Non si è fatta attendere la replica dell’assessore Gratarola a Pastorino: «È proprio con la riorganizzazione e il potenziamento del territorio previsti dal Piano Socio Sanitario che si decongestionano gli ospedali e i pronto soccorso».

Il premio Pulitzer Anne Boyer lascia il New York Times per come racconta la guerra a Gaza

Anne Boyer, poetessa, saggista e giornalista, si è dimessa dal suo incarico per il New York Times contestando la narrazione sulla guerra a Gaza. Nella sua lettera di dimissioni, ha spiegato che «la guerra dello Stato israeliano sostenuta dagli Stati Uniti contro il popolo di Gaza non è una guerra per nessuno» e che non scriverà «di poesia in mezzo ai toni “ragionevoli” di coloro che mirano ad acclimatarci a questa irragionevole sofferenza».

Boyer: «Il modo più efficace di protesta per gli artisti è rifiutare»

«Non c’è sicurezza in essa o da essa, né per Israele, né per gli Stati Uniti né per l’Europa, e soprattutto non per i molti ebrei calunniati da coloro che affermano falsamente di combattere in loro nome», si legge nella lettera. L’unico profitto di questa guerra, prosegue Boyer, «è il profitto mortale degli interessi petroliferi e dei produttori di armi. Il mondo, il futuro, i nostri cuori: tutto diventa più piccolo e più difficile da questa guerra. Non è solo una guerra di missili e invasioni di terra. E ancora: «È una guerra in corso contro il popolo palestinese, un popolo che ha resistito per decenni di occupazione, sfollamento forzato, privazione, sorveglianza, assedio, imprigionamento e tortura. Poiché il nostro status quo è l’espressione di sé, a volte il modo più efficace di protesta per gli artisti è rifiutare. Niente più eufemismi macabri. Niente più paesaggi infernali verbalmente sterilizzati. Niente più bugie guerrafondaie. Se questa rassegnazione lascia un vuoto nelle notizie delle dimensioni della poesia, allora questa è la vera forma del presente».

Sam Altman guiderà l’intelligenza artificiale di Microsoft

Sam Altman guiderà il nuovo team di intelligenza artificiale di Microsoft. Il 18 novembre il cofondatore di OpenAI era stato estromesso dalla sua startup. Ad affiancarlo in Microsoft ci sarà anche Greg Brockman, membro del consiglio di amministrazione e cofondatore di OpenAI, che ha lasciato l’azienda la scorsa settimana.

L’ad Microsoft: «Fiduciosi di continuare a innovare tutto ciò che abbiamo annunciato» 

«Rimaniamo impegnati nella nostra partnership con OpenAI e siamo fiduciosi nella nostra roadmap di prodotti, nella nostra capacità di continuare a innovare con tutto ciò che abbiamo annunciato al Microsoft Ignite, e nel continuare a supportare i nostri clienti e partner», ha affermato Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, in un post su Linkedin.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno

Leone d’Oro per meriti letterari al generale Roberto Vannacci. Possibile? Sì, ma «il prestigioso premio a livello mondiale» non c’entra nulla con la Biennale di Venezia, di mezzo c’è il presidente del Leone d’Oro per la Pace che risponde al nome di Mario Baccini, sindaco di Fiumicino e già sottosegretario al ministero degli Affari esteri ex Udc. Vannacci comunque con il suo Il mondo al contrario ha segnato il record di vendite, e di incassi. Sui meriti letterari le opinioni sono discordanti: comunque l’evento si svolgerà venerdì prossimo, 24 novembre, a Roma a Palazzo Giustiniani, nella sala Zuccari.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno
L’invito a Roberto Vannacci per il ritiro del Leone d’Oro.

Pirelli, rissa per partecipare alla festa del celebre calendario

Sono tanti i giornalisti che attendono la fine dell’anno sperando di partecipare alla festa Pirelli per il calendario, ricco di immagini di top model e scenari da favola. E così anche nel 2023 si ripetono scene già viste: quando il direttore di un giornale, di un settimanale o di un mensile, ma ci sono anche i siti internet, declina l’invito mettendo in palio il viaggio premio, quest’anno in programma il 30 novembre a Londra, si scatena l’inferno. C’è chi racconta di grandi firme che arrivano quasi alla rissa per contendersi il prezioso “tour delle gomme”.

Tra il ministro Sangiuliano e Sgarbi, Borgonzoni gode

«Gli altri fanno i ministri, io faccio Sgarbi»: il sottosegretario non smette di polemizzare con Gennaro Sangiuliano, anzi. E pure all’esposizione genovese dedicata ad Artemisia Gentileschi attacca il titolare del dicastero della Cultura: «In questa mostra così importante il ministro non c’è, era distratto», ha dichiarato Sgarbi. Intanto, tra i due litiganti, come recita il detto popolare, il terzo gode. Di chi si tratta? Della sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni. Che nel caos ministeriale ha scelto da alcune settimane di adottare un bassissimo profilo. Tanto il festival di Venezia e la kermesse romana per il cinema sono ormai state messe in archivio.

Vannacci premiato per meriti letterari, rissa per il Calendario Pirelli, Caltagirone fa guerra ai tram: le pillole del giorno
I sottosegretari alla Cultura Vittorio Sgarbi e Lucia Borgonzoni (Imagoeconomica).

Rai, Radio 1 contro Giorgia Meloni

Alla Rai succede di tutto: nella tarda mattinata di venerdì 17 novembre, RaiNews24 ha mandato in onda in diretta da Zagabria la conferenza stampa di Giorgia Meloni. Negli stessi minuti, su Radio 1, Francesco Storace e Vladimir Luxuria nella trasmissione Il rosso e il nero intervistavano Gianni Alemanno che “sparava” contro Meloni, accusandola di ogni male. A viale Mazzini ad alcuni è andato di traverso il caffè. Nero bollente, ovviamente. E lunedì si tiene la conferenza alla Camera dei Deputati di Alemanno, per presentare il suo nuovo movimento politico.

Caltagirone e la guerra contro i tram

A Roma c’è una guerra in corso, quella contro i tram: a guidarla è l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, con Il Messaggero in prima linea contro il progetto comunale di mettere i binari a via Nazionale. Gli schieramenti sono chiari: se il quotidiano di via del Tritone ogni giorno spara contro il tram, facendo parlare commercianti, sacerdoti e personaggi di qualsiasi tipo, dall’altra parte la Repubblica si schiera a favore, con in testa il genero di Giulio Andreotti, Marco Ravaglioli, presidente di Per Roma, che insieme all’assessore alla Mobilità Eugenio Patané promuove seminari e incontri per promuovere «un sistema di trasporto pubblico moderno, efficiente e sostenibile». E il Corriere della Sera da che parte sta? Nella pagina romana delle lettere è apparsa una missiva, senza firma, intitolata Basta coi tram, accusando il mezzo di trasporto di essere ormai inadeguato «in un mondo che oggi corre e si evolve con grande velocità sicuramente superiore a quello di un tram».